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realizzata in collaborazione con la
Nata nel
1994, per studiare e diffondere le tradizioni di Pavia e del suo
territorio, ha ormai al suo attivo un ricco patrimonio editoriale. |
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L'architettura tradizionale senegalese
Nell’architettura senegalese si mescolano le stesse influenze che caratterizzano
la storia del paese: a tradizioni locali molto diverse fra loro, si aggiungono elementi esteriori provenienti dal mondo arabo e
dall'Europa. La casa tradizionale presenta secondo le
regioni una grande
diversità di piante, dimensioni e materiali di costruzione.
Le costrizioni dell'ambiente fisico e del
clima
e la disponibilità di diversi materiali cambiano la maniera di costruire non
meno delle differenziazioni etniche. Nel
Senegal orientale, ad esempio, si
trovano nel distretto di Salémata (dipartimento
di Kédougou) case bassari di pietra e
case peul di terra o di crintin (pannelli di rami o di bambù intrecciati
ed intonacati con terra), così come nei dintorni di Koussanar (dipartimento
di Tambacounda) convivono case peul di terra e case wolof di paglia. Ma, mentre verso il
nord i
soninké costruiscono edifici rettangolari con i tetti a terrazza, verso
il sud la maggiore
pluviometria li obbliga a fare tetti di paglia a falde e troviamo
anche, talvolta, case rotonde in crintin. C'è minore differenza fra una
casa soninké ed una peul dello stesso villaggio che non fra le case soninké di Salémata e quelle della stessa etnia nella
regione del fiume Senegal. Anche per
i toucouleur, altro gruppo etnico diffuso dal
nord al sud, le maggiori
pluviometrie obbligano a sostituire le terrazze con tetti a falde di paglia.
Schematizzando e generalizzando una situazione in realtà piuttosto versatile
possiamo dire che:
La casa wolof
Senegal centrale e
penisola di Capo Verde
E’ elementare, singola, di solito quadrata, con il lato di circa 4 metri.
Fino al XIX secolo i materiali impiegati erano completamente vegetali. Oggi i
muri sono di banco o mattoni di terra non cotti, a volte con una minima
quantità di cemento. Sarebbe meglio asciugare i blocchi all'ombra, ma non sempre
e' possibile (la presa naturale dell'argilla si sviluppa meglio in condizioni
ventilate e fresche, ma il clima locale non consente troppe zone d'ombra).
Il tetto (xade), piramidale e ricoperto di
paglia, è sostenuto da pali o appoggia direttamente sui muri. La porta di ogni
casa è rivolta verso l’interno e un recinto (tapade) delimita la
concessione famigliare (kër).
Il capofamiglia e ognuna delle mogli posseggono una casa. A volte però le mogli
dormono in una casa comune con i figli piccoli. Ragazzi e ospiti ne occupano una
a parte. Infine c’è la casa-cucina. Al centro della kër c’è un grande
albero, all’ombra del quale si raduna tutta la famiglia.
I granai sono solitamente all’esterno, raggruppati a qualche distanza dalla
concessione, per preservarli da possibili incendi. La tapade si
interrompe solo per lo spazio dell’ingresso, ma forma una curva per riparare da
sguardi indiscreti. La casa del capofamiglia è la prima vicino all’entrata.
Intorno alla kër una corona di giardini forma il tokër.
Il villaggio è formato da un insieme di kër ed è retto da un capo. Il suo
centro di gravità sociale è la piazza, in cui si trovano l’arbre a palabres,
un luogo di riunione e preghiera pubblico e spesso dei pozzi. Quando la
popolazione aumenta il villaggio si suddivide in quartieri e intorno alla piazza
centrale si costruisce la moschea e nascono i negozi. Circonda il villaggio una
fascia di campi (jatti) e di pascoli per un raggio di alcuni chilometri.
La casa lebu
Penisola di Capo Verde,
Petite Côte
Un tempo circolare è oggi a base quadrata (o rettangolare) e costruita con
paglia, stoppie e canne su pali di legno portanti.
