Turismo a Gorée: tra storia e cultura

Dott.ssa Elisa Magnani
Dottorato in Qualità Ambientale e Sviluppo Economico Regionale
Università di Bologna

 

L’isola di Gorée é un piccolo affioramento roccioso situato a 3,5 Km al largo della capitale del Senegal, un piccolo gioiello di architettura e storia.

 

L’isola é davvero piccola, 900 m di lunghezza per 300  m di larghezza, ed é morfologicamente costituita da due parti ben distinte: una parte bassa, pressoché totalmente edificata, e una parte alta, una falesia di circa 40 metri, che viene chiamata il Castel.

 

Tutta l’isola é costituita da una roccia vulcanica, il basalto (Gorée é un vulcano inattivo) con la quale, nei secoli della tratta degli schiavi, sono stati costruiti tutti gli edifici che ancora oggi possiamo ammirare.

 

Gorée é un’isola storica, dal 1978 inserita nella lista dei siti patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. È un luogo della memoria, una memoria triste che tocca tutti gli esseri umani, bianchi, neri e di qualunque nazionalità: l’isola é stata per più di tre secoli uno degli ultimi porti in terra africana della tratta degli schiavi, come Saint Louis e Elmina in Ghana.

 

Verso Gorée
foto in avvicinamento
 di Annalisa Ferrari

Il turismo a Gorée

chez l’habitant...

 

La storia di Gorée è segnata da alcuni elementi che rivestono un ruolo chiave nello sviluppo turistico:

  • La ricca società meticcia sorta nel XVI sec. con l’arrivo dei portoghesi sull’isola, esemplificata dalla figura della signare, la cui vita sfarzosa riecheggia ancora oggi nelle case di pietra che costellano l’isola.

  • La tratta atlantica, di cui Gorée costituiva l’ultima tappa in suolo africano, che è stata per quattro secoli un elemento caratterizzante della vita dell’isola. Gorée è dominata da questo passato, con la Maison des Esclaves, le zone di detenzione e i forti militari.

  • L’architettura dell’isola, caratterizzata dal predominio della pietra basaltica, una nera roccia vulcanica locale, il materiale con cui gli schiavi hanno costruito nel corso dei secoli le ricche dimore dei trafficanti bianchi e meticci, che li tenevano in attesa di essere imbarcati per l’ultimo viaggio verso le Americhe.

 

La nascita di Dakar nel 1857, sulla terraferma di fronte all'isola, ne segnò il destino: la macchina amministrativa coloniale aveva bisogno di ampi spazi e di collegamenti rapidi con l'interno del paese, così l’isola venne abbandonata e iniziò per lei un periodo di decadimento economico e demografico che non si é mai arrestato, tant'è che ancora oggi, nonostante le potenzialità offerte dal turismo, la sua economia non riesce a decollare.

 

A tale declino economico si affianca poi un degrado architettonico, che ne é in qualche misura una conseguenza, poiché gli abitanti dell’isola non dispongono dei mezzi economici necessari per ristrutturare le case, molte delle quali sono tra l’altro abitate abusivamente.

 

Negli ultimi anni diversi europei sono riusciti ad acquistare case a Gorée e a ristrutturarle, ma questa tendenza, benché positiva per il patrimonio architettonico, rischia di avere conseguenze gravi per la popolazione locale, perché induce i goreani ad abbandonare l’isola, sopraffatti dal maggiore potere d’acquisto e dai maggiori mezzi economici degli occidentali. Questo fatto può portare a perdere una parte importante del patrimonio dell’isola, quello umano: Gorée non é un luogo triste su cui aleggiano i fantasmi del passato; al contrario, Gorée é soprattutto la sua comunità vivente, i bambini che gridano per le stradine, le signore che tostano le cacahuettes, i vecchietti assopiti sulle stuoie sotto ai baobab. Se questo patrimonio dovesse scomparire, quand’anche tutte le case venissero preservate, cosa resterebbe del fascino di Gorée?

