Letteratura senegalese
La letteratura senegalese, come quella della maggior parte dei popoli africani, è stata a lungo una letteratura orale, affidata alla memoria dei griot.
L’intero patrimonio culturale, fatto di miti, racconti, proverbi, storia, diritto consuetudinario, rituali religiosi e regole etiche è stato per secoli trasmesso verbalmente, attraverso epopee liriche, cronologie e genealogie, opere morali, novelle e racconti. Di particolare rilevanza artistica sono la poesia islamica wolof, i canti iniziatici e i racconti dei sereer.
All’opposto di quella orale, la letteratura scritta è una presenza piuttosto recente.
Tra le prime testimonianze in una delle lingue vernacolari senegalesi si annoverano i canti di guerra e di vittoria composti in lingua pulaar, codificata in caratteri arabi, da Ousmane dan Fodio (1752-1820), fondatore del regno peul di Sokoto. Il patrimonio letterario pulaar è ricco e molto vario (dilléré, pekane, kerondes, goumbala, lêlé, jaanis…), spesso inscindibile dalla musica e dai canti che lo accompagnano.
La letteratura scritta in wolof si può sommariamente dividere in due correnti: quella scritta con l’alfabeto arabo (wolofal) e quella scritta con caratteri latini. I primi scritti risalgono al XVIII secolo. Si tratta soprattutto di produzioni di esploratori, missionari e amministratori coloniali scritte con l’alfabeto francese adattato. In lingua wolof è pubblicata la trascrizione della prima collezione di racconti dall'Africa occidentale, forse dall'Africa intera: Fables Sénégalaises recueillies de l'Ouolof (1828) ad opera del Barone Roger. Ugualmente importante è il contributo degli intellettuali di lingua araba, in particolare le opere di Cheikh Ahmadou Bamba.
Nel 1809 i Francesi cominciano la colonizzazione attiva del Senegal. L'introduzione del francese nel paese si accompagna alla politica di assimilazione culturale. I primi scritti in francese sono opere etnologiche, diari intimi o racconti di viaggio fortemente influenzati dalla visione culturale del colonizzatore: nel 1850, Léopold Panet pubblica la Relation de voyage de Saint-Louis à Souiera nella «Revue Coloniale».
Qualche anno più tardi, L'Abbé David P. Boilat (nato a Saint Louis nel 1814 da padre francese e madre signare e morto nel 1901) redige e illustra le Esquisses Sénégalaises (1853, Schizzi senegalesi), e Pierre Holla pubblica la Sénégalie française (1855).
Il primo vero romanzo, Les trois volontés de Malic, viene pubblicato nel 1920 dall'istitutore Amadou Mapathé Diagne per i propri alunni, il tema è la coesistenza delle tradizioni senegalesi con la scuola moderna (francese) e quella coranica. Nel 1925, Bakari Diallo racconta la sua esperienza di soldato al servizio dell’esercito francese in Force-Bonté.
Il primo autore che rappresenta il conflitto psicologico derivante dall'innesto della civiltà occidentale in quella senegalese è Ousmane Socé Diop (1911-1973) con il romanzo Karim, véritable roman sénégalais (1935).
Negli anni ‘30, la poesia di Léopold Sedar Senghor e il movimento della Negritudine danno alla letteratura senegalese una dimensione internazionale e determinano la presa di coscienza dell'identità culturale africana, ma la vera rivoluzione culturale si è prodotta dopo la II guerra mondiale, quando gli studenti senegalesi in Francia entrano in contatto con gli afroamericani e i caribici.
Il prestigio di Senghor domina la letteratura senegalese e mette in ombra, senza che egli certamente lo voglia, il nome di altri autori della sua stessa generazione o più giovani come Abdoullaye Sadji (1910-1961), autore di apprezzati romanzi (Nini, mulâtresse du Sénégal, 1954) e Birago Diop (1906-1989) i cui racconti (Racconti d'Amadou-Koumba e Nuovi racconti d'Amadou-Koumba) sono considerati dei classici della letteratura africana.
La letteratura romanzesca di stile realistico conta ottimi autori, nella generazione successiva, come Ousmane Sembene (n. 1923), sindacalista e scrittore, noto anche come regista cinematografico e Cheikh Hamidou Kane (n. 1928). Da ricordare anche Malick Fall (1920 – 1978) noto soprattutto per il suo romanzo La plaie (1967) e Cheik Aliou Ndao (n. 1933).
Per la poesia sono rilevanti Lamine Diakhate (n. 1928), che fu uno dei più stretti collaboratori del presidente e il già citato Malick Fall. Un poeta di grande sensibilità, scomparso prematuramente, è David Mandessi Diop (1927-1961), cantore della rivendicazione razziale e anticolonialista, ha pubblicato la raccolta di poemi Coups de Pilon (1956).
Nelle loro opere, i romanzieri africani hanno sempre dato spazio alle donne, spesso riconoscendo loro un ruolo particolare nel processo di liberazione dell'Africa dalla sua condizione di umiliazione e sfruttamento ma è solo negli anni Settanta e Ottanta, dopo l’indipendenza, che si affermano romanziere sempre più critiche nei confronti della situazione socio-politica e che descrivono la condizione della donna africana e la lotta per migliorarla: Mariama Bâ (1929-1981), Aminata Sow Fall (n. 1941), Tita Mandeleau (n. 1937), Myriam Warner Vieyra (n. 1939), Nafissatou Niang Diallo (1941-1982), Ken Bugul (n. 1947) Marie N'Diaye (n. 1967)... Altre scrittrici, ad esempio Kiné Kirama Fall o Ndèye Boury Ndiaye (n. 1936), scelgono la poesia.
In questi decenni gli scrittori sono per lo più impegnati politicamente: alcuni, come Boubacar Boris Diop (n. 1946) denunciano il conflitto tradizione-modernismo, la vita perennemente in bilico fra l'Africa e l'Europa, la frattura fra gli intellettuali e le masse, altri, come Ousmane Sembène, esprimono violentemente o satiricamente l'amarezza e l'angoscia suscitate dalle speranze deluse dai regimi africani della postindipendenza.
Un posto speciale nella letteratura senegalese merita Cheikh Anta Diop.
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Incontro con Pap Khouma
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