Estetica africana

di Tiziana Manfredi

pittrice

 

L’Africa come impressione, come idea, vive nel profondo dell’immaginazione umana. Spesso la sua forma è oltre il potere della parola e il suo profilo giace sotto gli strati del recupero cosciente. Vive in tutti noi ad un livello primordiale, inesplicabile ma innegabile.

 

Nonostante l’inondazione di documentari sulla natura e nonostante gli sterminati scaffali di libri di viaggi, l’Africa rimane per molti un’ombra effimera, una pratica nebulosa ma personale.

 

Veri o artificiosi, o probabilmente veri e artificiosi, i miti africani hanno vagato per il globo, capiti a metà, creduti a metà, a metà incredibili, sempre un po’ misteriosi e incomprensibili.

Il luogo d’origine dell’Homo Sapiens non avrebbe potuto probabilmente essere spogliato per cupidigia dei suoi figli più forti senza che qualcuno lo chiamasse (e lo considerasse) non il “Primo” o anche il “Secondo” ma il “Terzo Mondo”.

 

Così, sembrerebbe che, nonostante gli studi e le tesi sull’argomento, quella terra, quelle genti e i loro costumi sfuggono ad ogni conoscenza. Tutti i libri e i discorsi, i saggi e le monografie e i racconti popolari ci informano che gli esseri umani sono più simili di quanto siano dissimili.    

                                                                                       Maya Angelou

 

 

Nonostante i prodotti della plastica africana corrispondano a fini religiosi o magici e a fini sociali o politici, non è escluso che tali prodotti possano suscitare una reazione estetica presso gli stessi popoli che li usano o li vedono.

 

E’ necessario svolgere una serie di analisi che conducano ad un codice estetico comune, che segua i valori culturali di base non dimenticando che esistono dei principi etici i quali presiedono localmente alla creazione e alla valutazione. Non è possibile addentrarsi in un’analisi estetica decontestualizzando l’oggetto perché l’arte africana, più di qualsiasi altra, è vincolata a concetti di tipo etico, sociale e religioso, oltre che estetico.

 

La valutazione delle forme visive è sovradeterminata da considerazioni di carattere non visivo: emerge l’esigenza di una critica estetica che valuta gli oggetti in relazione all’uso cui sono destinati e all’intenzionalità riconoscibile all’artista (competenze tecniche e buon gusto).

L’estetica delle arti visive andrebbe considerata in un più ampio contesto di produzione d’eventi: l’arte risulta un processo e non un prodotto e l'esecuzione ultimata non è più significativa di tutto il processo di costruzione. La caratteristica prima dell’opera d’arte è di essere uno strumento, ossia il veicolo della verità e la bellezza è proprio il modo in cui la verità prende forma, ed è l’espediente che consente all’uomo di captarla e appropriarsene o disfarsene.

 

Naturalismo e schematismo sono due modi diversi di intendere la rappresentazione, e trovano la loro adeguatezza in rapporto al modo di intendere l’identità della persona da rappresentare: ricollegandosi al concetto d'identità comunitaria della persona, la forma presa dall’opera non è il ritratto somigliante nel senso strettamente fisico del termine ma corrisponderà ad una figura umana generalizzata, ossia un ideale fisico e morale.

 

Per questo motivo le dimensioni che prendono materia nella scultura sono tanto fisiche quanto morali: l’attenzione non è rivolta al corpo come pezzo unico ma come un’insieme di singole parti in ordine d'importanza. Le sculture presentano alcune parti enfatizzate o descritte con particolare cura, come ad esempio la testa e il tronco, che sono poi la sede dei principi animatori dell’individuo.

 

L’apparente assenza nelle figure di espressione e movimento, non è altro che la predisposizione ad assumere una identità diversa secondo il contesto. La statua africana può apparire, dunque, come un abbozzo, ma è, in realtà, l’incontro di forme diverse che in lei coabitano.