 

È questo il motivo principale per cui é necessario per l’isola realizzare un progetto di sviluppo integrato, basato sulle due principali risorse che possiede, la storia e la cultura.

 

Le potenzialità turistiche dell’isola, connesse allo sfruttamento di queste risorse locali, sono elevate, e infatti, nonostante le esigue dimensioni, sull’isola è concentrata la maggior parte delle risorse culturali dell’area della capitale.

 

Vi si trovano quattro musei, il Museo Storico, il Museo Marittimo, il Museo della Donna Senegalese e la rinomata Maisons des Esclaves, due istituti di ricerca, l'Université des Mutants e il Gorée Institute, la Chiesa di San Charles Borromeo, la Moschea. Vi sono inoltre alcuni edifici militari: a Nord il Fort d'Estrées, un massiccio forte rotondo che domina il porto, che oggi ospita il Museo Storico, e a Sud il Fort Saint Michel (o Castel), su una bassa collina che sovrasta il villaggio.

 

Fra gli edifici civili, le stesse case private in pietra o mattoni, con le verande, i balconi ed i colonnati, costituiscono nel loro insieme un monumento, sia come simboli della tratta degli schiavi, sia per la ricchezza di colori e stili che presentano ancora oggi. Vi sono inoltre numerosi edifici di proprietà dello stato, un tempo residenze dei funzionari dell’amministrazione coloniale francese.

 

 

 

 1. Fort d’Estrées (Museo Storico)

 2. Maison Ndiouga Dieng

 3. Maison du Soudan (Gorée Institute)

 4. Posta

 5. Maison Hortala (Auberge Keur Beer)

 6. Maison des Esclaves

 7. Maison Victoria Albis (Museo della Donna Senegalese) 

 8. Maison Angrand (Teatro)

 9. Ecole Normale William Ponty

10. Padiglione delle suore di Saint Joseph de Cluny

11. Université des Mutants

12. Castel

13. Moschea

14. Maison d'éducation Mariama Bâ

15. Centro medico-sociale dell'Ordine di Malta

16. Chiesa di San Charles Borromée

17. Ospedale militare

18. Relais de l'Espadon

19. Stazione di polizia

20. Giardini comunali

21. Museo del mare

22. Hotellerie del Chevalier de Boufflers
  

Strade e panorami, in giro per Gorée

 

Persa la sua fiorente economia basata sui commerci, l’isola ha scoperto nella seconda metà del XX sec. una nuova vocazione, quella turistica: prima di élite - era la meta prediletta dei funzionari amministrativi francesi - e poi sempre più di massa, con l’apertura ai grossi tour operator europei.

 

 

 

 

Negli anni ’50 e ’60 era il luogo dove la ricca borghesia coloniale francese amava soggiornare, alloggiare al Relais de l’Espadon (l’antica dimora dei governatori dei governatori dell’AOF, trasformata in hotel), o pranzare sulla terrazza esposta alla brezza marina del lussuoso ristorante Chevalier de Boufflers.

Vue sur la plage avec l'Hôtellerie du chevalier de Boufflers

Carnaud Frères

© Archives Nationales du Sénégal

 

 

 

Negli anni ’70 avvenne un primo cambiamento: l’UNESCO si interessò all’isola dopo un decennio di decadimento generale, e nel 1978 la inserì nella lista dei siti patrimonio mondiale dell’umanità. Negli anni ’80, sotto la spinta dell'UNESCO, vennero realizzate alcune ristrutturazioni architettoniche e i tour operator iniziarono ad includere Gorée nei loro circuiti turistici senegalesi come escursione giornaliera. Divenuta famosa a livello mondiale come simbolo della tratta degli schiavi, la destinazione Gorée si apriva al turismo di massa dei club vacanze. Era un tipo di turismo estremamente primitivo, gestito da società europee, i cui clienti consumavano le risorse turistiche senza lasciare niente sul territorio, a beneficio della popolazione residente, che subiva solo gli effetti negativi di questo turismo predatorio.

