I peul
di Enza Spinapolice
Dipartimento di Scienze Storiche e Archeologiche dell'Antichità
Università di Roma "La Sapienza"
“Un bambino Peul crescerà secondo una doppia
fedeltà: ad un indiscusso codice d’onore, ed ad un totale rispetto della volontà
materna. Il giovane Peul, nutrito delle storie delle grandi imprese dei suoi
avi, dovrà regolare il suo comportamento secondo un esigente codice morale; ci
saranno dunque certe cose che un buon Peul si rifiuterà di fare.
Dopo l’onore, ecco la seconda parte del dittico: la
Madre. Un Peul può disobbedire a suo padre, ma mai a sua madre. La regola è
assoluta. Un terzo elemento della società Peul, dopo l’onore ed il rispetto per
la madre, è la pratica delle generosità.”
Theodore Monod, 1991, prefazione a “Amkoullele,
l’enfant Peul” di Amadou Hampaté Ba
I Peul possono essere considerati il più grande gruppo
nomadico del mondo.
Chiamati Fulani degli Inglesi e Fellah dagli Arabi,
abitano tutta la regione del Sahel, in 17 paesi, dal Senegal al Sudan. La loro
popolazione globale è stimata intorno ai quindici milioni.
Attualmente comprendono un gran numero di diversi
gruppi che sono stati conquistati e diventati una parte dei Peul durante la
diffusione dell’Islam.
La storia dei Peul sembra cominciare intorno all’ VIII
sec., quando si stabilirono nella regione del
Fuuta Tooro, in Senegal. I primi Fulani comunque sembrano avere un’origine Nord africana (berbera), discendenti di una popolazione preistorica pastorale
del Sahara (1.800 a.c.), ed Henri Lothe
attribuisce loro le pitture rupestri bovidiane del Tassili.
Molti studiosi ne hanno ipotizzato però un’origine
medio orientale. In effetti, Amadou Ampaté Ba ci dice che le leggende e le tradizioni orali dei Peul fanno
riferimento quasi tutte a un’origine orientale molto antica. Ma, a seconda delle
versioni, quest’ origine è a volte araba, yemenita o palestinese, a volte
ebraica, a volte più lontana ancora, prendendo avvio fino dall’India.
Sono conosciuti come “popolo bianco” da molti africani
perché hanno la pelle chiara, labbra sottili e capelli meno crespi. “In
ogni caso, in questo risiede l’originalità profonda dei Peul, a traverso il
tempo e lo spazio, a traverso le migrazioni e i metissage, gli apporti esterni e
gli inevitabili adattamenti all’ambiente, loro hanno saputo restare loro stessi
e preservare la loro lingua, il loro sostrato culturale molto ricco, e, fino
alla loro islamizzazione, le loro tradizioni religiose ed iniziatiche. Senza
dubbio loro non sanno più da dove vengono, ma sanno bene chi sono”
(Amadou Ampatè Ba).
I Peul sono soprattutto pastori nomadi e commercianti
di bestiame. Attraverso il loro stile di vita nomadico hanno stabilito molte
vie di commercio in Africa Occidentale.
Ci sono tre cose che sono centrali nella loro identità
etnica. L’oggetto più importante nella società Peul è la mandria, e ci sono
molti nomi, tradizioni e tabù che riguardano il bestiame. La grandezza della
mandria è il segno tangibile della salute e prosperità di una persona.
Seconda viene la loro religione, l’Islam, e terza la
loro cultura che è dominata da un concetto chiamato Pulaaku, la
vera essenza di un Peul. Alto valore è dato alle virtù di Semtende,
modestia e riservatezza, Munyal, pazienza e forza (sia fisica che
morale), Haakile, cura e riflessione. La più grande offesa che si
possa fare ad un Peul è dirgli che manca di Pulaaku.
Un altro elemento molto importante delle cultura Peul, è un grande senso
estetico, che si potrebbe definire quasi un “culto della bellezza”, evidente nei
costumi e nelle elaborate acconciature tradizionali.
Oggi in Senegal i Peul costituiscono circa il 17%
della popolazione; gran parte di loro hanno abbandonato il nomadismo per uno
stile di vita sedentario, ma la mandria costituisce tuttora un elemento
fondamentale della loro vita.
La lingua Pulaar
Riferimenti sui Peul