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Associazione culturale Liutprand

Nata nel 1994, per studiare e diffondere le tradizioni di Pavia e del suo territorio, ha ormai al suo attivo un ricco patrimonio editoriale.

 

 

Il degrado del patrimonio architettonico africano

di Alberto Arecchi

Architetto e autore di diversi studi sulle culture dei Paesi africani,

sui problemi dell'habitat e delle tecnologie appropriate

 

L'architettura africana con valore storico, tanto quella tradizionale come quella coloniale, sta subendo un rapido degrado, dipendente da più fattori. Innanzitutto la fragilità dei materiali di gran parte degli edifici tradizionali e di quelli coloniali più antichi, che richiedono una manutenzione costante e revisioni periodiche.

 

In particolare, l'abbandono delle fortezze coloniali della tratta degli schiavi si è verificato, per reazione storica, dopo la conquista delle indipendenze.

 

Gorée, annexe hôpital militaire

© Breda

D'altra parte, il rapido mutamento delle società di tipo tradizionale, indotto dall'attrazione urbana e dall'esodo rurale, ed accentuato dai recenti fenomeni di desertificazione, provoca l'apparizione di nuovi modelli di vita e di habitat.

 

Nei villaggi appaiono nuove lottizzazioni, sulla base di progetti banali ma "moderni", e le case si fanno con blocchetti di cemento e con il tetto in lamiera ondulata. I piani regolatori studiati dalle autorità tengono raramente conto delle usanze consolidate, non rispettano i luoghi sacri delle tradizioni familiari e collettive, non tengono conto delle cosmogonie che si traducevano nella forma fisica del villaggio tradizionale. In un clima di modernizzazione, la nuova generazione finisce per rifiutare quanto appartiene al passato, in nome del progresso.

Petite Côte

foto di Annalisa Ferrari

   

Questi fenomeni colpiscono la struttura dell'habitat tradizionale. Tuttavia, il valore simbolico di certi edifici collettivi, soprattutto di quelli legati al culto, contribuisce alla loro salvaguardia e manutenzione periodica, e limita anche i danni derivanti dall'innovazione stilistica, che muta più rapidamente nella concezione dell'abitazione privata.

 

 

Il miglioramento dei materiali tradizionali

 

La paglia, o altri materiali erbacei (stoppie, foglie a ventaglio delle palme rônier), costituiscono un materiale povero legato alla tradizione, che oggi ci si affretta a sostituire con generi di mercato più moderni. Tuttavia, la climatizzazione offerta dalla copertura con fibre vegetali è la migliore per la freschezza e la ventilazione, tanto che spesso viene ripresa nei nuovi bungalows turistici.

 

Espace Sobo-Badé (Toubab Dialao)

foto di Annalisa Ferrari

   

A volte essa viene resa più impermeabile con l'inclusione di lastre di fibrocemento. Ciò elimina le infiltrazioni d'aria, ma assicura comunque la riflessione dell'irraggiamento e l'isolamento termico dovuto allo spessore del pacchetto fibroso. Gli inconvenienti principali di una copertura di paglia sono la necessità d'una frequente manutenzione (il tetto deve essere rivisto periodicamente e rifatto completamente ogni due anni), la combustibilità e la facile formazione di nidi d'insetti parassiti. A tutti questi inconvenienti esistono rimedi, offerti dall'industria chimica, che riescono a prolungare la durata della paglia da due sino a sei anni: indurenti delle fibre contro la putrefazione, ignifughi insetticidi, fungicidi.