La concessione (kër) è delimitata da una recinzione vegetale, con un
ingresso (buntu) orientato a sud. La casa dell’anziano o del
capofamiglia nel passato era di fronte all’entrata, oggi è di solito di
lato. I granai di famiglia e di quartiere (raggruppati in un unico luogo),
hanno forma cilindrica, tetto conico e uno sportello rettangolare alla base.
Sostegni di pietre o di pali li rialzano dal terreno.
Il villaggio si sviluppa lungo la costa e il luogo di riunione si trova in
genere in riva al mare, sulla spiaggia. E’ di solito una tettoia piramidale,
portata da otto pali, che copre e ombreggia uno spazio di circa venti metri
quadrati.
La casa sereer
Regioni di Kaolack e di Thiès,
Siin-Saalum
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È quadrata o pentagonale e molto semplice. La capanna
circolare tradizionale (tokorong), di giunco ed erba intrecciati e
con il tetto in paglia, sta sparendo, sostituita da costruzioni in
banco o mattoni. Le case sono disposte in cerchio intorno alla corte e
la residenza del capofamiglia (yai m’bind) è sull’asse di fronte
all’entrata del recinto (tapade) fatto di steli di miglio o da una
siepe d'arbusti spinosi, che possono essere vivi o secchi. La tapade, di forma ovale o circolare, delimita la
cellula fondamentale dell’habitat sereer: il m’bind. I granai
cilindrici di giunco intrecciato sono sempre all’interno della recinzione.
Circondano il m’bind, formando il bim’bind, campi di miglio
precoce. |
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Foto di Cristina Seynabou Sebastiani |
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La concessione è un’unica comunità economica e la famiglia, che può
comprendere da dieci a quaranta persone, è organizzata in modo molto
indipendente. Le figlie dormono con la madre fino al matrimonio e i figli
con il padre fino alla circoncisione. Alla morte del capofamiglia vengono
delimitate delle sottoconcessioni (akhaw).
Il villaggio sereer non è un agglomerato di concessioni famigliari
contigue, è molto vasto e poco strutturato. Solo nei villaggi più antichi
i diversi m’bind si avvicinano a causa della crescita demografica.
Quartieri autonomi distanti centinaia di metri, i dikh,
rappresentano la base della collettività rurale e alcuni quartieri
raggruppati (amministrativamente) formano un sakh, villaggio
guidato da un capo, diaraf.
La casa dei peul sedentari
Casamance e
Senegal orientale
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E’ circolare con diametro da 2 a 8
metri e coperta da un tetto conico di paglia. Il tetto sporge fino a
circa un metro da terra, formando una specie di corridoio-veranda
intorno alla casa. Una porta dà sulla corte della concessione e
un’altra su uno spazio di servizio sul retro. I muri sono spesso in
banco. Il capofamiglia ha sempre la sua camera personale e spesso
anche le donne hanno la propria. La camera della prima moglie è la più
grande. E’ comune trovare un letto da riposo esterno. |
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Foto di Silvano Mossi |
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Alcune case hanno un granaio interno sostenuto da quattro pali, che
formano una specie di solaio. In genere però granai e cucine sono
costruzioni separate e si trovano all’interno della concessione.
La concessione galledji, un tempo era abitata anche da 50 persone
ed era il simbolo dell’unità sociale e materiale del gruppo. Molte
concessioni sono divise in due parti: kécounda, riservata agli
uomini e moussoucounda, destinata alle donne.
I peul della Casamance sono dispersi in innumerevoli piccoli villaggi (saré).
Ogni villaggio è costituito dal raggruppamento di numerose gallédji,
intorno ad una piazza centrale, dove si trova la moschea e l’arbre à
palabres. Strade a raggiera separano le concessioni.
La casa dei peul nomadi o semisedentari
Ferlo e
regione del fiume Senegal |
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E’ in paglia con armatura in legno molto leggera, a volte smontabile e
trasportabile. Può avere forma semisferica, ovoidale a cupola o allungata
a tunnel. Spesso la casa è costruita dalle donne ed è disposta con
orientamento nord-sud.
