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Djibril Diop Mambety: un regista controcorrente
di Cinzia Quadrati
Djibril Diop Mambéty nasce nel 1945 a Dakar, nel quartiere periferico di
Colobane (che diverrà il paese in cui ambienterà il suo secondo lungometraggio:
Hyènes), da un imam che non condivideva la sua passione giovanile
per il cinema, ma che, in seguito, diverrà il suo più grande estimatore.
Lo
stesso Mambéty ricorda: “A sette anni ero già regista e produttore: invitavo i
miei amici a proiezioni di ombre cinesi. A quell’epoca eravamo tutti intossicati
dai western; io ritagliavo dei piccoli banditi e cow-boy di carta e
organizzavo spettacoli serali”.[1]
Ma il primo vero ingresso nel mondo dello spettacolo avviene con il teatro:
comincia a recitare nella compagnia del “Teatro Nazionale Daniel Sorano” in
ruoli come quello del messaggero del re ne L’esilio di Alboury, o
del re Gunda in Mackbet. Presto viene espulso per motivi disciplinari,
come era avvenuto alla scuola francese all’età di sedici anni e come succederà
quando si recherà clandestinamente a Marsiglia anni dopo.
Nel 1965 inizia la
carriera cinematografica come regista, da autodidatta, senza una preparazione
specifica (mentre la maggior parte dei registi africani hanno compiuto studi in
Europa) ed attore in parti secondarie nei suoi film e in alcune pellicole
italiane, come l’episodio dal titolo Che cosa non ho fatto, nella
commedia erotica di Pietro Vivarelli, Il Decamerone nero.
Il suo primo
film da regista è Contras City (22’, col, 16 mm) del 1968,
segue Badou
Boy (60’, col, 16 mm) nel 1970,
vincitore della “Medaglia d’Oro” al MIFED di
Milano e del “Tanit d’Argento” alle Giornate del Cinema di Cartagine.
Il suo
capolavoro è Touki Bouki (Il viaggio della iena, 95’, col, 35 mm)
del 1973,
presentato a Cannes nella sezione “Quinzaine des réalisateurs”, ha
vinto il “Premio della Critica internazionale” e il “Premio speciale della
Giuria al Festival di Mosca.
Dopo quindici anni di silenzio Mambéty ritorna al
cinema con Parlons Grand-Mère (Parliamo nonna, 34’, col, 16/35
mm), un documentario sulla realizzazione di Yaaba di Idrissa Ouédraogo,
uno dei più famosi registi del Burkina Faso, che ha vinto il “Premio città di
Perugia” al Festival dei Popoli.
Nel 1992 gira Hyènes (Iene, 90’,
col, 35 mm), in concorso a Cannes
e due anni dopo Le Franc (Il Franco,
45’, col, 35 mm), in concorso al Festival Internazionale del Film di Locarno,
vincitore del premio SCAD al Festival del Cinema Francofono di Namur e del
“Tanit d’Oro” a Cartagine.
Ha lasciato incompiuto, in fase di montaggio, La
Petite Vendeuse de Soleil (La piccola venditrice di Sole, 35’, col,
35 mm, secondo capitolo della sua mancata trilogia dal titolo histoires de
petite gens, che doveva comprendere, infine, L’apprendista ladro),
che ha partecipato al Festival del Cinema Africano di Milano, al Festival di
Namur e al Festival di Perugia.
Ha alternato l’attività cinematografica a opere di beneficenza in favore
dell’infanzia, attraverso la fondazione da lui creata, dal nome “Fondazione Maag
Daan per l’infanzia e la natura”. È morto di cancro a Parigi il 23 luglio 1998,
all’età di cinquantatré anni.
Il cinema secondo Mambéty
Il Cinema africano
nasce in Senegal