Diverso è il comportamento rispetto al calore ambiente di una parete in pietra o in terra, dalla forte inerzia termica, e di una in crintin, che non isola ma permette, attraverso le screpolature della sua superficie, una micro-ventilazione costante. Nelle regioni più umide la ventilazione è sempre favorita, sia con aperture sulle due fronti della casa sia con l'uso di materiali molto leggeri e porosi per le pareti. L'uso di materiali modemi può migliorare la durata delle costruzioni, rispetto a quelli tradizionali, ma spesso peggiora le condizioni di benessere all'interno degli edifici. Una parete di cemento, anziché di argilla cruda, trasmette più rapidamente l'onda termica, ed un tetto di lamiera rende addirittura inabitabile l'abitazione per gran parte della giornata. Inoltre, il calcestruzzo viene non di rado usato male: mal dosato, mal calcolati i tempi di presa, con inerti salati o altrimenti inadatti, senza un'umidità costante e sufficiente a consentire una buona presa. In tali condizioni, i manufatti di cemento risultano meno resistenti di quelli realizzati con tecniche tradizionali.

Un altro inconveniente della costruzione moderna è la scarsa adattabilità alle variazioni del nucleo familiare. L'architettura tradizionale, proprio per le sue esigenze di continua manutenzione, ha un carattere evolutivo che permette di adattare la distribuzione degli alloggi in caso di aumenti o riduzioni degli appartenenti al nucleo familiare. Spesso però, come abbiamo osservato, la "modernizzazione" è voluta dagli abitanti per ragioni di prestigio, anche a costo di una spesa molto superiore.

 

Le politiche di salvaguardia

Occorre affrontare le tematiche dello sviluppo nel loro complesso, non soltanto per salvaguardare alcuni edifici di particolare valore, ma per ricercare un equilibrio tra il mutamento sociale ed i valori tradizionali, nelle strutture economiche ed in quelle socio-culturali.

 

Paradossalmente, lo studio del patrimonio storico ed architettonico è stato iniziato dagli stranieri, in un'epoca in cui la maggioranza degli Africani preferiva dimenticare e superare i ricordi del passato. Tuttavia, in una società che conosce mutamenti rapidissimi, anche il significato del monumento può essere facilmente frainteso, e rifiutato come simbolo carico di un ricordo politico. I servizi preposti al patrimonio storico sono oggi preoccupati essenzialmente da problemi di metodologia d'inventario, di classificazione e di regolamenti per la protezione dei monumenti e dei luoghi storici. Nel Senegal e nella Costa d'Avorio il mimetismo culturale nei confronti dei Paesi europei si è spinto sino ad elaborare programmi impegnativi di restauro, per alcuni edifici o centri storici, senza che i Governi interessati abbiano alcun mezzo, né tecnico né finanziario per realizzarli.

 

Il concetto di salvaguardia del patrimonio architettonico, trapiantato in un contesto di sottosviluppo come è quello dell'Africa occidentale, può assumere dimensioni equivoche. L'incapacità di inserirsi in un processo di sviluppo globale dei loro Paesi rischia di condannare le istituzioni nazionali preposte alla conservazione dei monumenti all'immobilismo (a causa della mancanza di finanziamenti) o a fughe in avanti (progetti di restauro irrealizzabili).

 

Sembra tuttavia che esista un'altra via percorribile. La conservazione del patrimonio storico non dovrebbe essere intesa come un lusso. I Paesi africani sono in condizione di salvaguardare il loro patrimonio e le loro tradizioni, a condizione che sappiano liberarsi da una dimensione storicistica mutuata dai concetti europei del secolo scorso. Occorre sensibilizzare ed associare al recupero del patrimonio culturale la popolazione urbana e quella rurale, e sostituire ai programmi impegnativi di restauro, finanziati dal bilancio statale o da quello degli organismi internazionali, una campagna permanente di manutenzione e di valorizzazione, gestita a livello locale. Una tale azione darebbe nuovamente valore sia alla tradizione della comunità locale, che ha fatto vivere il monumento e che lo riassumerebbe a simbolo di continuità, sia alle capacità tecnologiche ed alle strutture artigianali della società africana, che potrebbero così riorganizzarsi ed acquisire gli strumenti per una transizione non distruttiva in un mondo economico moderno.

 

 

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