Breve storia di Gorée
di Laura Bracci
bandida@libero.it
L’isola di Gorée entra nelle cronache europee a partire dal XV secolo,
quando le navigazioni transoceaniche e le conseguenti “scoperte” di nuove
terre, sembrarono estendere a dismisura i confini degli stati europei
coinvolti nelle esplorazioni.
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L’isola, chiamata Beer in
wolof, venne avvistata
per la prima volta dal portoghese Dinis Diaz nel 1444.
Era un isolotto vulcanico di non più di 900 metri di lunghezza,
distante circa tre chilometri dalla costa e situato nella baia della
penisola di Capo Verde.
Era abitato da una piccola comunità di pescatori
lebù e nella parte alta,
formata da rocce basaltiche, sgorgava una fonte di acqua dolce. Per i
navigatori rivestì da subito una grande importanza, poiché in essa
trovarono un porto naturale adatto alle flotte, al riparo dalle
correnti oceaniche e dalle insidie della terraferma. |
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Africa Occidentale
Cartografia portoghese, dettaglio
© The Regents of the University of California
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I portoghesi non si insediarono sull’isola; si limitarono a costruirvi una
cappella nel 1481 e a ribattezzarla Palma. Essa veniva usata come
approdo per le esplorazioni del continente, sia della costa che
dell’interno, attraverso la navigazione dei vicini fiumi Senegal e Gambia.
Nel 1580 subentrerà il dominio spagnolo.
Troviamo delle testimonianze scritte riguardanti questa isola nelle
relazioni di Alvise Ca’ da Mosto e nelle lettere e nei diari di
Pedro Alvares e di Amerigo Vespucci, che si riferiscono alla
penisola di Capo Verde, dove oggi sorge Dakar, e ad un non meglio
specificato “porto che si dice Beseneghe”
identificato dagli storici con Gorée:
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E partimmo di questo porto di Lisbona tre navi di conserva adí X
di maggio 1501, e pigliammo nostro pareggio diritti all'isola della
Gran Canaria, e passammo senza posare a vista di essa.
E di qui fummo costeggiando la costa d'Africa per la parte
occidentale, nella qual costa facemmo nostra pescaria, d'una sorte
pesci che si chiamano pargos, dove ci tenemmo tre giorni. E di qui
fummo nella costa d'Etiopia a un porto che si dice Beseneghe,
che sta dentro dalla torrida zona, sopra la quale alza el polo del
settentrione 14 gradi e mezo, situato nel primo clima: dove stemmo
11 giorni pigliando acqua e legne.
E perché mia intenzione era di navigare verso ostro per el golfo
Atlantico, partimmo di questo porto di Etiopia e navigammo per
libeccio, pigliando una quarta di mezzodí, tanto che in 67 giorni
arrivammo a una terra che stava dal detto porto 700 leghe verso
libeccio.
Lettera sui due viaggi fatti per il Serenissimo Re di Portogallo
Amerigo Vespucci |
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La sua importanza divenne però cruciale nell’ambito della
tratta degli schiavi,
quando i diversi stati europei, mossi dagli interessi delle compagnie
commerciali, se la disputarono militarmente e la trasformarono allo
stesso tempo in una fortezza e in una sorta di “magazzino” e di punto di
smistamento di schiavi e di merci che alimenteranno il “commercio
triangolare” tra Europa, Africa e Americhe.
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Goeree
Rappresentazione olandese dell'inizio del XVIII
sec.
© l'Université Paris 13 |
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Questo avvenne a partire dal 1588, quando gli olandesi, da poco
resisi indipendenti dal dominio spagnolo sui Paesi Bassi, presero
possesso dell’isola.
Dal 1627 vi si installarono in maniera permanente e costruirono
delle opere di fortificazione, in particolare il “forte d’Orange”
sulla parte alta dell’isola, denominata
Castel, e il “forte
di Nassau”. Inoltre la ribattezzarono con il nome di Goe-Ree
(“buona rada”), da cui l’odierno Gorée.
Circa cinquant’anni dopo, l’isola verrà occupata dai francesi.
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Le fort de Nassau sur l'île de Gorée
estampe, par P. Vander, XVII sec.
© Mairie de Lorient |
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I francesi resteranno padroni di Gorée fino all’indipendenza
del Senegal (che avverrà definitivamente nel 1960, dopo due
anni di Repubblica aderente alla Communauté francese),
eccetto per diversi periodi (in tutto un trentennio) di dominazione
inglese, che riflettono le alterne fortune delle guerre per la
supremazia sui mari e sulle “nuove terre” tra le due potenze
europee.
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La maggior parte degli edifici tuttora esistenti a Gorée risale alla
seconda metà del 1700, e si tratta di residenze di governatori,
funzionari, militari e impiegati delle compagnie, coinvolti nel
commercio e nell’amministrazione coloniale (tra queste il
Relais de
l’Espadon, che dal 1864 fu in diversi periodi la residenza del
governatore francese). |
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Le Palais Roume
© Breda |
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Esistono inoltre le case delle cosiddette
Signare (dal portoghese senhora, che significa “dama”), cioè
le donne di origine africana che instaurarono legami di concubinato con
gli europei. In origine si trattava di relazioni clandestine, dovute al
fatto che agli europei era proibito portare le proprie mogli nelle
colonie. La pratica si diffuse tanto da essere ufficializzata attraverso
il matrimonio secondo i costumi locali e diede vita ad una “casta”
femminile autoctona dal notevole potere sociale, tramandato poi ai figli
nati da queste unioni, che avevano diritto al nome paterno. Queste
famiglie “mulatte” costituiranno il ceto politico ed intellettuale del
Senegal anche dopo l’indipendenza. |
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Maison d'Anne Colas
Adolphe d'Hastrel, XVIII sec.
© l'Université Paris 13 |
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La tratta degli schiavi
La schiavitù e
la memoria
L'architettura di Gorée
L'isola
di Gorée
Il progetto Gorée
Migrazioni, turismo e cooperazione: analisi
antropologica del “progetto Gorée”
Tesi di Laurea in Etnologia
di Laura Bracci
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