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EMI - Editrice Missionaria Italiana

 

Vita e morte

da ”Laboratorio sulla Fiaba Africana”, di Alessandra Ferrario

Pedagogista, impegnata nell'educazione interculturale nella scuola

 

Gli antenati, i morti che continuano ad essere “presenti” nella vita della tribù, sono il fulcro delle società africane. La morte e la vita sono due aspetti correlati del ciclo vitale, non vi è opposizione tra loro e la vita prende senso in questa prospettiva che tutto riunisce e ricompone.

 

La poesia riportata qui di seguito, di Birago Diop[1], poeta senegalese, sottolinea questo legame con gli antenati, la vita, grazie anche a loro, continua:

 

Quelli che sono morti non sono andati via:

essi sono qui in un’ombra condensati.

 

I morti non sono sottoterra

essi sono nell’albero che stormisce,

 

nel bosco che geme,

 

essi sono nell’acqua che corre,

 

essi sono nella capanna, essi sono nella folla,

i morti non sono morti.

 

Quelli che sono morti non sono andati via,

essi sono nel cuore della donna,

essi sono nel bambino che vagisce

e nel tizzone che brucia.

I morti non sono sottoterra;

essi sono nel fuoco che muore,

essi sono nelle erbe che strillano,

essi sono nelle rocce che gemono,

essi sono nelle foreste, sono nella casa,

i morti non sono morti.

 

 

Ordine e giustizia

Le fiabe hanno la funzione di ristabilire e rinforzare le consuetudini sociali e culturali. Stabilità sociale, rispetto del principio d’autorità e delle tradizioni garantiscono il mantenimento dello status quo. In Africa, in particolare, la cultura tradizionale tende in modo rigido all’autoconservazione, si oppone al cambiamento e rifiuta il rapporto dialettico con la realtà che cambia. L’avvento cruento e massiccio del colonialismo, il neocolonialismo e tutte le dipendenze e schiavitù economiche che ha subito e che continua a subire in modo più velato ma non meno drammatico, hanno portato l’Africa tradizionale a chiudersi e a difendersi nel cerchio conosciuto della saggezza popolare e a contrapporre un muro al cambiamento.

 

Altra è l’Africa delle città e dei contatti economici e politici con l’occidente, con il desiderio di arricchirsi ed emanciparsi anche a prezzo di corruzioni e sporchi giochi di potere sostenuti da interessi esterni o militari. Nell’Africa tradizionale le fiabe riportano a una situazione atemporale, staccata da interessi o situazioni passeggere, e trovano nella natura un ordine interno ed esterno. La natura sa armonizzare accordo e stonatura, ordine e disordine, ritmo lento e veloce, sole e luna, giorno e notte, siccità e pioggia, giovinezza e vecchiaia, vita e morte.

 

Accoglienza e ospitalità

Sono tematiche spesso presenti nelle fiabe africane e nel mondo arabo, hanno un valore sacro.

Alcuni proverbi sottolineano la priorità dell’accoglienza. Non si tratta di generosità caritatevole: davvero l’ospite viene rispettato e trattato con tutti gli onori; diventa il padrone e il re della casa. Per accogliere degnamente un ospite ci si indebita, gli si offre il miglior capo di bestiame. C’è un rituale da seguire che non tiene conto di alcun criterio economico: si confida nella provvidenza che compenserà le perdite e aiuterà nel bisogno. L’ospitalità (in wolof teranga) supera perfino i confini tribali: chiunque entri in casa, diventa parte della famiglia ed è sotto tutela; non può essere cacciato né ucciso.

 

 

Crudo realismo

I torti non sempre vengono riparati e non sempre l’eroe trionfa; spesso le fiabe narrano di malvagità cruente, di assassinii brutali… Questo richiama la durezza della vita africana, la precarietà dell’esistenza. La vita, e quella dei popoli africani a maggior ragione, è contraddistinta da disgrazie, miserie e lutti. Spesso la morte viene spiegata come l’inevitabile destino di chi non è riuscito a resistere alla disorganizzazione, a un mancato ordine interno che si ripercuote all’esterno. Una caratteristica di tutte le fiabe, di ogni tempo e luogo, è il superamento delle paure legate alle difficoltà della vita. Il bisogno di resistere alla distruzione personale e culturale, tragicamente sperimentato nell’ostilità della natura, motiva la presenza di una morale esplicita sempre annessa ai racconti.


 

[1] DIOP B., I racconti di Amadou Koumba (Sarzan), Collana di cultura negro-africana, Patron Editore, Bologna 1979

 

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