Questa pagina è stata realizzata in collaborazione con la
Associazione Botteghe del Mondo Italia

 

Il Commercio Equo e Solidale

 di Angelo Mascali - BdM Calumet, Catania

Mirko Marelli - BdM Karibuny, Castello Brianza

 

 

Il Commercio Equo e Solidale (CES) è, come si legge nell’art. 1 della Carta dei Criteri, “un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica. Il Commercio Equo e Solidale è una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori (come Yaakaar), lavoratori, Botteghe del Mondo (ad esempio quelle della Associazione Botteghe del Mondo Italia e tra queste Karibuny e Calumet), importatori e consumatori.”

Da dove nasce?

Il Commercio Equo e Solidale nasce dalla consapevolezza che nel mercato tradizionale molti sono i canali di sfruttamento dei lavoratori, in particolare nel Sud del mondo.

 

 

 

Moltissimi dei prodotti che quotidianamente acquistiamo (caffè, the, cacao, ma anche abbigliamento…) provengono dai paesi dell’America Latina, Africa e Asia, ma nulla sappiamo sulle condizioni di acquisto e di lavoro dei produttori. Questi, pur lavorando duramente, spesso non riescono a garantirsi neanche la sopravvivenza, mentre enormi guadagni vanno alle multinazionali. Nessuno ci informa che, ad esempio per il caffè, solo una piccolissima parte del prezzo che noi paghiamo serve a remunerare il lavoro di chi l’ha prodotto, mentre la parte maggiore va al grossista locale, a chi importa in Italia e a chi lo distribuisce.

Caffè, foto Commercio Alternativo

   

Noi consumatori non possiamo essere considerati direttamente responsabili delle situazioni di sfruttamento, ma certo ne permettiamo il perpetuarsi attraverso i nostri acquisti. Abbiamo a disposizione un forte strumento di potere che in genere non utilizziamo: possiamo decidere di comperare o meno un prodotto.

Il Commercio Equo e Solidale si oppone allo sfruttamento dei lavoratori del Sud e per questo ha creato una propria rete di importazione di vari prodotti. La caratteristica più importante di questo tipo di commercio “alternativo” è prima di tutto l’assenza di scopo di lucro: in Italia, le organizzazioni che promuovono il CES sono associazioni o cooperative; nel Sud del Mondo, si cerca di collaborare con gruppi di produttori organizzati in strutture democratiche.

Obiettivo del Commercio Equo e Solidale è che gli scambi internazionali siano improntati a giustizia ed equità, affinché il lavoro possa essere remunerato giustamente nel Sud come nel Nord.  Ecco anche perché è stato lanciato lo slogan “trade, not aid” (commercio, non aiuto). Gli operatori del Commercio Equo e Solidale concordano direttamente con i produttori i prezzi di vendita, tenendo conto dei costi di produzione, dei diritti dei lavoratori, dell’impiego di tecnologie appropriate e del rispetto dell’ambiente. I prodotti vengono poi distribuiti nei paesi del Nord del mondo attraverso la rete delle Botteghe del Mondo, che aderiscono a questo progetto di commercio alternativo e funzionano da veri centri di informazione e diffusione dell’iniziativa. In tal modo i produttori del Sud migliorano le proprie condizioni di vita, mentre gli acquirenti del Nord si appropriano criticamente del proprio “potere” di consumatori, utilizzandolo in modo giusto e solidale.

 

Con una maggiore attenzione e consapevolezza alle nostre scelte quotidiane nel fare la spesa, cioè consumando in modo critico, possiamo far cambiare atteggiamento alle imprese attraverso le loro stesse regole della domanda e dell’offerta; scegliendo cosa comprare e cosa no. Così non solo segnaliamo alle imprese i comportamenti che approviamo e quelli che condanniamo, ma sosteniamo le forme produttive corrette, mentre ostacoliamo le altre. Noi consumatori rappresentiamo, in realtà, il collegio elettorale più forte e più articolato di questo sistema economico, perché ogni volta che facciamo un acquisto, o investiamo un euro, ogni volta che montiamo in bicicletta piuttosto che in auto, noi esprimiamo un voto. Noi votiamo tutti i giorni, decine di volte; e se non ci riappropriamo di questa democrazia e non ci ricordiamo di quanto pesi il nostro voto ogni volta che facciamo una scelta, perdiamo il diritto di lamentarci dell’antidemocraticità dell’economia e della disequità del sistema mondiale. Perché più del voto nelle urne è importante e decisivo il nostro voto quotidiano attraverso l’acquisto o il non acquisto di un prodotto. Perché l’unica voce che fa tremare le poltrone del Potere sono i margini di utile realizzati.

 

Come funziona?

 

Gli attori del commercio equo e solidale sono tanti, sparsi un po’ in tutto il mondo. Al primo posto, ovviamente, mettiamo i produttori, in genere organizzati in cooperative o associazione o in forme organizzative democratiche anche se non mancano, soprattutto negli ultimi anni, i contatti anche con realtà profit.

 

Produttrici in Bangladesh, foto Equomercato

   

 

 

I produttori possono esportare direttamente i loro prodotti o, come succede in alcuni paesi, creare delle società ad hoc che si occupano di tutte le fasi legate alla spedizione dei prodotti. E il caso di MCCH  in Ecuador, che raggruppa numerosi gruppi di artigiani e mantiene i rapporti con le centrali di importazione in Europa.

 

Dall’altra parte troviamo le centrali di importazioni, cooperative che in Europa, Nord America e Giappone si occupano di importare i prodotti e di rivenderli ad una rete molto articolata di punti vendita, detti Botteghe del Mondo.

 

 

Tuttaunaltracosa 2002, foto di Annalisa Ferrari

 

Le botteghe sono l’ultimo anello della catena, si rapportano direttamente con i consumatori, con i quali cercano di instaurare un dialogo per spiegare la filosofia del Commercio Equo e Solidale. Oltre a vendere i prodotti, le botteghe distribuiscono materiale informativo, promuovono campagne di pressione, organizzano incontri, dibattiti, ecc... Si tratta in pratica di veri e proprio laboratori, dove la cultura va di pari passo con la vendita dei prodotti.

 

Le caratteristiche più importanti

Se volessimo riassumere in pochi e chiari concetti il Commercio Equo, partendo dalla definizione della carta dei criteri, potremmo evidenziarne questi aspetti:

§          TRASPARENZA, nei confronti di produttori e consumatori

§          PREZZO EQUO, che remuneri giustamente il lavoro dei produttori (spesso viene deciso direttamente da loro, senza alcuna contrattazione da parte degli importatori)

§           NO AL LAVORO INFANTILE, in ogni fase della produzione

§           RISPETTO DELL’AMBIENTE, poiché i prodotti alimentari sono quasi tutti da coltivazione biologica o in conversione, certificati dagli organismi europei preposti; inoltre, per quelli artigianali, si privilegiano materie prime facilmente reperibili sul posto, facendo attenzione a non intaccare le risorse della zona di produzione

§           PARI OPPORTUNITA’ lavorative e salariali senza distinzioni di sesso, età, condizione sociale, religione, convinzioni politiche

 

Come trovare la bottega del mondo più vicina

 

 

Per approfondimenti:

Associazione Botteghe del Mondo Italia

AGICES

International Fair Trade Association

NEWS!

 

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