VENTO AFRICANO

Reportage di vita quotidiana

nella comunità senegalese della Calabria

di Ermelinda Fragale

 

IL MESE DEL RAMADAN

Durante il nono mese del calendario lunare islamico, quando, dopo il tramonto, in cielo appare la luna nuova, è il quarto pilastro dell’Islam ovvero il digiuno, il “Ramadan”, che scandisce il passare delle ore.

 

Il Ramadan rappresenta, per i musulmani, il mese sacro, durante il quale ogni pensiero va a Dio ed ogni attività viene svolta in suo onore. Un mese fatto di sacrifici, penitenza e riflessione. Si digiuna, astenendosi non solo dal cibo, dalle bevande e dal fumo ma anche da qualsiasi contatto sessuale e da ogni cattivo pensiero o azione: non bisogna litigare né mentire né calunniare. La legge è molto rigorosa: basta poco ad invalidare una giornata di digiuno, è sufficiente, per esempio, ingerire, intenzionalmente, anche una minima particella di sostanza solida o liquida. L’intenzione o niyyah rende valido ogni atto che si compie: "E’ importante comprendere e sapere ciò che si sta facendo!", mi spiegano.

 

Per i senegalesi della Confraternita Murid, per motivi di organizzazione stabiliti dal marabutto, quest'anno il mese di Ramadan incomincia e termina due giorni dopo rispetto al tempo indicato dal resto dell’Islam.

 

D.: "Come si svolge la giornata durante il Ramadan? ."

R.: " Si incomincia prima che spunti il sole, prima dell’alba."

 

 

Dopo una prima colazione leggera si pronuncia l’intenzione di voler digiunare durante la giornata che sta incominciando fino alla sera quando il sole non sarà tramontato. Le altre attività lavorative e sociali non vengono interrotte ma si svolgono normalmente o più intensamente. A stomaco vuoto la fatica cresce. Stare dietro alla bancarella, in un mercatino rionale durante le monotone giornate calabresi, in paziente attesa di un cliente, fa allungare le ore ma da la possibilità di riflettere, di fare un bilancio della propria vita e dare una motivazione alle sofferenze grandi e piccole: è questo il significato intrinseco del digiuno islamico. La persona che digiuna lo fa sapendo di fare cosa gradita a Dio, lo fa per amore. Durante l’astinenza, la volontà viene educata, i desideri e le pulsioni fisiche acquistano disciplina, ci si allena alla pazienza e alla sopportazione. Togliendo volontariamente il nutrimento al corpo si comprende la sofferenza di quanti si trovano nelle condizioni di non potersi nutrire per povertà o malattia. Ci si abitua all’autocontrollo evitando i litigi, le maldicenze ed i cattivi pensieri. Si diventa parsimoniosi evitando di acquistare cibo e sigarette.

 

Foto di Ermelinda Fragale

   

 

Sono esentati dall’astinenza coloro che sono ammalati o troppo anziani, coloro che si trovano in viaggio, le donne incinte o che stanno allattando, ma è possibile recuperare lo stesso numero di giorni perduti nel corso dell'anno successivo. Se gli esentati non sono fisicamente in grado di recuperarli, devono nutrire una persona bisognosa per ogni giorno mancato.

I giovani musulmani cominciano ad osservare il digiuno e le preghiere sin dalla pubertà o in alcuni casi anche prima.

 

D.: " Al tramonto del sole cosa succede?."

R.: " Dopo una breve preghiera interrompiamo l’astinenza bevendo un poco d’acqua o mangiando qualche dattero come vuole la tradizione ." L’interruzione serale del digiuno va fatta con criterio, continuando ad esercitare l’umiltà ci si riunisce a casa di amici per una cena leggera ma sostanziosa per ritemprare il corpo e dargli forza.

Mi dice Pap, tenendo stretto in mano il suo Kurus[1]: " Mi piace questo mese perché riesco a pregare più liberamente ed ho il tempo per riflettere su quanto ho fatto e su ciò che sto facendo." Indossa il “bou-bou” multicolore, è giovane, sorride mentre parla, appare sicuro di se, crede davvero in ciò che fa e dal suo sguardo si capisce che le sue parole sono sincere.

 

Mi vengono in mente alcuni amici italiani che alla sua stessa età sembrano già essersi rassegnati ad un futuro deludente: " Ma non devo fare paragoni !." I fratelli Mourides che ho avuto la fortuna di conoscere, hanno imparato dalla loro religione a non essere pessimisti ad accettare tutto come volere divino. Anche il cristianesimo suggerisce di accettare la volontà di Dio, ma il mondo occidentale moderno, spesso, si lascia influenzare dall’opportunismo e finisce per considerare la religione come un fatto “per vecchiette e bigotti”.

D.: "Vivere in Italia influenza in qualche modo il normale svolgimento del Ramadan ?"

R.: "E’ difficile solo quando si ha a che fare con gente che non comprende."

Stranamente i Calabresi che comprendono sono parecchi.

 

Il Ramadan
 


[1] Il nome in lingua wolof del tipico rosario islamico. E’ composto da 100 grani ognuno dei quali rappresenta uno dei nomi attribuiti a Dio: 99 sono noti ai fedeli comuni mentre uno è nascosto  ed accessibile solo ai mistici.

 

 

 

 

 

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