Questa pagina è stata realizzata in collaborazione con il sito TAMARIN

 

TAMARIN è una galleria virtuale.

E' gestito dalla società Tamarin Art Inc., che si trova a Long Island, New York ed ha una sede di rappresentanza a Parigi.

 

La maggior parte delle opere illustrate si trova fisicamente nei locali di New York

 

Per le condizioni di acquisto dei quadri contattare direttamente la sede di New York o quella di Parigi.

 

 

Tamarin - New York
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Fodé Camara

 

Nato nel 1958 alla Médina, quartiere popolare di Dakar, Fodé ha frequentato la Scuola di Belle Arti in Senegal e Arts-Décos a Parigi. E' riuscito, con gran talento a giostrarsi tra le diverse influenze senza perdere il contatto con la propria cultura, il suo passato e le sue radici.

 

Puro prodotto di un continente in continua mutazione, rappresenta un'attualità artistica africana alla quale il tempo conferirà legittimità.

 

Questa retrospettiva di Fodé Camara si sviluppa sul lavoro di dieci anni.
Permette, grazie anche ai testi che accompagnano ogni opera, di scoprire la storia e il cammino di un uomo e di un continente.

Fornisce inoltre uno scorcio della vitalità e della ricchezza del lavoro di questo artista.

Fodé Camara è ormai conosciuto come pittore ma la sua arte non si limita a questo: in perpetua ricerca di nuovi materiali e nuove tecniche, si espresso anche come decoratore, progettista o suwériste (da suwèr: pittura sous verre che, in origine rappresentava scene religiose o popolari in stile naïf).

 

Transport en commun

Appena uscito dalle Belle Arti di Dakar, Fodé Camara ha cercato di creare un'opera originale che riprendesse il concetto di négritude tanto caro a Senghor.

 

Contrariamente ai suoi predecessori, però, non ha mai conosciuto la brousse e l'ambiente dei villaggi. Il suo universo è la città in cui è nato e in cui ha sempre vissuto ed è da questo contesto che trae i suoi primi soggetti, come i car rapid, con i loro tipici colori (blu, bianco e giallo).

 

       

Trasportano ogni giorno migliaia di persone che caricano e scaricano in un flusso ininterrotto: una folla anonima in mezzo alla quale, malgrado il rumore e la promiscuità, l'individuo sembra essere solo dietro il suo finestrino, quasi isolato in un altro mondo.

 

I colori sono stemperati dalla polvere e dalla velocità… perché il car rapid si ferma raramente, vive al ritmo della città, si prende al volo… riprende la sua folle corsa mentre l'apprenti urla il nome della destinazione.

 Dakar 1987   Acrilico su tela   200cm x 110cm    

 

 

Le vieux Nègre et les tricolores

Nel 1988, Fodé Camara e altri due pittori, Édouard Duval-Carrier (Haiti) e Philippe Nouail (Francia), furono scelti per realizzare un'esposizione il cui tema era il bicentenario della Rivoluzione Francese. Lavorarono insieme a questo progetto  per un anno nei locali del Musée des Arts Africains et Océaniens di Parigi.

 

       

La Révolution Française sous les Tropiques fu presentata nel settembre 1989 a Paris, durante le cerimonie commemorative del bicentenario.

 

Fu in seguito esposta à Dakar, Port au Prince, e negli Stati Uniti. Questa esposizione fu per Fodé un'occasione per prendere coscienza del passato: per il Senegal e per Haiti la Rivoluzione ha significato l'abolizione dello schiavismo.

 Acrilico e pastello su tela   Parigi, aprile 1990   120cm x 200cm    

 

Su un piano più personale, questi avvenimenti hanno riportato Fodé Camara alla storia coloniale che non aveva conosciuto ma di cui il padre era l'incarnazione. Questa commemorazione della gloria patriottica francese era anche la rievocazione di un padre che, per qualche medaglia, aveva servito questa gloria.

 

 

Figure No 6

Dopo 5 anni trascorsi a Parigi, Fodé sentiva il bisogno di ritornare a Dakar.

 

 

Il ritorno è confuso, brutale.

L'universo originale è ritrovato, con i suoi tempi, il sole e i volti famigliari. Ma ritornano anche i problemi di famiglia e il ruolo che l'anonimato parigino gli aveva quasi fatto dimenticare.

 

Il volto sulla tela è accennato: pochi tratti precisi, ma ridotti al minimo che sembrano attraversati da cilindri multicolori.

 

Rappresenta un momento delicato, contemporaneamente anelato e temuto. La confusione generata dalla distanza tra Europa e Africa deve attenuarsi progressivamente.

 

La tela è eccezionalmente piccola, come per concentrare e sintetizzare più facilmente queste sensazioni.

 

In wolof la parola jaxass (o ndiakhass) traduce questo stato d'animo: significa miscuglio, amalgama o patch work.

Acrilico e pastello su tela

Dakar, luglio 1994   96cm x 66cm

   

 

Altre opere

 

 

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