Castel

 

La parte sud dell’isola di Gorée è costituita da alte scogliere di basalto.

Questa ampia zona, da cui si gode di una splendida visuale sull’isola, su Dakar e sulla costa, si chiama Le Castel. Per raggiungerla è necessario percorrere un sentiero bordato di baobab.

 

 

Gorée du Castel    Fortier Photographe à Dakar   © Archives Nationales du Sénégal

 

 

 

 

 

 

 

I ruderi di cemento che si possono scorgere sono quanto rimane di un insieme di fortificazioni realizzate all’inizio del ‘900 e sistemate immediatamente prima della seconda guerra mondiale.

 

Non c’è più traccia, invece, degli antichi forti che sorgevano qui: il Fort d’Orange, costruito nella prima metà del XVII secolo dagli olandesi e raso al suolo dai francesi, che lo sostituirono con il Fort Saint-Michel,

 

 

 

Plan de l'Isle de Goree

(dettaglio del Fort Saint-Michel) del cartografo Bellin, 1746

© Brian DiMambro Rare Books & International Book Sales

 

 

 

 

 

Sulla piazzola centrale, in cima al Castel, si trova una coppia di cannoni da 240 recuperata nel 1935 dalla corazzata Vergniaud (costruita nel 1906, armata nel 1910 e ritirata nel 1921).

 

© Breda

 

 

 

Il Castel ospita alcune botteghe d’arte e la copia del Mémorial Gorée-Almadies ma non è ancora stato opportunamente valorizzato. La roccaforte è stata sempre considerata un’enclave separata di proprietà militare, esclusa dalla vita comune dell’isola, tanto da non figurare neppure nei documenti ufficiali.

 

Il Mémorial Gorée-Almadies

Si tratta del modello, ridotto, di un progetto internazionale promosso dall’Unesco, che ha lo scopo di preservare e sviluppare l'eredità culturale e architettonica di Gorée e della diaspora africana.

 

Il progetto è dell’architetto milanese Ottavio di Blasi.

 

Gorée MEMORIAL & MUSEUM

 

 

L'isola di Gorée

 

 

I Baay Fall del Castel

di Laura Bracci

 

La comunità di Baay Fall di Gorée è la più conosciuta e numerosa, nonostante abbia subito dei ridimensionamenti da parte del governo locale.

 

 

 

Si tratta perlopiù di giovani uomini (ma c’è anche qualche donna e qualche leader anziano) che abitano abusivamente nei bunker sotterranei della parte alta dell’isola (Castel) o in piccole capanne dove c’è spazio per una semplice stuoia per dormire.

 

Si guadagnano da vivere proponendosi come guide per turisti, maestri di musica e danza o vendendo i propri dipinti e sculture, prodotti attraverso il recupero di materiali di scarto. Sempre a Castel ci sono dei pittoreschi esempi di questa arte povera, come ad esempio l’ “albero delle bottiglie” o i tronchi di alberi morti debitamente decorati e intagliati.

Foto di Elisa Bezze

   

 

Un artista di spicco di Gorée, Souleymane Keita, conosciuto a livello internazionale, ha fatto sua questa concezione dell’arte, incorporando nelle sue opere oggetti come legnetti, ingranaggi, frantumi di specchio e usando il colore come materia.

 

 

La sua arte ha “fatto scuola” e così molti dei giovani artisti di Gorée si ispirano a questo stile, riscontrando un buon successo tra i turisti a caccia di souvenir.

 

Per quanto riguarda la musica e la danza, questi ragazzi attirano in special modo i turisti più giovani, desiderosi di approfondire la conoscenza di questi stili che già si sono diffusi e contaminati in Occidente da diversi anni. Si tratta, come al solito, di una pretesa ricerca di “autenticità”, di stato “originario” che permette in ogni caso ai giovani senegalesi di potersi guadagnare la vita.

 

L’aspetto interessante, che rivela il grado di conoscenza e diffusione che ormai si ha anche in Europa e America di questi aspetti culturali, è che spesso gli artisti locali ospitano delle “scuole” che desiderano partecipare a stage di danza o di percussioni. I corsisti-turisti condividono vitto, alloggio ed esperienze con questi maestri, a volte trasferendo in “vacanza” delle pratiche legate alle “sottoculture” giovanili già vissute in patria, specialmente per quanto riguarda il consumo di marijuana.

 

Anche in questo caso ci rendiamo conto che in certi ambiti per la comunicazione e lo scambio sono di gran lunga più importanti l’età e una particolare cultura “transnazionale” che non la provenienza geografica.

 www.tourdumondeenvelo.org

 

 

 

I Baay Fall rappresentano un motivo di forte conflitto tra gli abitanti dell’isola. A Gorée, infatti, esiste una grande tensione sociale tra chi si considera goreano d’origine e chi invece non lo è. I Baay Fall, oltre a rientrare in questa seconda categoria, sono stigmatizzati per la vita “nomade” e il consumo e lo spaccio di “droga”, tanto che gli abitanti della “zona bassa” si riferiscono ad essi come a “quei trafficanti che stanno lassù”, nella zona alta. Si inseriscono in un contesto sociale già fortemente caratterizzato da dinamiche di conflitto ed essendo facilmente stigmatizzabili per il proprio modello di vita vistosamente “altro”, finiscono spesso per essere i “capri espiatori” di una situazione precaria. Il fatto che si dedichino poi all’attività di guide turistiche e venditori di arte e artigianato, complica ulteriormente la situazione.

 

 



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