 

L’efficacia estetica e pratica di una scultura derivano proprio dalla presenza latente di una forza che trova identità nel blocco di legno. Il legno stesso non è una materia passiva che subisce l’intervento dell’uomo, ma è sede di un’energia vitale che trova le sue forme nel tronco e nell’albero. Lo sviluppo aereo e sotterraneo degli alberi, quindi la loro congiunzione tra cielo e terra, li definiscono come ponti tra le diverse parti del mondo, e occupano, di conseguenza, un posto centrale nella vita delle popolazioni africane: sono sede d’entità spirituali e simboli della dinamica vitale dell’universo. Spesso, il taglio di un albero è preceduto da un rito che prevede un sacrificio, affinché si possa avere il consenso dello spirito che lo abita. La scelta del legno e del tipo di esecuzione non è fatta sulla base di considerazioni tecniche, ma simboliche: il legno verde è intriso di maggior vitalità, e ciò assicura l’efficacia e la forza della scultura. Il mondo vegetale è, però, relativamente assente dall’iconografia, forse perché è già presente sotto forma di materia e non ha bisogno di essere rappresentato.

 

L’arte riveste un ruolo importante anche nella trasmissione dei valori culturali della tradizione, cosa che avviene grazie al ritrovarsi e al ripetersi delle forme. Ma questa ripetizione dei modi, da un oggetto all’altro non esclude un mutamento: gli scultori più apprezzati sono quelli che fanno emergere la novità nella gamma di forme note, quindi il mutamento avviene sul tronco della tradizione, e anche questo contribuisce all’effetto estetico.

 

Qualcuno ha identificato nella musica la struttura di tutta l’estetica africana, e la ricchezza compositiva delle arti deriva dall’inserimento della ritmicità, presente a livello visivo, nell’abbinamento di colori contrastanti, nella combinazione scultorea di vuoti e pieni, nelle rime plastiche tra le parti anatomiche o nelle linee decise degli intagli. Si può affermare che l’arte africana è in movimento e questo moto è essenzialmente ritmico, condiviso da immagine, parola, danza e musica. L’effetto complessivo è reso dall’intrecciarsi di tutti i ritmi contrastanti.

A livello scultoreo abbiamo la segmentazione delle parti corporee, il combinarsi di linee rigide e fluide, mentre nella musica l’effetto totale è dato dall’intersecazione del battito di mani, di tamburi, di sonagli e del canto stesso, che hanno in comune solo il punto di partenza.

 

Le considerazioni che sono state fatte sulla forma sono valide anche per il colore: l’uso del medesimo non mira alla rappresentazione realistica ma alla trasformazione della realtà. Il colore non risulta come un effetto secondario di superficie, ma come principio costitutivo delle cose, definite, appunto da colore e armonia visiva: mescolanza di bianco, rosso e nero, ossia i tre colori dello spettro africano.

 

La vita corrisponde ad un procedere ciclico di colori, dal bianco, colore dell’aldilà e della fragilità dell’infanzia, al rosso, simbolo di giovinezza e del processo dinamico d’iniziazione, fino ad arrivare al nero, colore dell’anziano potente e saggio, che tornerà poi al bianco. Questo rinnovamento periodico del colore ha il ruolo di collegare il passato al presente, il mondo degli antenati a quello dei viventi.

 

Si arriva ad una divisione sessuale delle arti: la produzione maschile scultorea e rivolta ad oggetti del rituale, usati da coloro che controllano i centri decisionali, le linee strutturali risultano diritte e simmetriche; mentre la produzione femminile è rivolta alla pittura murale e alla decorazione corporea, in questo caso le linee sono fluide, asimmetriche e il disegno è curvilineo.

 

Quasi sempre la statuaria si limita a raffigurare, in generale, un personaggio solo, o a volte due (coppie di antenati o maternità) e queste figure sono sistemate in posizioni semplici e statiche. Diversamente dalla scultura occidentale a tutto tondo, che deriva da quella greco-romana, e dedicata allo spettatore che gira intorno alle opere, molte delle statue africane, invece di essere disposte in modo da poter essere guardate da ogni parte, offrono allo sguardo alcuni lati privilegiati, come se l’artista, trascurando l’accessorio per l’essenziale, avesse cercato di comporre un’opera che rappresentasse il personaggio nei suoi aspetti più significativi.

 

 

Lineamenti estetici della parola

Lo spazio abitativo in Africa
Decorazione murale

 

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