Tabasky - Festa del Montone - Aid el Kebir

la data cambia a seconda dell'anno e può variare di un giorno

nel 2006 cadrà probabilmente due volte: l' 11 gennaio e il 31 dicembre

 

 

La Tabasky, chiamata anche Aid el Kebir o Aid al Adha, è la Festa del Sacrificio e ricorre alla fine di Dhu ‘I-Haijjah, il mese del Pellegrinaggio alla Mecca.

 

Cade circa settanta giorni dopo la Korité.

Queste due festività rappresentano la misericordia di Dio verso i musulmani, che sono chiamati a parteciparvi come testimonianza della loro fede e per confermare il senso d'appartenenza alla umma. Sono vissute con gioia, felicità ed unione. Non è permesso digiunare durante questi giorni di festa, anzi l'Islam invita i credenti e le loro famiglie a festeggiare anche attraverso la preparazione di cibi speciali e dolci da condividere con vicini di casa, amici e bisognosi.

 

Le feste islamiche hanno un preciso significato spirituale, quindi sono celebrate in primo luogo con la preghiera comunitaria e con il ricordo di Dio.

 

La mattina, dopo la preghiera dell’alba vengono sacrificati i montoni.

La pratica rituale del sacrificio, e’ una pratica utilizzata nell’Arabia pre-islamica, ma presente anche nel Cristianesimo o in altre religioni.

La Tabasky commemora il sacrificio di Abramo (Ibrahim), che non esitò a sacrificare il proprio unico figlio Ismaele (nella Bibbia Isacco) e il miracolo compiuto da Allah che lo sostituì con un montone.

 

Chi può permetterselo e secondo i propri mezzi, deve sacrificare, ripercorrendo le gesta di Ibrahim, in ordine di preferenza: un montone, un capretto, un bue, un toro, una mucca o un cammello. Non si deve, però intendere il sacrificio dell’animale, come un atto propiziatorio di favori, ma come un ripetere le gesta di Ibrahim e la sua cieca obbedienza.

A differenza del racconto biblico, nel Sublime Corano Ibrahim fa un sogno, che egli ritiene provenire da Allah, nel quale gli viene chiesto di sacrificare il figlio Ismaele. La cosa stupefacente e’ l’atteggiamento che i due hanno nei confronti di questo ordine divino: in entrambi, sia nel padre che nel figlio non vi e’ un momento di incertezza, ma da muslim, essi si sottomettono alla volontà di Allah. Stupisce l’atteggiamento di Ismaele che dice “padre mio, fai quel che ti è stato ordinato”, non c’e’ paura, non c’è esitazione di fronte alla parola di Allah, non ci sono incertezze.

 

100 Signore, donami un [figlio] devoto». 
101 Gli demmo la lieta novella di un figlio magnanimo.  
102 Poi, quando raggiunse l'età per accompagnare [suo padre questi] gli disse: «Figlio mio, mi sono visto in sogno , in procinto di immolarti. Dimmi cosa ne pensi». Rispose: «Padre mio, fai quel che ti è stato ordinato: se Allah vuole, sarò rassegnato» .  
103 Quando poi entrambi si sottomisero, e lo ebbe disteso con la fronte a terra, 
104 Noi lo chiamammo: «O Abramo, 
105 hai realizzato il sogno. Così Noi ricompensiamo quelli che fanno il bene .  
106 Questa è davvero una prova evidente». 
107 E lo riscattammo con un sacrificio generoso . 

Sura As Safat

 

Mai Allah diede l’ordine diretto ad Ibrahim, in questo senso alcuni giuristi musulmani sostengono che non potrebbe Dio volere la morte di una sua creatura, e anche in questo senso si deve intendere il sacrificio che viene offerto. Il sacrificio non ha in sé nulla di cruento ma simboleggia la condivisone e la gratitudine dei servi nei confronti di Allah.

 

33 Di esse godrete fino ad un termine stabilito. Quindi il luogo del sacrificio sarà presso la Casa antica. 
34 Ad ogni comunità assegnammo un rito, affinché menzionassero il Nome di Allah sul capo di bestiame che Egli ha concesso loro. Il vostro Dio è un Dio unico. A Lui sottomettetevi. Danne la lieta novella agli umili, 

Al Haji.33

 

Dopo aver ucciso il proprio montone, ogni famiglia, deve donare 1/3 della carne ai più sfortunati, coloro che non riescono a provvedere alle proprie necessità, coloro che non hanno abbastanza da mangiare o non hanno abbastanza soldi per comprare un montone. Le porzioni da regalare vengono poste in un grande piatto e donate ai poveri del quartiere, passando di casa in casa. Una coscia del montone invece spetta alla Bajén del capo famiglia.

 

Mentre le donne di casa si occupano del montone: lo spellano, lo tagliano, lo cuociono alla griglia i ragazzini preparano il tè (ataya) e tutti assaggiano un po’ di carne.

 

Dopo il pranzo ci si veste con abiti nuovi ed eleganti e si fa visita a parenti, amici e vicini per porgere gli auguri e chiedere perdono, con questa formula:

 

-          Déwénati

-          Fekkeel déwén

-          Ball ma akk

-          Ball na la

-          Yallah na ñu yalla boole ball

-                  Amin, amin

 

E' molto importante trascorrere le feste con parenti ed amici, visitando, se e' possibile, anche coloro che sono lontani, poiché ciò aiuta a rinsaldare i vincoli familiari ed affettivi, esigenza sempre molto sentita in ambito islamico.

 

I bambini escono in gruppi di otto o dieci e bussano ad ogni casa per chiedere lo n’déwénal (offerta spesso in soldi o a volte in dolciumi che viene data ai più piccoli durante le feste).

 

Con la collaborazione dei ragazzi del Centro di Formazione di Médina

 

 

 

 

 

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