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Associazione culturale Liutprand

Nata nel 1994, per studiare e diffondere le tradizioni di Pavia e del suo territorio, ha ormai al suo attivo un ricco patrimonio editoriale.

 

L'architettura tradizionale africana

 di Alberto Arecchi

Architetto e autore di diversi studi sulle culture dei Paesi africani,

sui problemi dell'habitat e delle tecnologie appropriate

 

Possiamo suddividere il patrimonio architettonico tradizionale dell'Africa occidentale in quattro sotto-insiemi:

Una gamma molto varia di abitazioni (ad esempio quelle senegalesi), che si può classificare in base a caratteristiche regionali, e che tramandano una testimonianza delle diverse organizzazioni sociali, dei livelli e dei processi tecnologici e dei valori culturali dei gruppi etnici che si sono stabiliti nella zona nel corso del tempo.

  I centri che si sono sviluppati lungo la grande ansa del fiume Niger (Mopti, Djenné, Tombouctou, Gao) ed altri, nati nei grandi incroci di scambio commerciale.
Mopti, foto di Enzo Padovani    
     
  Edifici di particolare rilievo culturale (gli esempi più rappresentativi sono le Grandi Moschee delle città appena citate).

Djenné (la Moschea), foto del Prof. Carlo Cencini,

Università di Bologna

   
     
  Grandi palazzi e tombe reali (i più conosciuti sono il Palazzo dei Re d'Abomey, nel Benin, e la Tomba degli Askua a Gao, nell'attuale repubblica del Mali).
Abomey, foto: Archives Nationales du Sénégal    

Il commercio trans-sahariano, a partire dal nostro sec. XII, ha dato origine a correnti culturali di scambio tra l'Africa del Nord e la grande ansa del Niger. L'islamizzazione ha diffuso moschee ed altri edifici di culto, ma ha anche influenzato la tipologia degli edifici residenziali. Basti pensare ai grandi monumenti dell'architettura sudanese (Timbouctou, Gao e, simbolo più noto, la grande Moschea di Djenné) per rendersi conto delle qualità espressive dei materiali tradizionali come la terra cruda, e delle loro possibilità di durata quando venga garantita una giusta manutenzione.

Per quanto riguarda le tecniche ed i materiali, pur prescindendo da considerazioni etniche e storiche che ci condurrebbero a distinzioni troppo minute, possiamo schematicamente riconoscere nell'Africa occidentale tre grandi zone: 

§         Nella fascia semi-arida al bordo del Sahara le costruzioni sono generalmente in terra cruda, talvolta "armata" o stabilizzata con ossature lignee inserite nel corpo delle costruzioni. L'habitat è raggruppato in città, poste lungo le fasce fluviali.

§         Più a sud, nel Sahel, caratterizzato da una pluviometria media, le abitazioni sono di terra (talvolta di paglia) con il tetto di paglia, e sono raggruppate per lo più in piccoli villaggi.

§         Nelle zone umide della foresta, infine, le abitazioni tendono ad essere realizzate interamente in paglia, legno o bambù.

Le forme, i colori, le decorazioni e gli arredi variano moltissimo, secondo la regione e l'etnia degli abitanti, secondo la loro gerarchia sociale (ugualitaria o centralistica) e la loro concezione del mondo (spesso il villaggio ripete, nella disposizione delle case, schemi antropomorfici o cosmogonici).

Nelle società più gerarchizzate del Medio Niger e della foresta troviamo veri e propri "palazzi", appartenenti alla casta dei guerrieri, mentre nelle società più democratiche gli unici edifici di una certa monumentalità sono quelli destinati al culto.
 

 

 

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