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In Burkina Faso una
leggenda racconta che lo N'goni sia stato inventato dal noto cacciatore
Suliman.
C'era una volta Suliman, coraggioso cacciatore senufo.
Suliman si svegliava ogni
mattina molto presto per andare a cacciare.
Una notte, in sogno, udì
una voce che gli spiegò come fabbricare uno strumento musicale che si
chiamava N'goni. All'indomani si svegliò come ogni giorno per andare
a caccia e si ricordò del sogno. Passò tutta la mattina ripensando a quella
voce, senza riuscire però a dare un senso alla faccenda. A metà giornata,
stanco di tanto camminare, decise di riposarsi un po' e si coricò ai piedi
di un grosso albero.
Improvvisamente fu
svegliato da un rumore proveniente da un cespuglio lì vicino.
In quella, scattò in piedi, afferrò la sua arma, se la posizionò rapidamente
sulla spalla e sparò a ciò che credeva essere un animale.
Si avvicinò con
circospezione al cespuglio per vedere di che si trattava, ma non trovò nulla
a parte le foglie che aveva mosso con lo sparo. Deluso, decise di proseguire
la sua giornata di caccia.
Ma, appena voltò le spalle, proveniente dal cespuglio, tornò a
manifestarsi la stessa voce del sogno che gli spiegò un'altra volta come
fabbricare lo N'goni.
Appena tornato a casa,
Suliman si mise subito al lavoro. Prese una zucca, una pelle di capra e del
legno e cominciò a forgiare lo strumento che la voce gli aveva descritto.
Quando lo terminò, lo
chiamò Dozo N'goni ("N'goni del cacciatore") che da allora viene
sempre utilizzato per decantare le gesta dei cacciatori valorosi.
In Mali invece si
racconta che lo strumento originario fosse composto di una sola corda e che
fosse lo strumento favorito dei pastori
peul,
che lo utilizzavano per accompagnare al pascolo i greggi di pecore e le
mandrie di vacche. Poco a poco lo N'goni, per opera dei virtuosi griots
malinké, ha conosciuto un'evoluzione che l'ha portato alla versione a 4
corde, che risultava musicalmente più complessa e più gradevole all'ascolto.
Da questa vicenda deriva l'appellativo Jeli N'goni, ovvero "Liuto
dei Griots".
Oggi presso i
peul è dotato di 3 corde ed
è noto con il nome di Gaaci.
Svolge un'importante ruolo
anche nella società odierna perchè è utilizzato in differenti situazioni:
dallo svago ai matrimoni, dalla festa della
Tabasky a quella della
Korité.
E' uno strumento simbolo di
pace e unione ed è sempre portatore di buone novelle. Ne esiste anche una
versione monocorde, che rievoca quella originaria, chiamata Molaaru;
viene suonata spesso sola oppure, in rappresentazioni e spettacoli
pubblici, anch'essa accompagnata da strumenti come calebasse,
tunbudé e piccole percussioni.
Presso i soninké è chiamato Ganbarè ed è
composto di 3 o 4 corde, ognuna delle quali ha un nome proprio. E'
solitamente accompagnato da 2 percussioni che si suonano in piedi
per suonare nello stile Sunke (che letteralmente significa
"chiacchierata intima"), genere musicale specificamente rappresentativo
della tradizione soninké ed utilizzato in diverse occasioni: battesimi,
circoncisioni, matrimoni,
Tabasky e
Korité.
Il Ganbarè è utilizzato anche per animare le feste e le
manifestazioni dei griots.
Presso i tuareg lo N'goni
ha 3 corde, viene suonato generalmente da solo ed chiamato Tehardent.
Può essere accompagnato da alcune calebasse per creare il Takanba,
in occasione di battesimi, matrimoni e feste di benvenuto. Altrimenti viene
suonato da solo, al massimo accompagnato da una voce. E' lo strumento
evocatore per eccellenza della guerra e dell'amore, due temi frequentemente
sviluppati dai musicisti tuareg. I brani musicali più diffusi suonati con il
Tehardent sono Yali (nome di un luogo scenario di una cruenta
battaglia tra
peul e tuareg), Njeru
(dedicato ai nobili peul che vivono in armonia con i Tuareg), Mulay
(nome di uno Sharif), Tangaani (nostalgica canzone d'amore) e Jaba
(nome di un'isola ricca di burgu, un'erba che i greggi brucano al
ritorno dalla transumanza).
Come si può notare anche per
lo N'goni vale la regola della tradizione orale africana, per effetto
della quale è impossibile conoscere uno strumento, un ritmo, una canzone,
una persona o un gruppo di persone con un nome universale. Ogni gruppo
etnico infatti chiama a modo suo lo N'goni. I bambarà, per esempio, lo
chiamano Bamanah N'goni, mentre presso i songhaï è noto come Njarkat.
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