L'architettura di Gorée di Alberto Arecchi Architetto e autore di diversi studi sulle culture dei Paesi africani, sui problemi dell'habitat e delle tecnologie appropriate
Il recupero dell'architettura coloniale in Africa è reso difficile da problemi di salvaguardia sociale e di opportunità economica, nonostante le ragioni culturali e le occasioni offerte dal turismo internazionale.
Tre chilometri al largo di Dakar, capitale del Senegal, l'isola di Gorée costituisce uno dei centri storici più significativi dell'Africa occidentale, insieme all'isola di Saint Louis, presso la foce del fiume Senegal.
Il suo restauro vorrebbe costituire anche una memoria museografica della tratta degli schiavi. Infatti, per almeno due secoli, l'isola costituì un relais importante nel lungo viaggio delle navi negriere verso le Americhe.
Una serie di circostanze hanno contribuito alla scelta di Gorée, piuttosto che Saint Louis, l'antica capitale della colonia francese, che oggi cade in rovina, o Rufisque, o l'antica capitale capoverdiana di Ribeira Grande. Certamente, oggi molti studiosi contestano l'opinione di Jo Ndiaye, il conservatore della Maison des Esclaves, il quale sostiene che a Gorée passarono milioni di schiavi neri.
Lo splendore e la decadenzaI portoghesi, che vi approdano per primi, la ribattezzano "isola di Palma", o anche "isola delle scialuppe". Non vi si insediano stabilmente, ma la usano per le piccole riparazioni necessarie alle navi, e consentono tali operazioni anche alle altre flotte. L'arcipelago del Capo Verde, nel quale sbarcano la prima volta nel 1450, appare loro uno scalo più idoneo lungo le rotte dirette all'lndia e alle coste dell'Africa occidentale.
Sulle coste senegalesi, i portoghesi progettano la costruzione d'una fortezza alla foce del fiume Senegal, e di un'altra nel sito dove oggi sorge la città di Dakar, presso la sorgente di Hann. Più a sud, lungo la "Petite Côte", fondano gli scali commerciali di Rufisque, Portudal e Joal.
Nel sec. XVII gli olandesi prendono l'isola di Gorée ai portoghesi e vi costruiscono due forti, l'uno di fronte all'approdo e l'altro in alto, sulla collina chiamata ancor oggi Le Castel. Il nome attuale dell'isola deriva dall'olandese goede ree, che indica la sua buona rada d'approdo. Gorée si chiama anche un'isoletta nel delta del Reno.
Oltre ai portoghesi ed agli olandesi anche gli inglesi ed i francesi si impadroniscono, per brevi periodi, dell'isola di Gorée, che cambia padrone per ben diciassette volte. Dopo il 1677 essa rimane in mano ai francesi. La pace di Nimega, nell'agosto 1678, conferma loro tale possesso, che sarà interrotto solo per due brevi periodi dalla conquista inglese (1779-1783 e 1800-1817).
Rimangono particolarmente celebri gli anni 1785-87, in cui fu Governatore della colonia il Cavaliere de Boufflers. Egli spostò la capitale da Saint Louis a Gorée e vi tenne una brillante corte, con la sua signare creola Anne Pépin, figlia d'un chirurgo del luogo.
I documenti danno per Gorée una popolazione di soli 197 abitanti nel 1744, e già di un migliaio nel 1767. La popolazione cresce regolarmente: 1500 nel 1776, 2000 nel 1786 e più di 4000 nel 1817. Nel 1842 Gorée ospita 4983 residenti, dei quali 1100 sono uomini liberi, e nel 1847 5051 (di cui 1300 liberi). Nel 1866, gli abitanti sono 3369, e scendono a 2068 nel 1891 ed a 1249 nel 1910.
La tratta degli schiavi è abolita in Francia dalla Rivoluzione, nel 1794, e ripristinata da Napoleone. La soppressione definitiva avviene nel 1848, sotto l'impulso del sottosegretario alle colonie Victor Schoelcher. Il commercio aumenta, viene addirittura decuplicato dagli ex-schiavi liberati, che avviano piccoli cantieri navali ed altre attività artigianali.
L'architetturaGli artigiani che hanno progettato e realizzato Gorée erano Francesi, Inglesi ed Olandesi provenienti per lo più dagli ambienti dei marinai e dei militari di professione. Le loro conoscenze, il loro "stile", si sono trasmessi a maestranze locali che, poco a poco, hanno modificato e reinterpretato i primi modelli. Le case coloniali hanno diverse caratteristiche in comune. L'adattamento al clima locale è ottenuto tramite sistemi di ventilazione naturale: soffitti alti, loggiati, gallerie, balconate con balaustre intagliate in legno. I materiali locali sono ampiamente utilizzati: i muri portanti sono di blocchi basaltici, legati da una malta di calce ottenuta dalle conchiglie e sabbia grossolana.
I mattoni di terracotta provengono dalla metropoli e servivano da zavorra alle navi. A Gorée sono stati utilizzati in piccole quantità per decorare i cornicioni delle facciate o facilitare la costruzione di arcate e di volte. Gli architravi sono degli stessi legnami impiegati nei cantieri navali; qualcuno è di pietra basaltica o calcarea (quest'ultima si trova in grandi quantità presso Rufisque, città coloniale della vicina penisola del Capo Verde).
Alla fine degli anni Sessanta, dopo il primo Festival delle Arti Negre (Dakar, 1965), il Senegal decide di restaurare l'isola di Gorée: impresa difficile, per un Paese in via di sviluppo. Interviene l'Unesco, che nel decennio 1973-1984 si assume il coordinamento culturale e la propaganda del restauro di Gorée nei confronti della Comunità internazionale.
L'isola viene dichiarata patrimonio storico dell'umanità e nel 1980 viene proposto un piano regolatore per la salvaguardia del suo patrimonio architettonico.
Se Gorée diventasse bidonville o lido di lusso, bazar per turisti o tempio della cultura, o città-museo, essa perderebbe comunque la sua anima ed il suo significato profondo (UNESCO, 1980)
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