La porta di ingresso è bassa e piccola, per mantenere fresco e oscurità. I
nomadi usano case di 3-4 metri per 2, mentre i semisedentari hanno case più
grandi. Uomini e donne dormono nella stessa casa, su letti di legno a listelli.
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Foto: Prof. Carlo Cencini,
Università di Bologna |
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L’accampamento peul è un agglomerato chiuso da una cinta di rami che raggruppa
alcune decine di case in cui vivono famiglie che appartengono allo stesso
lignaggio. Per ragioni di sicurezza, il recinto del bestiame è generalmente al
centro dell’abitato.
Le case toucouleur
Fuuta Tooro
Possono essere rotonde o rettangolari.
Quelle rotonde hanno il tetto in paglia e una sola stanza.
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Quelle rettangolari sono suddivise in varie stanze, hanno il tetto a
terrazza e una veranda di paglia lungo tutta la facciata. Il muro in
banco è spesso decorato con trafori e bassorilievi dipinti. All’interno
sono sempre più rari i letti e i piccoli armadi in banco. Uomini e donne
della stessa famiglia vivono nella medesima casa e ogni moglie ha la sua
camera. Giovani e vecchi possono disporre di una propria camera o avere una
casa isolata.
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Foto di Silvano Mossi |
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Le case sono disposte intorno a una corte centrale, che a volte, per
mancanza di spazio, diventa un semplice e stretto corridoio tra gli edifici.
Le cucine e il riparo per il cavallo sono costruzioni annesse. I granai sono
edifici separati, ma sempre all’interno della concessione. Sono costruiti in
banco e mantenuti sollevati dal suolo con pietre o pali.
Le concessioni (gallédji) sono delimitate da recinzioni basse in
banco o materiale vegetale.
Esistono due tipi di villaggio tradizionale: il primo si sviluppa lungo la
riva del fiume ed è denso di costruzioni affiancate e che delimitano un
intreccio di strade strette e contorte. Intorno corre una
pista-circonvallazione. Il secondo, più vasto e normalmente più importante,
viene solitamente costruito ai limiti della zona soggetta a inondazione.
In entrambi il luogo di ritrovo pubblico è la piazza principale dove sorge
la moschea.
La casa soninké
Frontiera con la Mauritania, estremo sud della
regione del fiume e
dipartimento di Bakel
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È, di solito rettangolare, con tetto a terrazza. La casa soninke è
costruita in
terra, con
l’aggiunta di leganti (paglia, estratti vegetali viscosi, sterco
di vacca…) che la rendono robusta. La facciata viene modellata con un
lavoro a traforo o
decorata con pigmenti
naturali. La terra viene usata anche per costruire piattaforme, panche,
letti, scaffali…
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© Margaret Courtney-Clarke/CORBIS |
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Le case mandinka
Senegal orientale e
Casamance
Salvo rare eccezioni sono oggi costituite da un’unica stanza, senza
controsoffittatura né veranda. La pianta, originariamente circolare, è ora
spesso rettangolare e il tetto è a quattro falde.
Cucina e granai sono edifici distinti e generalmente sovrapposti l’uno
all’altro in modo che il fumo del focolare tenga lontani gli insetti dai
depositi. Di solito il tetto del granaio deborda creando uno spazio riparato
per il lavoro delle donne. Le donne vivono tutte in una grande camera
dormitorio comune, mentre i capofamiglia hanno una loro camera personale.
Le case bassari
Frontiera sud-orientale tra Senegal e Guinea,
dipartimento di
Kédougou
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Sono piccole e hanno la
particolarità di essere costruite in blocchi squadrati di laterite,
intonacati all’interno con fango. L’ossatura del tetto conico viene
montata a terra, alzata sulla sommità dei muri e quindi ricoperta di
paglia. |
I granai sono spesso piattaforme poste all’esterno a
due metri dal suolo e vi si accede con una scala. Circondano le case gli
ovili e i magazzini per la birra di miglio.
