Koor gi ci dëkk bi

a cura dei ragazzi del Centro di Formazione di Médina

 

E’ con immenso piacere che vi scriviamo per farvi sapere come trascorriamo il mese di Ramadan.

 

Tutti sentono l’avvicinarsi del Ramadan e si preparano, perché è un mese benedetto, non come gli altri mesi… è pieno di buone azioni e di preghiere.

 

Due giorni prima dell’inizio, i nostri genitori comprano tutti i viveri necessari per questo mese benedetto: zucchero, miglio, riso, olio, latte, burro, cioccolato, caffè e molte altre cose…

 

Ne parlano tutti i mezzi di comunicazione, spiegando ciò che è raccomandato, gli obblighi e i benefici che posso derivare dal digiuno… alla radio si recitano versetti del Corano che poi vengono tradotti.

 

La vigilia del primo giorno di Ramadan, molti osservano il cielo al crepuscolo, per cercare di scorgere la luna. I commenti iniziano: da una parte si sente: “Io non vedo niente”, dall’altra parte: “Forse uscirà domani”, se nessuno vede niente i commenti continuano, ci si rassicura l’un l’altro, “la luna si sorgerà domani, incha Allah”.

 

L’indomani, alla stessa ora, al crepuscolo, tutti osservano il cielo, per cercare di vedere se la luna uscirà. Dopo pochi minuti si sente, poco lontano: “La vedo, la vedo!” qualcuno indica la luna e molti si avvicinano per vedere meglio.

 

La stessa frase si ode da più parti:

“la vedo anche io”

“Eccola”

“L’ho vista”

“Guarda bene al d sopra di quell’albero, un po’ a destra”

“Sì, è vero, guarda”

 

E’ grande la gioia che provano i Senegalesi per l’arrivo di questo giorno tanto atteso.

 

Prima dell’alba (Fajar), verso le 5.00 o 5.30, tutte le case si animano, tutti si alzano e si mettono in fila per lavarsi, poi ognuno sceglie ciò che preferisce mangiare: alcuni prendono un caffè accompagnato da pane burro e cioccolato o pane e tonno, altri preferiscono il ceebu jén, altri ancora il fondé (cioè del miglio pestato e in seguito preparato in piccoli pallini che viene bollito e servito con latte e zucchero).  Altri si limitano a bere e possono resistere fino a sera senza mangiare.

 

Piccoli e grandi, uomini e donne, tutti digiunano fino alla fine del mese di Ramadan.

 

Dopo l’ultimo pasto, prima dell’alba, molti vanno alla moschea per la preghiera del Fajar, finita la preghiera inizia il digiuno.

 

Noi spesso andiamo in spiaggia con i nostri amici, per “ammazzare il tempo”, facciamo molti giochi e facciamo lunghi bagni. Altri restano in moschea fino alla fine della giornata, fino al momento di interrompere il digiuno cioè al crepuscolo.

 

Alle 14.15, alle 17.00, alle 19.50 o 19.52, alle 20.50 o 20.52 si fanno delle preghiere che sono obbligatorie per chi digiuna, altrimenti non serve non mangiare. E così via ogni giorno che Dio fa fino alla fine del Ramadan.

 

Digiuniamo 29 o 30 giorni, il ventinovesimo giorno tutti osservano di nuovo il cielo… e sono sempre le stesse frasi: “Non vedo niente” oppure “Mi sembra di vederla”. Se nessuno la vede è come per l’inizio del mese: si continua a digiunare ancora per un giorno, poi al crepuscolo si osserva di nuovo il cielo, la storia si ripete: “Eccola la luna è comparsa, Alhamdullillahi”, “Lode a Dio che ci ha permesso di assistere all’inizio e alla fine del Ramadan in buone condizioni, è unico e Mohammet (P.S.L.) è il suo inviato”.

Quella è una sera di gioia, di allegria, era talmente difficile e lungo, tutti sono contenti.

 

Dopo l’interruzione del digiuno, la sera, si commentano i momenti trascorsi nel corso del Ramadan, le pratiche e le raccomandazioni: non parlare male di nessuno alle sue spalle, non fare l’amore con una donna, dare da mangiare a qualcuno che non ha digiunato per malattia o handicap, fare la carità e astenersi da tutto ciò che può interrompere il digiuno.

 

Infine arriva la Korité o Aid-el Fitr 

 

La mattina presto tutti si lavano e indossano gli abiti più belli per questo giorno in cui si mangia fino a non avere più fame e si beve fino a non avere più sete.

 

Sulla strada che porta alla Grande Mosquée si vedono abiti di ogni sorta: Bay Laxatt, Grand Bubu, 3 pièce Abdou, Jaxass, Turquie, Anango

 

Alle 10.00 è ora della preghiera: tutti si alzano, si prosternano e praticano due Rakat.

Dopo la preghiera ci si saluta, si chiacchiera mentre si ritorna a casa dove deve essere fatto il sacrificio del gallo: lo si uccide e le donne lo preparano. Nell’attesa noi giochiamo a calcetto o beviamo il tè.

 

Si pranza alle 13.00 in tutte le case, c’è gioia ovunque, alle 14.15 si fa la preghiera di Tissbar e dopo noi andiamo di casa in casa per farci fare regali, per domandare lo ndéwénël, cioè i soldi che ci vengono donati per tradizione e che noi dividiamo dopo essere stati in tutte le case.

 

Preghiamo perché Dio onnipotente ci dia lunga vita, felicità e salute per gli anni a venire e che procuri ad ognuno ciò di cui ha bisogno nella sua vita.

 

Il Ramadan

Korité

 

 

 

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