Questa pagina è stata realizzata in collaborazione con

DJEMBE.IT

Italian Djembe Community

 

Testi tratti in modo parziale dal sito del

Museo Virtuale del Mali e del Burkina Faso

Libera traduzione a cura di

Alberto Cuomo

File audio "Dambe" estratto dall'omonimo disco del gruppo

Yelena

 

 

N’goni

il liuto africano

 

Lo N'goni è un strumento antichissimo, originario di svariati gruppi etnici delle savane del Sahel, diffuso soprattutto in Mali, Burkina Faso, Niger, Liberia e Senegal.

 

E' composto di una cassa di risonanza di forma ovale o circolare che può essere fabbricata attraverso l'incavatura di un tronco di legno o ricavata da una zucca (calebasse) tagliata a metà. La cassa di risonanza è ricoperta da una pelle di capra. Tra la cassa e la pelle è incastonato un bastone. Sull'estremità superiore del bastone vengono fissate le corde (generalmente 3 o 4), tese fino ad un foro, effettuato nella pelle di capra, creato per la fuoriuscita del suono. Le dimensioni del bastone variano tra gli 80 cm e i 120 cm. Mentre la cassa di risonanza può misurare da un minimo di 10 cm fino ad un massimo di 20-25 cm di profondità.
 

Lo strumento viene suonato tenendolo davanti al corpo e reggendolo con i mignoli per due piccoli manici inseriti nella cassa di risonanza. Le corde vengono quindi pizzicate con il pollice e l'indice di entambe le mani.

 

Clicca qui per sentire il suono dello N'goni.

 

Ci sono due tipi principali di N'goni: il Kamale N'goni (a destra) suonato dai griots e dai musicisti in feste, matrimoni, spettacoli… e il Dozo N'goni (qui sotto) suonato tradizionalmente dai dozo, "cacciatori" in bambarà (lingua del gruppo mande simile al malinké e al mandinka).

 

     
     

     

In Burkina Faso una leggenda racconta che lo N'goni sia stato inventato dal noto cacciatore Suliman.

C'era una volta Suliman, coraggioso cacciatore senufo.

Suliman si svegliava ogni mattina molto presto per andare a cacciare.

Una notte, in sogno, udì una voce che gli spiegò come fabbricare uno strumento musicale che si chiamava N'goni. All'indomani si svegliò come ogni giorno per andare a caccia e si ricordò del sogno. Passò tutta la mattina ripensando a quella voce, senza riuscire però a dare un senso alla faccenda. A metà giornata, stanco di tanto camminare, decise di riposarsi un po' e si coricò ai piedi di un grosso albero.

Improvvisamente fu svegliato da un rumore proveniente da un cespuglio lì vicino.
In quella, scattò in piedi, afferrò la sua arma, se la posizionò rapidamente sulla spalla e sparò a ciò che credeva essere un animale.

Si avvicinò con circospezione al cespuglio per vedere di che si trattava, ma non trovò nulla a parte le foglie che aveva mosso con lo sparo. Deluso, decise di proseguire la sua giornata di caccia.
Ma, appena voltò le spalle, proveniente dal cespuglio, tornò a manifestarsi la stessa voce del sogno che gli spiegò un'altra volta come fabbricare lo N'goni.

Appena tornato a casa, Suliman si mise subito al lavoro. Prese una zucca, una pelle di capra e del legno e cominciò a forgiare lo strumento che la voce gli aveva descritto.

Quando lo terminò, lo chiamò Dozo N'goni ("N'goni del cacciatore") che da allora viene sempre utilizzato per decantare le gesta dei cacciatori valorosi.

 

In Mali invece si racconta che lo strumento originario fosse composto di una sola corda e che fosse lo strumento favorito dei pastori peul, che lo utilizzavano per accompagnare al pascolo i greggi di pecore e le mandrie di vacche. Poco a poco lo N'goni, per opera dei virtuosi griots malinké, ha conosciuto un'evoluzione che l'ha portato alla versione a 4 corde, che risultava musicalmente più complessa e più gradevole all'ascolto. Da questa vicenda deriva l'appellativo Jeli N'goni, ovvero "Liuto dei Griots".


Oggi presso i peul è dotato di 3 corde ed è noto con il nome di Gaaci.

Svolge un'importante ruolo anche nella società odierna perchè è utilizzato in differenti situazioni: dallo svago ai matrimoni, dalla festa della Tabasky a quella della Korité.

E' uno strumento simbolo di pace e unione ed è sempre portatore di buone novelle. Ne esiste anche una versione monocorde, che rievoca quella originaria, chiamata Molaaru; viene suonata spesso sola oppure, in rappresentazioni e spettacoli pubblici, anch'essa accompagnata da strumenti come calebasse, tunbudé e piccole percussioni.

 

Presso i soninké è chiamato Ganbarè ed è composto di 3 o 4 corde, ognuna delle quali ha un nome proprio. E' solitamente accompagnato da 2 percussioni che si suonano in piedi per suonare nello stile Sunke (che letteralmente significa "chiacchierata intima"), genere musicale specificamente rappresentativo della tradizione soninké ed utilizzato in diverse occasioni: battesimi, circoncisioni, matrimoni, Tabasky e Korité. Il Ganbarè è utilizzato anche per animare le feste e le manifestazioni dei griots.

 

Presso i tuareg lo N'goni ha 3 corde, viene suonato generalmente da solo ed chiamato Tehardent. Può essere accompagnato da alcune calebasse per creare il Takanba, in occasione di battesimi, matrimoni e feste di benvenuto. Altrimenti viene suonato da solo, al massimo accompagnato da una voce. E' lo strumento evocatore per eccellenza della guerra e dell'amore, due temi frequentemente sviluppati dai musicisti tuareg. I brani musicali più diffusi suonati con il Tehardent sono Yali (nome di un luogo scenario di una cruenta battaglia tra peul e tuareg), Njeru (dedicato ai nobili peul che vivono in armonia con i Tuareg), Mulay (nome di uno Sharif), Tangaani (nostalgica canzone d'amore) e Jaba (nome di un'isola ricca di burgu, un'erba che i greggi brucano al ritorno dalla transumanza).

 

Come si può notare anche per lo N'goni vale la regola della tradizione orale africana, per effetto della quale è impossibile conoscere uno strumento, un ritmo, una canzone, una persona o un gruppo di persone con un nome universale. Ogni gruppo etnico infatti chiama a modo suo lo N'goni. I bambarà, per esempio, lo chiamano Bamanah N'goni, mentre presso i songhaï è noto come Njarkat.

 

 

La musica senegalese
 

 

 

 

Per commentare questa pagina nel forum:



© InSenegal.org 2002-2004

Note Legali