Le case sono disposte in cerchio intorno a una corte centrale, ma la
concessione non è mai recintata. Normalmente le concessioni sono isolate nei
campi e raggruppano solo una o due famiglie imparentate. Anche i villaggi
sono molto disgregati e possono raggruppare anche venti o trenta
concessioni, disperse per chilometri in un paesaggio accidentato e
collinoso.
Esiste comunque un centro sociologico presso la concessione del capo, dove
si trova la piazza pubblica in si celebrano le feste, ci si incontra e si
beve birra di miglio. Sulla piazza si trova anche la “casa dei giovani” (ambofor),
dove i ragazzi del villaggio, divisi in classi d’età, si ritirano ogni sera
per dormire.
Le case joola
Area sud di Bignona, Forêt des Kalounayes,
Bassa Casamance
Come quelle dei manjak e dei balante, sono quadrate, costruite in
banco (boucap) e misurano 8-9 metri di lato.
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La lunga e abbondante
stagione delle piogge che caratterizza la Casamance
influenza l’architettura: le case poggiano su uno zoccolo di terra di circa
50 cm per proteggere l’abitazione dall’umidità del suolo. Copertura e
soffitto sono separati per lasciar circolare l’aria. I tetti sono enormi e
sporgenti, generalmente in paglia, la copertura è studiata per impedire
all’acqua piovana di raggiungere i granai. La struttura di legno è
realizzata in borasso, legno durissimo e imputrescibile.
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Foto: Archives Nationales du Sénégal |
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Intorno alla casa corre spesso una veranda molto aperta e limitata da una
balaustra decorata. Le finestre sono semplici buchi con architravi di legno
che assicurano alla casa freschezza e un’ottima circolazione dell’aria.
La casa raggruppa sotto lo stesso tetto cucina, granaio, camere, sala comune
e a volte anche il pollaio. Solo raramente cucina e granai sono costruiti
all’esterno, nella corte.
La pianta più comune è a croce con corridoi centrali che separano quattro
unità abitative distinte, costituite da granai e camere. Uomini e donne
hanno di solito camere separate, i bambini e le ragazze dormono con la madre
e i ragazzi con il padre. La casa del padre e quelle dei figli sposati
formano l’hauk, raggruppamento di edifici intorno ad una piccola
stanza centrale o corte comune.
La concessione (kafat) di ogni famiglia coincide con i campi che
coltiva ed è definita da un recinto di nervature di foglie di palma. I
villaggi sono sparsi e non hanno un centro evidente. Il bosco sacro è il
luogo di ritrovo degli uomini.
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Nel sud-ovest, a Mlomp si trovano anche abitazioni a due piani di
architettura più complessa.
Contrariamente a quelle tipiche di altre etnie senegalesi, queste sono vere
e proprie case dotate di muri in terra e contenti più stanze, granai, una
sala comune a doppia altezza e scala interna.
Loggiati e colonne decorate caratterizzano la facciata.
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| Foto di Lorena Perani |
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Le case a impluvium costituiscono un’altra variante architettonica
joola: sono considerate uniche in Africa, equivalenti solo a quelle in Papuasia.
La zona delle case a impluvium ormai è molto ristretta: si
trovano solo in alcuni villaggi: Enampore, Séléki, Eloubaline, Affiniam...
Queste abitazioni, contrariamente alle altre case joola, sono a pianta
circolare, sono dotate di una corte interna coperta da un tetto doppio, che
serve per raccogliere l’acqua piovana. Le camere sono numerose, cubiche, i
granai sono all’interno dell’abitazione. Un tempo queste grandi case avevano
funzioni difensive e riunivano più famiglie. |
| Foto dell'Arch. Alberto
Arecchi |
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Lo spazio abitativo in Africa
Il patrimonio architettonico in Africa occidentale
L'architettura tradizionale africana
Lo stile sudanese
Le architetture del periodo coloniale
L'architettura di Gorée
L'urbanizzazione in Africa
Gli insediamenti precari urbani
Il degrado del patrimonio
architettonico africano
Architetture di terra
Chi è Alberto Arecchi