 

Dagli anni ’90, di fronte alla curiosità dei primi turisti “fai da te”, alcuni goreani, proprietari di case, hanno inaugurato l’hébergement chez l’habitant: affittavano stanze ai turisti di passaggio e ricavavano di che vivere da questa attività. Si aprì così un nuovo periodo di sviluppo turistico per Gorée, un periodo che continua tuttora, ma che stenta a trasformarsi in qualcosa di meglio organizzato che possa favorire una fetta più larga di popolazione.

 

Oggi sull’isola, oltre a 2 alberghetti, ci sono almeno 13 case che mettono a disposizione dei turisti stanze in affitto dai prezzi e comfort più vari. Questa soluzione di alloggio si alimenta dei turisti “zaino in spalla”, che desiderano conoscere e non negarsi il contatto con la realtà della località che visitano. L’hébergment chez l’habitant può essere un’esperienza forte e gratificante, che crea amicizie e comprensione tra le culture e, soprattutto, permette alla popolazione locale di beneficiare direttamente dei frutti del turismo. A questi turisti, Gorée può svelare tutte le sue ricchezze, i monumenti e i musei, gli edifici storici e le piccole botteghe di souvenir, le gallerie d’arte e gli artisti che espongono per le vie, i ristoranti, i pescatori con le loro piroghe, gli abiti variopinti, la cultura e le abitudini di vita.

 

Gli abitanti dell’isola sono circa 1700, la maggior parte dei quali in qualche modo trova occupazione nel settore turistico, principalmente in modo informale, come guide turistiche o venditori ambulanti di souvenir, ma queste attività, se da un lato permettono alla maggior parte della popolazione locale di soddisfare le necessità quotidiane, dall'altro non tengono conto di una visione sul lungo periodo nell’ottica della sostenibilità, sia sociale, sia ambientale. Ciascuno aspira solo a realizzare qualche misero guadagno sfruttando i turisti, e ciò impedisce la maturazione della popolazione verso una presa di coscienza della risorsa turistica collettiva, ma esercita anche un effetto negativo sull’immagine turistica dell’isola. Molto spesso, infatti, i turisti si sentono infastiditi e sottoposti a troppe pressioni da parte della popolazione locale, e non riescono a godere appieno delle numerose risorse che fanno di Gorée un gioiello sia dal punto di vista storico che umano. Questo problema è alimentato dal fatto che non esiste un turismo "radicato", un tipo di turismo, cioè, in cui i visitatori si fermano alcuni giorni ed entrano in contatto con la popolazione locale e la loro cultura, in modo da apprezzarla maggiormente, e soprattutto da lasciare risorse economiche sul territorio.

 

Lo sviluppo turistico sostenibile dell'isola passa attraverso due momenti, da un lato la comunità locale deve trovare un proprio ruolo nella gestione del settore turistico, a fianco degli apparati statali, e collaborare alla realizzazione di un piano di sviluppo comune che potrà portarla a divenire una destinazione turistica matura, in grado di autogestirsi e di assicurare a tutta la popolazione un’equa condivisione dei benefici socioeconomici che il turismo può portare. Dall'altro lato, anche il ruolo che i turisti possono svolgere non è secondario: scegliere Gorée come meta per qualche giorno di riposo e svago, oltre a offrire un soggiorno sereno e denso di esperienze, può anche garantire a chi in quel luogo vive quotidianamente, e che fa la ricchezza umana di Gorée, di guadagnare di che vivere e di investire per il miglioramento della propria casa e della propria vita. La chiave di volta per realizzare questo progetto è lo sviluppo del turismo chez l’habitant: é necessario che questo settore esca dalla sua nicchia e diventi il turismo predominante sull’isola, affinché sempre più turisti la eleggano a luogo di svago e di conoscenza, e permettano, con la loro presenza, che la sua popolazione e l’isola stessa possano assicurarsi un futuro.



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