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Associazione Italiana turismo responsabile

 

Il turismo irresponsabile

 

Negli ultimi anni sono nate agenzie specializzate nella vendita di viaggi personalizzati, al di fuori degli itinerari più battuti. Questo per soddisfare i bisogni di turisti sempre più esigenti.

 

Una recente ricerca realizzata in Inghilterra ha individuato 4 tipi di turista:

§            I turisti di massa organizzati, coloro che comprano solo viaggi “tutto organizzato”

§            Il turista di massa individuale (è più libero e autonomo del gruppo, ma stabilisce rigorosamente prima della partenza l’intero svolgimento del viaggio

§            L’esploratore (cerca accuratamente itinerari poco frequentati o insoliti da fare da solo o in piccoli gruppi, per questo spende molto di più dei precedenti)

§            Il cosiddetto vagabondo (evita qualsiasi organizzazione turistica e cerca contatti diretti con la realtà locale, decide alla giornata dove recarsi durante il viaggio).

 

I gusti e le mode di questo settore riflettono in modo fedele vizi e virtù delle società che generano i flussi turistici. Così come la grande maggioranza dei turisti cerca lo svago durante le vacanze, altri cercano la trasgressione sognata, ma mai realizzata dove risiedono abitualmente. Da qui il fenomeno del turismo sessuale e di una delle sue derivazioni più degenere, la pedofilia.

 

Ma la trasgressione non ha solo risvolti sessuali. Bisogna stravolgere anche la propria routine, la gestione del tempo, delle abitudini nell’assunzione di droghe e alcol, dell’investimento affettivo nei rapporti di amicizia temporanea che si stabiliscono ecc.

 

Il turismo internazionale è sempre di più la valvola di sfogo per milioni di persone che si sentono “strette” nella società di cui fanno parte, dove tutto è organizzato e tenuto sotto controllo, dove l’emozione e programmata e arginata. Per contro, l’immagine che le popolazioni dei paesi scelti dai turisti si fanno, è che tutti gli occidentali sono ricchi sfondati, non lavorano molto, amano dissipare i soldi, si vestono in modo indescrivibile e non conoscono alcun tipo di codice morale di comportamento.

 

 

Tutti ne parlano

La stampa specializzata, che è una delle principali fonti di informazione consultate dal viaggiatore prima della partenza, insieme ai cataloghi degli Operatori turistici, si configura come uno strumento “informativo” e “formativo” allo stesso tempo: da un lato informa sulle novità del mercato turistico, dall’altro è decisiva nell’orientare la scelta del potenziale turista.

 

L’impostazione che caratterizza la rivista, condiziona l’approccio che il turista avrà con il paese scelto per trascorrere le proprie vacanze e prepara il bagaglio di pregiudizi positivi e negativi che il turista porterà con sé nel viaggio. Nella stampa turistica è quasi inesistente però la riflessione sull’evoluzione del costume turistico e delle ricadute, positive o negative, che questa industria del tempo libero ha nei Paesi del Sud del Mondo di medio o basso reddito. Le poche informazioni disponibili sull’impatto del turismo sull’ambiente, sull’economia e sulla cultura dei paesi interessati, provengono quasi esclusivamente da riviste che si occupano di rapporti Nord-Sud, di ambiente o di consumi.

 

L’ICEI (Istituto Cooperazione Economica Internazionale) ha condotto recentemente una ricerca. La prima in Europa, sulle caratteristiche di questo settore editoriale.

“L’educational non è finalizzato solo a far conoscere una destinazione – dice Alessandra Callegari, giornalista e organizzatrice di dibattiti per il Gruppo Italiano Stampa Turistica – ma, in quanto strumento promozionale, serve all’organizzatore per far conoscere il proprio prodotto, quindi una specifica destinazione. I tour operator, forti del “regalo” che concedono, si sentono in diritto di pretendere dai giornalisti inviati non solo che scrivano, ma che scrivano ciò che vogliono loro.

 

 

La costruzione del Paradiso

È stato appurato che, soprattutto nella pubblicistica turistica riguardante i paesi del Sud del mondo, abbondano le dichiarazioni virgolettate attribuite a persone anonime: venditori ambulanti, “uomini”, “donne”, “bambini”, tassisti, portieri d’albergo, e addirittura “ignoti”. L’inserimento di questi personaggi movimenta l’articolo, aggiunge “colore”, conferma lo stereotipo (venditore truffaldino, portiere ruffiano, uomini sonnolenti, mendicanti poveri ma felici). Lo scopo di queste interviste è quello di mettere in bocca all’interlocutore affermazioni che il giornalista ritiene sia meglio non sottoscrivere di persona.

 

Per quanto riguarda il linguaggio utilizzato negli articoli, non si distingue molto dal linguaggio del redazionale commerciale, né si cerca di fornire elementi per comprendere la complessità dei paesi presentati. Dall’esame attento di alcuni articoli emerge un’immagine di società del Sud estremamente semplice, “vergine”, con popoli gentili e sorridenti che portano genericamente “il ritmo nel sangue” (se sono caraibici) o il “sorriso stampato in faccia” (se sono orientali). I problemi, quando vengono rilevati, sono sempre sottodimensionati dalla “voglia di vivere”, dalla “dignità” con la quale si porta la miseria, dall’onnipresente natura “incontaminata”.

 

L’immagine complessiva della stampa turistica italiana che ha messo in luce la ricerca dell’ICEI, con poche eccezioni, è inquietante: scarsa autonomia professionale, inserimento di pubblicità occulta, linguaggio stereotipato e uso di luoghi comuni per descrivere paesi e popoli, poche e scontate informazioni utili per il viaggiatore.

 

 

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