Lo spazio abitativo in Africa

di Tiziana Manfredi

pittrice

 

Spazio africano

Secondo un ordine prestabilito e il campo d’azione relazionale, si identifica lo spazio africano, non inteso come un’entità geometrica omogenea, ma uno spazio discontinuo e stratificato, di tipo topologico, non definibile attraverso proprietà formali o metriche ma sulla base di relazioni qualitative: interno-esterno, aperto-chiuso, tutto-parte.

 

Persone e cose, spiriti e divinità acquisiscono la loro identità in rapporto alla posizione che occupano in termini di tempo e di spazio, si ha quindi una compenetrazione proprio di spazio e tempo.

 

Alla base della produzione artistica sta l’organizzazione sociale per mezzo della quale si muovono le vicende della comunità e del villaggio. Lo spazio abitato materializza l’ordinamento sociale riproducendo l’ordinamento del cosmo al quale è legato, e si distingue simbolicamente in modo netto da quello selvaggio della savana o della foresta.

 

  Tutto ciò che è al di fuori del villaggio non risponde ad un principio definito e diventa non-spazio (brousse): l’uomo non cerca un dominio sulla natura selvaggia ma tenta di innestare uno spazio umanizzato nel suo seno. Ma il confine tra abitabile e non abitabile è poroso ed elastico: con l’oscurità la brousse invade il villaggio e tutto ciò che rimane al di fuori della casa diventa pericoloso, allo stesso modo la brousse avanza sotto la luce abbagliante del mezzogiorno che appiattisce le figure rendendole meno distinte. Se in questo luogo è collocato tutto ciò che è lontano dall’uomo coincide quindi con la dimora degli spiriti vaganti, in altre parole l’aldilà. Ma mondo dei vivi e mondo dei morti interagiscono e la loro identità è proprio conseguenza della loro relazione.

Foto: Prof. Carlo Cencini,

Università di Bologna

   

 

Non è solo la brousse a penetrare nel territorio degli uomini, ma sono anche questi ultimi ad avventurarsi in lei, ad esempio per spedizioni di caccia. L’accesso a questo luogo è possibile grazie alla pratica di riti sacrificali, ed è proprio in questo contesto che entra in gioco l’arte per svolgere un ruolo fondamentale: l’uomo si avvale dell’intervento di una statuetta che ha il potere di neutralizzare gli spiriti, trasformando temporaneamente la savana in un luogo protetto. Inoltre tra lo spazio temporaneamente modificato e frequentato e quello naturale si lasciano dei ponti attraverso delle zone trasformate in maniera quasi impercettibile senza rompere l’equilibrio della savana e sottolineando la continuità fra i due mondi. E’ da notare il ruolo fondamentale giocato dalla religione, la quale diviene parte integrante di qualsiasi situazione che può venirsi a creare nel quotidiano.

 

 

Spazio abitativo

Sia il villaggio che l’edificio sono strutturati in modo da garantire intensità relazionale, di conseguenza maggiore forza, combinando simbolismo religioso, codici di comportamento ed esigenze pratiche di tipo difensivo.

 

  Il tipo di abitazione più comune è la concessione, ossia un insieme di unità abitative spesso collegate fra loro e raggruppate intorno a un cortile, che costituiscono uno spazio in cui sono organizzate le attività, i ruoli sociali e la scansione del tempo che ogni gruppo etnico interpreta in modi diversi. L’unità abitativa più diffusa è quella che corrisponde alla famiglia estesa, che riunisce più generazioni sotto uno stesso tetto e sotto la guida dell'anziano. Tutte le famiglie raccolte condividono i muri perimetrali, cucine e cortili, utilizzando porte interne per muoversi da un settore all’altro.

Ghana, © Margaret Courtney-Clarke/CORBIS

   
     
  L’abitazione è strutturata in modo da rispettare l’ordinamento gerarchico delle forze rappresentate dei gruppi sociali che la occupano, ed è talvolta realizzata articolandola come se fosse un corpo umano o animale. Il corpo umano, infatti, costituisce la prima unità spaziale significativa, con i problemi attinenti alla distinzione di un campo interno ed un esterno e della loro comunicazione. Non essendo architettonicamente rigido è possibile intervenire mutandone la pianta, dando via ad un continuo processo di costruzione-distruzione, che segue l’evoluzione demografica della famiglia.

Ghana, © Margaret Courtney-Clarke/CORBIS

   

 

Nella gestione e nel controllo degli spazi, assumono un ruolo fondamentale le porte che mediano, appunto, tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori, consentendo un accesso selettivo e regolato. La funzione di protezione è naturalmente assicurata dalla consistenza, materiale, ma soprattutto da figure e disegni che vi sono scolpiti.

 

Questo principio abitativo favorisce la durata e l’intensità dei legami abbracciando generazioni passate e future: alcune strutture prevedono, infatti, aree destinate alla commemorazione degli antenati.

 

Estetica africana
Lineamenti estetici della parola

Decorazione murale

 

 

 

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