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Questa pagina è stata realizzata in collaborazione con il sito
TAMARIN
TAMARIN è una galleria virtuale.
E' gestito dalla società Tamarin Art Inc., che si trova a Long Island,
New York ed ha una sede di rappresentanza a Parigi.
La maggior parte delle opere illustrate si trova fisicamente nei locali
di New York
Per le condizioni di acquisto dei quadri contattare direttamente la sede
di New York o quella di Parigi.
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Tamarin - New York
Tamarin Art Inc.
Tel. / Fax (516) 897 4207
e-mail:
rojon@tamarin.com
Tamarin - Paris
Tel. (33) 01 44 83 09 72
e-mail:
paris@tamarin.com
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Fodé Camara
Nato nel 1958 alla Médina, quartiere popolare di Dakar, Fodé ha frequentato la
Scuola di Belle Arti in Senegal e Arts-Décos a Parigi. E' riuscito, con
gran talento a giostrarsi tra le diverse influenze senza perdere il contatto con
la propria cultura, il suo passato e le sue radici.
Puro prodotto di un continente in continua mutazione, rappresenta un'attualità
artistica africana alla quale il tempo conferirà legittimità.
Questa retrospettiva di Fodé Camara si sviluppa sul lavoro di dieci anni.
Permette, grazie anche ai testi che accompagnano ogni opera, di scoprire la
storia e il cammino di un uomo e di un continente.
Fornisce inoltre uno scorcio della vitalità e della ricchezza del lavoro di
questo artista.
Fodé Camara è ormai conosciuto come pittore ma la sua arte non si limita a
questo: in perpetua ricerca di nuovi materiali e nuove tecniche, si espresso
anche come decoratore, progettista o
suwériste
(da suwèr: pittura sous verre
che, in origine rappresentava scene religiose o popolari in stile naïf).
Transport en commun
Appena uscito dalle Belle Arti di Dakar, Fodé Camara ha cercato di creare
un'opera originale che riprendesse il concetto di négritude tanto caro a
Senghor.
Contrariamente
ai suoi predecessori, però, non ha mai conosciuto la brousse e l'ambiente
dei villaggi.
Il suo universo è la città in cui è nato e in cui ha sempre vissuto ed è da
questo contesto che trae i suoi primi soggetti, come i car rapid, con i
loro tipici colori (blu, bianco e giallo).
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Trasportano ogni giorno migliaia di
persone che caricano e scaricano in un flusso ininterrotto: una folla anonima in
mezzo alla quale, malgrado il rumore e la promiscuità, l'individuo sembra essere
solo dietro il suo finestrino, quasi isolato in un altro mondo.
I colori sono stemperati dalla polvere e dalla velocità… perché il car rapid
si ferma raramente, vive al ritmo della città, si prende al volo… riprende la
sua folle corsa mentre l'apprenti urla il nome della destinazione.
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Dakar 1987
Acrilico su tela 200cm x 110cm |
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Le vieux Nègre et les tricolores
Nel 1988, Fodé Camara e altri due pittori, Édouard Duval-Carrier (Haiti) e
Philippe Nouail (Francia), furono scelti per realizzare un'esposizione il cui
tema era il bicentenario della Rivoluzione Francese. Lavorarono insieme a questo
progetto per un anno nei locali del Musée des Arts Africains et Océaniens
di Parigi.
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La Révolution Française sous les Tropiques fu presentata nel settembre
1989 a Paris, durante le cerimonie commemorative del bicentenario.
Fu in seguito
esposta à Dakar, Port au Prince, e negli Stati Uniti. Questa esposizione fu per
Fodé un'occasione per prendere coscienza del passato: per il Senegal e per Haiti
la Rivoluzione ha significato l'abolizione dello schiavismo.
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Acrilico e pastello su
tela Parigi, aprile 1990 120cm x 200cm |
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Su un piano più personale, questi avvenimenti hanno riportato Fodé Camara alla
storia coloniale che non aveva conosciuto ma di cui il padre era l'incarnazione.
Questa commemorazione della gloria patriottica francese era anche la
rievocazione di un padre che, per qualche medaglia, aveva servito questa gloria.
Figure No 6
Dopo 5 anni
trascorsi a Parigi, Fodé sentiva il bisogno di ritornare a Dakar.
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Il ritorno è confuso, brutale.
L'universo originale è ritrovato, con i suoi tempi, il sole e i volti
famigliari. Ma ritornano anche i problemi di famiglia e il ruolo che l'anonimato
parigino gli aveva quasi fatto dimenticare.
Il volto sulla tela è accennato: pochi tratti precisi, ma ridotti al minimo che
sembrano attraversati da cilindri multicolori.
Rappresenta un momento delicato, contemporaneamente anelato e temuto. La
confusione generata dalla distanza tra Europa e Africa deve attenuarsi
progressivamente.
La tela è eccezionalmente piccola, come per concentrare e sintetizzare più
facilmente queste sensazioni.
In wolof la parola jaxass (o ndiakhass) traduce questo stato
d'animo: significa miscuglio, amalgama o patch work.
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Acrilico e pastello su
tela
Dakar, luglio 1994 96cm x 66cm |
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Altre opere