Assenza di descrizionida ”Laboratorio sulla Fiaba Africana”, di Alessandra Ferrario Pedagogista, impegnata nell'educazione interculturale nella scuola
Generalmente le fiabe descrivono i loro protagonisti con un solo attributo, sufficiente a caratterizzarne in modo univoco la funzione (si pensi a Cappuccetto Rosso, il cui nome esprime già il suo attributo essenziale). Questa riduzione degli elementi narrativi rispetta l'universo psichico del bambino e risponde all'esigenza di una conoscenza unitaria, sintetica e schematica. Più la descrizione è dettagliata e particolareggiata meno l'immagine si presta ad adattarsi a situazioni socio-culturali diverse in periodi storici differenti. Sarà il bambino a completare con la sua immaginazione ogni descrizione e caratterizzazione e lo farà in modo da rispondere a suoi precisi bisogni. Anche per questo motivo si consiglia di raccontare o leggere una fiaba senza mostrare immagini che in qualche modo vincolino la fantasia e l'immaginario del bambino.
Reiterazioni narrativeSpesso nelle fiabe ritroviamo azioni ripetute più volte, da più protagonisti o soltanto da uno di questi, che riuscirà a far scattare l'intervento magico e ad avere fortuna. Altre volte una sequenza di movimenti e azioni costituisce un ritornello all'interno della fiaba e viene supportato dalla partecipazione del pubblico con uso della voce e formule magiche, come quelle riportate a proposito dei riti di apertura e di chiusura.
La ripetizione di passaggi nel racconto fiabesco non va attribuita a mancanza di originalità, ma a un meccanismo di consolidamento del sapere trasmissibile attraverso la ripetizione dei passaggi indispensabili alla crescita. E' una scelta narrativa molto semplice ed efficace che permette a chi parla di raccontare più a lungo, di fissare l'attenzione sui passaggi chiave e di suggerire a chi ascolta l'avvenimento o il passaggio successivo come fosse un ritornello, un ritmo interno alla fiaba.
Immagini visiveLe fiabe africane abbondano di immagini allucinanti e fantasiose per raggiungere, con mezzi minimi, massimi effetti.
Assenza dell'io narrativoChi narra le fiabe lo fa in terza persona evitando di sovrapporsi ai personaggi. Così l'uditore è certo che l'autore non mente, perché la narrazione in prima persona darebbe adito ad ambiguità; la fiaba, invece, deve offrirsi come certa, diretta, univoca.
Allontanamento-reintegrazioneQuesto binomio, contemplato da Propp come tappa obbligata di crescita, è ricorrente. Nelle fiabe africane è rappresentato dalla sequenza tipica dell'iniziazione, il solenne passaggio dei ragazzi dall'infanzia all'età adulta. Durante questi riti il fanciullo muore per rinascere a nuova vita; al termine del rito l'infanzia è conclusa: il fanciullo è diventato uomo e gli si possono confidare i segreti della comunità. Sia nelle fiabe che nella realtà iniziatica, il bosco o la foresta rappresentano lo spazio privilegiato per compiere questa trasformazione. In questo spazio l'uomo modifica il suo destino.
Nota conclusivaE' bene sottolineare che l'incessante lavoro interpretativo sulle fiabe porta ad individuare sempre nuove chiavi di lettura e che dal metodo comparativo scaturiscono sempre nuove somiglianze e dissonanze rispetto ai codici universali della fiaba.
La fiaba come ponte tra le culture Dove e quando si narrano le fiabe
Chi narra le fiabe
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