Distribuzione sul territorio e migrazioni
Schiavitù, malattie, guerre hanno a lungo frenato lo sviluppo demografico del Senegal che, agli inizi del XX secolo, annoverava meno di 1 milione di abitanti. Dal 1930 al 1970 la popolazione senegalese è aumentata di oltre 2 milioni ed è cresciuta, tra il 1985 e il 1995, con un tasso persino eccessivo rispetto alle possibilità di sviluppo economico del Paese.
Questa evoluzione è il risultato della crescita naturale della popolazione, conseguente ad un alto tasso di natalità coniugato con la riduzione del tasso di mortalità, grazie alla diminuzione delle grandi epidemie e ai progressi della sanità pubblica.
Un altro fattore di crescita, dall’inizio del secolo è rappresentato dai movimenti migratori.
ImmigrazionePer circa mezzo secolo, fino agli anni ‘60 il Senegal ha accolto lavoratori stagionali, i navétanes (da navet, nome in wolof della stagione delle piogge), provenienti dal Mali, dalla Guinea e dal Burkina Faso. Molti di questi immigrati si sono stabiliti nel paese con le loro famiglie e sono divenuti senegalesi. Questo tipo di immigrazione continua ora indipendentemente dai lavori stagionali, ma è difficilmente quantificabile a causa delle parentele tra i vari gruppi etnici, a prescindere dalle frontiere statali, così in Bassa Casamance si trovano manjak e mankañ provenienti dalla Guinea Bissau, in Alta Casamance e a Dakar, fullo fuuta originari della Guinea e, nel Siin-Saalum meridionale parecchi maliani del gruppo mande.
EmigrazioneIn confronto, l'emigrazione dei senegalesi è numericamente debole (nel 2004 stimata 0,2 per mille), nonostante sia economicamente importante. Le prime emigrazioni verso la Francia, avvenute negli anni sessanta quando il boom economico rendeva necessaria manodopera per l’industria, sono state indotte dai francesi che reclutavano uomini nella regione del fiume (per questo motivo soninké, toucouleur e peul sono numerosi in Francia). In seguito la difficile situazione economica le ha rese necessarie: commercianti e artigiani wolof si sono avventurati in tutta l'Africa occidentale e in alcuni paesi dell’Africa centrale; giovani disoccupati, dapprima da Dakar e poi da tutto il Senegal, sono partiti per l’Europa e gli Stati Uniti… In genere, comunque, i senegalesi considerano l’emigrazione come temporanea e quindi mantengono stretti legami con la famiglia d’origine.
L’arrivo in Italia dei senegalesi, che costituiscono oggi la più importante comunità dell’Africa subsahariana presente nel nostro paese, è relativamente recente. È solo a partire dagli anni ottanta che sono arrivati numerosi e in special modo dopo il 1986, anno in cui la Francia e la Germania hanno reso necessario il visto d’ingresso, costringendoli a cercare nuove terre d’emigrazione. Gli arrivi precedenti erano limitati esclusivamente a qualche studente e commerciante. In un primo tempo, la scelta dell’Italia è avvenuta quindi per esclusione. I primi arrivati hanno avuto modo di conoscere il paese e di organizzarsi e quindi in seguito di fornire informazioni e sostegno ai loro compaesani che decidevano di raggiungerli. Negli anni la presenza senegalese è diventata sempre più stabile, anche a causa dell’introduzione del visto d’ingresso per l’Italia che rende più difficile una migrazione periodica e stagionale.
DistribuzioneLa densità media della popolazione, 51 abitanti per km², è un dato puramente teorico perché la suddivisione spaziale è molto eterogenea: dai 5 abitanti per km² di alcuni dipartimenti del Senegal orientale agli oltre 4.000 ab./km² di Dakar, il 65% della popolazione senegalese vive sul 14% del territorio nazionale.
La maggior parte della popolazione si concentra lungo la costa. La regione di Dakar è caratterizzata da un’elevatissima concentrazione di popolazione (oltre 4.000 ab./km²), dovuta alla forte crescita che l'aggregato urbano della capitale ha conosciuto a partire dagli inizi del XX secolo, quando la sua popolazione non raggiungeva i 10.000 abitanti. L'attrazione esercitata dalla capitale sulle popolazioni delle zone più interne è fortissima e continua a essere molto elevata, almeno rispetto alle sue capacità di assorbimento.
La seconda area per densità demografica del Senegal è il cosiddetto bacino delle arachidi, il Baol, parte del Kayor e del Siin-Saalum (con densità comprese tra 100 e 250 ab./km², ad eccezione dell'agglomerato di Touba che supera ampiamente i 250 ab./km²), che occupa in parte le regioni di Kaolack, Thiès e Diourbel, e si estende, a nord, verso Louga, a sud, fino al confine con la Gambia e, verso l'interno, fino al dipartimento di Kaffrine.
Un'area di buon popolamento nell'entroterra si trova lungo la linea ferroviaria per il Mali, che è il limite settentrionale delle regioni di Kaolack e Fatick e attraversa le città di Rufisque e Thiès. Segue la Bassa Casamance (100 ab./kmq), regione fluviale costiera al confine con la Guinea Bissau.
Esodo ruraleI divari nella ripartizione della popolazione senegalese, in particolare il contrasto tra il sottopopolamento dell’est e la forte concentrazione all’ovest, sono accentuati dall’incessante urbanizzazione: Dakar e le più importanti capitali regionali (Saint Louis, Thiès, Kaolack, Ziguinchor…) sono città occidentali, costiere o vicine al litorale.
L’esodo rurale è un fenomeno che ha origini lontane, nel passato coloniale ed in particolare nella sua politica economica, con l’imposizione della monocoltura dell’arachide, che ha avuto pesanti conseguenze per il paese. Quella dell’arachide è la più tipica coltura per l’esportazione, la cui produzione è finalizzata al commercio. Le piccole coltivazioni sono state ampliate tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, fino ad occupare vaste porzioni di territorio nelle regioni del Kayor e del Baol, impoverendo notevolmente il terreno. Il fenomeno, determinato anche da sconsiderati disboscamenti, ha favorito la desertificazione, provocando la migrazione di intere popolazioni che vivevano di agricoltura verso la città, e in special modo verso Dakar.
Dopo la Seconda Guerra mondiale, lo sviluppo delle città ha assorbito gran parte della crescita della popolazione, le piccole città svolgono spesso il ruolo della “tappa intermedia”, la meta finale è la capitale, o la città satellite di Pikine, nella regione di Dakar che ospita il 53% della popolazione urbana del paese.
L’inurbamento è dovuto al miraggio di una vita diversa, ma anche al tentativo di sfuggire a condizioni di vita precarie, dove il deserto avanza. Coloro che lasciano i villaggi sono la parte più attiva della popolazione: oltre a uomini e ragazze in cerca di un’occupazione stabile o stagionale, sono costretti ad emigrare anche i giovani liceali o universitari, per poter continuare gli studi.
La popolazione urbana è attualmente il 48,1% con un tasso di crescita annuo del 4%.
Gli insediamenti precari urbani
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