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EMI - Editrice Missionaria Italiana

 

Una fiaba, tante chiavi di lettura

da ”Laboratorio sulla Fiaba Africana”, di Alessandra Ferrario

Pedagogista, impegnata nell'educazione interculturale nella scuola

 

La fiaba, un genere letterario apparentemente semplice per immediatezza ed efficacia, in realtà nasconde strutture molto complesse che sono state classificate e interpretate.

 

Bettelheim afferma che: “Il significato della fiaba è diverso per ciascuna persona, e diverso per la stessa persona in momenti differenti della sua vita. Il bambino trae un significato diverso della stessa fiaba a seconda dei suoi interessi e bisogni del momento. Quando gliene viene data l’occasione, egli ritorna alla stessa storia quando è pronto a elaborare vecchi significati, o a sostituirli con significati nuovi[1].

 

Diversi sono stati gli approcci e le chiavi di lettura della fiaba, nonché i tentativi di ricondurla in schemi fissi. Vediamone alcuni, tratti dallo studio di Querzè-Ghinelli[2]:

 

Lettura in chiave etnologica (Propp)

Propp collega la fiaba agli antichi riti d’iniziazione[3]. I racconti avrebbero sostituito gli antichi riti d’iniziazione e i riti di passaggio delle civiltà preistoriche.

 

In base a questa interpretazione Cappuccetto rosso rappresenta l’iniziazione alla vita adulta; la foresta è il luogo di passaggio; il lupo l’inghiottimento simbolico e la reale permanenza all’interno dell’animale totem; la rinascita e il ritorno nel mondo rappresentano il suo ingresso nella vita adulta.

 

Lettura in chiave storico-ideologica (Dartnton)

La fiaba rispecchia i momenti storici e i confini politici tra le classi sociali; è quello che Dartnton sostiene storicizzando le fiabe e inserendole nel loro contesto storico-politico.

 

Utilizzando questa chiave di lettura Cappuccetto rosso e la nonna si trovano a essere divorate senza aver fatto nulla di male; e ciò non sconvolge quegli uditori abituati a subire ogni genere di sopruso dai potenti locali, che non ricevono nessuna spiegazione né tantomeno hanno il diritto di chiederla. Questa interpretazione si adatta a tutte le fiabe medioevali, e può aver ispirato un autore come Dallari[4] nella stesura di Cenerentola, Biancaneve, Il gatto con le scarpacce. La messa in discussione di una Cenerentola passiva di fronte al suo destino proviene dalla critica femminista, secondo cui le sorellastre e la matrigna, desiderose di emancipazione e scelte mondane, sono contrapposte a una Cenerentola noiosa e assillata dalle pulizie, nevrotica ma devota al suo dovere, che non mette in discussione per nessun motivo.

 

Queste controfiabe non hanno avuto molto successo perché dissacrano pilastri culturali intoccabili da secoli. Il tentativo di ribaltare in modo provocatorio qualche elemento della fiaba classica, e di rielaborarla in maniera ironica dinamicizzando un’impostazione statica e immobilistica, non hanno trovato riscontro. L’atteggiamento di rifiuto, da parte di insegnanti e genitori, non riguardava l’ideologia, ma lo strumento utilizzato.

 

Lettura mitologica della fiaba

La fiaba viene qui collegata ai fenomeni naturali, all’alternarsi del giorno e della notte e delle stagioni, ai rituali degli antichi miti relativi ai conflitti fra gli uomini e alla spiegazione dell’origine del mondo. Secondo questa lettura in Cappuccetto Rosso la luce del giorno (il sole rosso) è inghiottita dalla notte (il ventre del lupo) per rinascere a nuova vita quando il cacciatore la libera.

 

Lettura in chiave psicoanalitica (Freud, Bettelheim, Jung, Von Franz…)

Secondo questi autori la fiaba è espressione di una precisa struttura psichica profonda, per lo più inconscia, di valore universale. La fiaba, i lapsus, i sogni sono valvole attraverso le quali l’inconscio comunica e porta alla luce i problemi rimossi.

 

La chiave psicanalitica, secondo la scuola freudiana ripresa da Bettelheim, Cappuccetto Rosso rappresenta l’incontro della preadolescente con la sessualità adulta. Il rosso del cappuccio rappresenta la prima mestruazione; le raccomandazioni e i divieti della mamma i pericoli della sessualità; la trasgressione di Cappuccetto Rosso il tentativo di eliminare la madre come rivale sessuale; il lupo la parte maschile seduttiva e distruttiva contro il cacciatore, figura paterna responsabile, forte e salvatrice. L’inghiottimento della fanciulla rappresenta l’incontro sessuale, e la sua espulsione, tramite l’apertura della pancia, il parto, la nuova nascita di un livello di raggiunta maturità.

 

È importante sottolineare, a questo proposito, la ricucitura della pancia del lupo, che è stata riempita di sassi, per superare le angosce del parto e della morte a esso legate, che inevitabilmente il bambino associa a questo passaggio della fiaba. Il lieto fine delle fiabe consente, nella prima e seconda infanzia, di affrontare i problemi esistenziali e di identificazione sessuale uscendone indenni, e di approdare a una maturità affettiva e sessuale.

 

Von Franz[5] interpreta le fiabe partendo dalla corrente psicoanalitica junghiana, che consente maggior libertà di movimento perché non ha categorie già preordinate e fisse (la libido e lo sviluppo sessuale), e lascia che la fiaba parli autonomamente. Gli archetipi e l’inconscio collettivo sono i punti nodali di questo tipo di interpretazione.

 


[1] BETTELHEIM B. Il mondo incantato, Feltrinelli, Milano 1997

[2] QUERZÈ A.- GHINELLI A. C’era non c’era, Centro Documentazione Educativa, Modena 1994

[3] PROPP V., Le radici storiche dei racconti di magia, Newton C., Roma 1997

[4] DALLARI M.. La fiaba internazionale, La Nuova Italia, Firenze, 1980

[5] VON FRANZ M., Le fiabe interpretate, Bollati Boringhieri, Torino 1980

 

 

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