Turismo a Gorée: tra storia e cultura
Dott.ssa Elisa Magnani
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1. Fort d’Estrées (Museo Storico) 3. Maison du Soudan (Gorée Institute) 4. Posta 5. Maison Hortala (Auberge Keur Beer) 7. Maison Victoria Albis (Museo della Donna Senegalese) 8. Maison Angrand (Teatro) 9. Ecole Normale William Ponty 10. Padiglione delle suore di Saint Joseph de Cluny 12. Castel 13. Moschea 14. Maison d'éducation Mariama Bâ 15. Centro medico-sociale dell'Ordine di Malta 16. Chiesa di San Charles Borromée 21. Museo del mare |
Persa la sua fiorente economia basata sui commerci, l’isola ha scoperto nella seconda metà del XX sec. una nuova vocazione, quella turistica: prima di élite - era la meta prediletta dei funzionari amministrativi francesi - e poi sempre più di massa, con l’apertura ai grossi tour operator europei.
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Negli anni ’50 e ’60 era il luogo dove la ricca borghesia coloniale francese amava soggiornare, alloggiare al Relais de l’Espadon (l’antica dimora dei governatori dei governatori dell’AOF, trasformata in hotel), o pranzare sulla terrazza esposta alla brezza marina del lussuoso ristorante Chevalier de Boufflers. |
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Vue sur la plage avec l'Hôtellerie du chevalier de Boufflers Carnaud Frères © Archives Nationales du Sénégal |
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Negli anni ’70 avvenne un primo cambiamento: l’UNESCO si interessò all’isola dopo un decennio di decadimento generale, e nel 1978 la inserì nella lista dei siti patrimonio mondiale dell’umanità. Negli anni ’80, sotto la spinta dell'UNESCO, vennero realizzate alcune ristrutturazioni architettoniche e i tour operator iniziarono ad includere Gorée nei loro circuiti turistici senegalesi come escursione giornaliera. Divenuta famosa a livello mondiale come simbolo della tratta degli schiavi, la destinazione Gorée si apriva al turismo di massa dei club vacanze. Era un tipo di turismo estremamente primitivo, gestito da società europee, i cui clienti consumavano le risorse turistiche senza lasciare niente sul territorio, a beneficio della popolazione residente, che subiva solo gli effetti negativi di questo turismo predatorio.
Dagli anni ’90, di fronte alla curiosità dei primi turisti “fai da te”, alcuni goreani, proprietari di case, hanno inaugurato l’hébergement chez l’habitant: affittavano stanze ai turisti di passaggio e ricavavano di che vivere da questa attività. Si aprì così un nuovo periodo di sviluppo turistico per Gorée, un periodo che continua tuttora, ma che stenta a trasformarsi in qualcosa di meglio organizzato che possa favorire una fetta più larga di popolazione.
Oggi sull’isola, oltre a 2 alberghetti, ci sono almeno 13 case che mettono a disposizione dei turisti stanze in affitto dai prezzi e comfort più vari. Questa soluzione di alloggio si alimenta dei turisti “zaino in spalla”, che desiderano conoscere e non negarsi il contatto con la realtà della località che visitano. L’hébergment chez l’habitant può essere un’esperienza forte e gratificante, che crea amicizie e comprensione tra le culture e, soprattutto, permette alla popolazione locale di beneficiare direttamente dei frutti del turismo. A questi turisti, Gorée può svelare tutte le sue ricchezze, i monumenti e i musei, gli edifici storici e le piccole botteghe di souvenir, le gallerie d’arte e gli artisti che espongono per le vie, i ristoranti, i pescatori con le loro piroghe, gli abiti variopinti, la cultura e le abitudini di vita.
Gli abitanti dell’isola sono circa 1700, la maggior parte dei quali in qualche modo trova occupazione nel settore turistico, principalmente in modo informale, come guide turistiche o venditori ambulanti di souvenir, ma queste attività, se da un lato permettono alla maggior parte della popolazione locale di soddisfare le necessità quotidiane, dall'altro non tengono conto di una visione sul lungo periodo nell’ottica della sostenibilità, sia sociale, sia ambientale. Ciascuno aspira solo a realizzare qualche misero guadagno sfruttando i turisti, e ciò impedisce la maturazione della popolazione verso una presa di coscienza della risorsa turistica collettiva, ma esercita anche un effetto negativo sull’immagine turistica dell’isola. Molto spesso, infatti, i turisti si sentono infastiditi e sottoposti a troppe pressioni da parte della popolazione locale, e non riescono a godere appieno delle numerose risorse che fanno di Gorée un gioiello sia dal punto di vista storico che umano. Questo problema è alimentato dal fatto che non esiste un turismo "radicato", un tipo di turismo, cioè, in cui i visitatori si fermano alcuni giorni ed entrano in contatto con la popolazione locale e la loro cultura, in modo da apprezzarla maggiormente, e soprattutto da lasciare risorse economiche sul territorio.
Lo sviluppo turistico sostenibile dell'isola passa attraverso due momenti, da un lato la comunità locale deve trovare un proprio ruolo nella gestione del settore turistico, a fianco degli apparati statali, e collaborare alla realizzazione di un piano di sviluppo comune che potrà portarla a divenire una destinazione turistica matura, in grado di autogestirsi e di assicurare a tutta la popolazione un’equa condivisione dei benefici socioeconomici che il turismo può portare. Dall'altro lato, anche il ruolo che i turisti possono svolgere non è secondario: scegliere Gorée come meta per qualche giorno di riposo e svago, oltre a offrire un soggiorno sereno e denso di esperienze, può anche garantire a chi in quel luogo vive quotidianamente, e che fa la ricchezza umana di Gorée, di guadagnare di che vivere e di investire per il miglioramento della propria casa e della propria vita. La chiave di volta per realizzare questo progetto è lo sviluppo del turismo chez l’habitant: é necessario che questo settore esca dalla sua nicchia e diventi il turismo predominante sull’isola, affinché sempre più turisti la eleggano a luogo di svago e di conoscenza, e permettano, con la loro presenza, che la sua popolazione e l’isola stessa possano assicurarsi un futuro.
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