Storia

Il periodo contemporaneo

 

La colonizzazione francese

All’inizio del XIX secolo i possedimenti francesi, poco numerosi, si limitavano alle aree costiere utilizzate già in passato per la tratta degli schiavi. Dopo l’abolizione della schiavitù, nel 1848, questi centri commerciali marittimi svolgevano un’attività ridotta. A partire dal 1850 la politica coloniale si modificò: il bisogno crescente di materie prime spinse i francesi, sotto la guida del capitano Louis Faidherbe e dei suoi successori, ad occupare tutto il Senegambia, ad allargarsi in direzione del Sudan occidentale e ad introdurre la monocoltura dell’arachide nella regione. La colonizzazione francese del Senegal venne sancita dalla conferenza di Berlino del 1884-85, che stabilì le colonie ed aree d’influenza europee in Africa.

 

Con la nuova amministrazione coloniale il territorio delle regioni interne venne suddiviso in dipartimenti sotto protettorato, mentre le regioni costiere furono organizzate attorno ai quattro comuni di Saint Louis, Gorée, Rufisque e Dakar e poste sotto amministrazione diretta, la capitale era Saint Louis.

 

La filosofia coloniale francese si ispirava agli ideali della rivoluzione del 1789, condizionati però da un radicale eurocentrismo, il cui presupposto poggiava sulla convinzione che i popoli colonizzati avrebbero potuto accedere ad un superiore grado di civiltà adottando i fondamenti della cultura europea. Nonostante la resistenza senegalese simboleggiata, tra gli altri, da El Hadji Omar Tall, Maba Diakhou Ba, Lat Dior, Alboury Ndiaye, Mamadou Lamine Drame, Fodé Kaba Doumbouya e Cheikh Ahmadou Bamba Mbacké, per arrivare alla decolonizzazione si dovrà attendere il 1960.

 

Nel 1902 la sede centrale del governo venne trasferita a Dakar che, fondata nel 1857, dal 1904 divenne la capitale dell'Africa occidentale francese (Saint Louis restò capitale del Senegal fino al 1957).

 

Nel 1914 Blaise Diagne fu il primo africano di colore eletto al Parlamento francese, di cui fece parte fino al 1934. Dopo la seconda guerra mondiale venne costituita un'assemblea territoriale e nel 1946 fu concesso il diritto di voto ai cittadini di tutto il territorio coloniale. Figure di spicco della politica locale furono Lamine Guèye e Léopold Sédar Senghor, deputati al Parlamento francese.

 

La decolonizzazione ed il Senegal di oggi

Il processo di emancipazione e indipendenza dei paesi sottomessi alla dominazione coloniale iniziò dopo la seconda guerra mondiale. L’avvenimento definitivo che portò i paesi africani francofoni all'indipendenza fu l'ascesa al potere del Generale De Gaulle nel 1958. I popoli d'oltremare furono chiamati per il referendum il 28 settembre 1958 ad aderire alla Communauté, una sorta di Commonwealth alla francese. Dopo il referendum i territori africani fecero la scelta prevista dall'articolo 76 della Costituzione del 1958 ed accettarono la propria condizione di stati membri della Communauté, proclamarono la Repubblica e si diedero una Costituzione nazionale. Deputati e senatori lasciarono il parlamento francese e nel 1960 e le nuove repubbliche vennero accolte nelle Nazioni Unite.

 

Per favorire la rinascita di antiche identità storiche e culturali, nel gennaio del 1959 Senghor promosse una federazione fra il Senegal e il Sudan francese (l'attuale Mali): la Federazione del Mali. Nel contempo la Francia stava mutando il suo rapporto con le colonie, a cui consentì di accedere all'indipendenza senza rotture traumatiche: la Federazione del Mali fu proclamata indipendente il 4 aprile 1960 ma ebbe vita breve per i diversi indirizzi dei nuclei dirigenti dei due paesi e per le differenze geografiche e socio-economiche (più ricco ed evoluto il Senegal, più povero ed esteso il Sudan). Il 20 agosto 1960, l'Assemblea senegalese proclamò l'indipendenza dalla Federazione e il 5 settembre dello stesso anno Léopold-Sédar Senghor divenne il primo Presidente della Repubblica del Senegal.


Senghor si fece interprete di una politica improntata al legame con la Francia e al contemporaneo recupero delle radici africane del popolo senegalese. Tale visione politico-culturale trovò una sintesi nel concetto della negritudine. Nell'ottobre 1980, Senghor diede le dimissioni dalla carica di Presidente. Dal punto di vista politico egli lasciava un’eredità positiva: il Senegal, grazie alla sua accorta azione diplomatica, era internazionalmente accreditato di una immagine democratica e di stabilità.

 

In seguito al tentativo di colpo di stato del primo ministro Mamadou Dia (1962), nel 1963 venne promulgata una nuova Costituzione e messi fuori legge tutti i partiti, tranne quello del presidente Senghor. Sotto la spinta della contestazione studentesca del 1968 e del 1973 contro la concentrazione dei poteri nelle mani di Senghor, venne avviata nel 1976 una riforma costituzionale che reintroduceva il sistema multipartitico

 

Nel 1980 Senghor si dimise in favore di Abdou Diouf (suo delfino), che rimase due decenni  alla guida dello stato. Anche a causa della situazione socio-politica mondiale, fortemente ostile all’Africa soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino, gli squilibri e le difficoltà che avevano già caratterizzato i primi anni di vita del Senegal indipendente si approfondirono: sviluppo industriale carente, difficoltà di diversificazione della produzione agricola, presenza di un apparato burocratico-amministrativo oneroso e inadeguato, mancanza di autonomia finanziaria e conseguente aumento del debito estero.

 

Nel 1982 il paese si unì con il Gambia nella confederazione del Senegambia che, presieduta da Diouf, si sciolse nel 1989; nel 1991 i due paesi sottoscrissero, tuttavia, un nuovo trattato di cooperazione. Contemporaneamente in Casamance si sviluppò un movimento separatista, che rivendicava l'indipendenza e la creazione di uno stato autonomo e a partire dal 1984 scoppiarono i primi conflitti armati con i joola,. Quando Diouf vinse le elezioni del 1988 con una larga maggioranza, la protesta dell'opposizione fece scoppiare a Dakar violenti disordini, che indussero il governo a proclamare lo stato di emergenza. La fine degli anni Ottanta fu segnata anche da tensioni al confine con la Mauritania: le antiche ostilità tra i due paesi riesplosero in gravi scontri che causarono più di 400 morti (per la maggior parte senegalesi) e l'espulsione reciproca di cittadini.

 

Dopo le contrastate elezioni del 1993 e del 1998, nel 2000 il candidato del PDS (Parti Démocratique Sénégalais), Abdoulaye Wade, grazie all’ampia coalizione che lo sosteneva, sotto il segno del sopi (cambiamento), vinse le elezioni, mettendo fine, in modo pacifico, al lungo predominio socialista.. 

 

Il 26 settembre 2002, sorpresa da una tempesta, affonda al largo delle coste del Gambia la nave senegalese Joola, che collega la Casamance a Dakar. La nave, costruita per trasportare 500 passeggeri, ne aveva a bordo quasi 2000, muoiono 1863 persone. L’incidente provoca molte polemiche, in seguito alle quali si dimettono i ministri dei Trasporti e delle Forze armate.

 

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