Donne senegalesi e matrimonio

tratto da "Essere donna nella zona di Dakar: una ricerca antropologica sul campo"

di Francesca Soli

 

Il matrimonio è di gran lunga uno dei principali avvenimenti strutturanti nella vita di uomini e donne senegalesi; la tappa del primo matrimonio, infatti, corrisponde al passaggio verso la maturità sociale ed è una condizione essenziale all'affermazione individuale. Con esso tutta la vita si stravolge, cambiano le abitudini, cambia la residenza, si viene visti in modo diverso e si possono fare cose diverse. Parlando con diverse donne l’argomento matrimonio è risultato quindi essere il più trattato, sia dalle più anziane, in quanto evento che ha segnato la propria vita, sia dalle giovani, in quanto massima aspirazione per il futuro; mentre pensare di non sposarsi è inconcepibile, anche per un uomo in quanto la forte valorizzazione dell'istituzione matrimoniale rende l'adulto non sposato un individuo che gode di poca considerazione.

 

«Così non posso fare niente, sto facendo di tutto per avere un marito. Se guardi le ragazze della mia età sono tutte sposate e hanno dei figli. Realmente, vorrei proprio sposarmi. Un marito, anche se non è buono o non è gentile, resta un marito ed è necessario alla donna.» (F., 30 anni, donna)

 

«Arrivi ad un punto nella vita in cui devi sposarti per forza. Se non lo fai la gente inizia a pensare che tu abbia dei problemi e a non vederti come un vero uomo, magari pensano che le donne non ti piacciano nemmeno. E poi anche per il lavoro, se sei sposato la gente ti aiuta di più perché hai una famiglia. Così se provi a rimandare, un bel giorno qualcuno ti dice: cosa stai aspettando? Vuoi far preoccupare inutilmente i tuoi genitori? Se poi sei una donna questo si fa sentire ancora di più; per fortuna che di solito gli uomini si sposano a 30-35 anni!» (D., 37 anni, uomo)

 

Da queste due considerazioni si può già notare una sostanziale differenza nella percezione di questo evento e nell’età in cui esso avviene. Generalmente le ragazze si sposano infatti prima dei 20 anni (secondo una ricerca del 1993 promossa dall’ORISTOM-IFAN il 78% delle donne senegalesi si sposa prima dei 20 anni), mentre per un uomo quest’età si innalza a 30-35. Per una donna il matrimonio è un’opportunità da sfruttare: in alcuni casi serve per risolvere necessità economiche di base, per trovare una certa indipendenza dai propri familiari e passare sotto “il controllo” del marito; una volta superata questa tappa una donna gode di maggiore libertà e riconoscimento a livello sociale, per arrivare ad avere un proprio statuto in quanto persona dopo la prima gravidanza. Si può quindi ritenere che il matrimonio sia, per una donna, una fonte di sicurezza attiva su più fronti: innanzitutto quello morale e religioso, in quanto una donna è nata per servire il proprio uomo quindi essere una buona moglie le permetterà di accedere alla gioia nell’aldilà; in secondo luogo quello sociale, dato che le permette di migliorare il proprio status; infine quello finanziario. Per questo motivo viene ritenuto importante risposarsi in caso si rimanga vedove o si divorzi dal primo marito e il sogno delle ragazze più giovani è spesso quello di trovare il “principe azzurro”, un uomo bello, ricco, che le ami e le renda felici.

 

Per quanto riguarda gli uomini, invece, il discorso cambia; vivono solitamente il primo matrimonio come un dovere nei riguardi della famiglia, una sorta di tributo da pagare come ringraziamento alla propria famiglia. Ovviamente questo aspetto è ancor più accentuato in caso di matrimonio combinato, avvenimento sempre più in disuso a Dakar, che prevede che sia il padre della ragazza ad accordasi con il futuro suocero o con il futuro genero in modo di ottenere un cospicuo vantaggio dal legame. Spesso questi matrimoni non sono delle vere e proprie forzature, quanto piuttosto un’obbligazione morale: i ragazzi, sia uomini che donne, si sentono in dovere di fare il volere dei propri genitori. In esso gioca un ruolo fondamentale la dote, a cui in alcuni casi viene ancora attribuita un’importanza elevata; mentre presso alcune famiglie essa ha carattere simbolico e si traduce in qualche CFA, può divenire in altri l’aspetto di maggior interesse, raggiungendo cifre di 300.000-400.000 CFA.

 

Il matrimonio è quindi, da questo punto di vista, un vero e proprio contratto, durante la stipulazione del quale avviene anche la decisione del tipo di legame: monogamico o poligamico, che viene solitamente stabilito dalle famiglie (anche perché una ragazza che accetta la poligamia “vale di più”).

 

Il rito vero e proprio si svolge normalmente in tre giorni: durante il primo giorno ci si reca alla moschea per firmare il contratto, il secondo viene organizzata una grande festa a casa della sposa e il terzo si festeggia a casa del marito. Alla moschea possono andare solo gli uomini, normalmente vestiti con un gran bubu bianco mentre le donne restano a casa a preparare la festa e a cucinare. L’atmosfera è tesa, ma si può percepire che presto la festa avrà luogo. Quando gli uomini tornano dalla moschea con la notizia che il contratto è stato firmato le danze si aprono, si canta per la sposa e le si fanno le proprie congratulazioni. I rappresentanti delle due famiglie si ritrovano poi nel cortile di casa ed in questa occasione viene presentata la propria discendenza e vengono elogiate le doti dei novelli sposi: si crea una specie di gioco-dialogo tra le due famiglie i cui protagonisti sono, quando possibile, i griot. Questo aspetto della cerimonia riveste una certa importanza, in quanto spesso si cerca ancora di evitare l’unione tra caste differenti.

 

Quando le figlie si sposano lasciano la casa paterna per recarsi in quella del marito mentre per quanto riguarda i figli maschi, normalmente è il maggiore a restare nella casa dei propri genitori mentre gli altri possono andare a vivere dove vogliono con le rispettive mogli; capita solo molto raramente che un uomo si trasferisca a vivere a casa della propria moglie.

 

Differenze notevoli possono essere notate tra le differenti etnie, sia per quanto riguarda l’età, soprattutto della sposa, che per quanto riguarda il rito vero e proprio; le ragazze toucouleur, per esempio, si sposano in genere più giovani e, dopo essersi trasferite a casa del marito ed aver festeggiato con i parenti, non possono uscire di casa per una settimana, e possono indossare solo un gran bubu. Passato questo periodo viene organizzata una nuova festa ed entrano a tutti gli effetti nella loro nuova vita come spose.

 

Un aspetto comune invece a tutte le etnie, almeno nel nord del Senegal, è l’importanza della verginità della sposa. Spesso mi è stato detto che non essere vergine il giorno del proprio matrimonio è una disgrazia, che comporterebbe il fatto di essere considerate delle poco di buono e si perderebbe la stima di tutti, marito compreso.

 

«Quando ti sposi devi essere vergine. La mattina dopo la prima notte di nozze la gente viene a casa tua a controllare che ci siano tracce di sangue sul lenzuolo a prova della tua verginità. Se non ci sono non sarai più rispettata da nessuno.» (A., 20 anni, donna)

 

«Domani vado con le mie amiche a trovare quella che si è sposata…così ci racconta di suo marito e le cantiamo un po’ di canzoni! Qui è importante essere vergini quando ci si sposa, se non sei vergine nessuno ti rispetterà. La gente viene a controllare il lenzuolo la mattina dopo il matrimonio e la sposa riceve le amiche che si congratulano con lei per essersi sposata senza esser stata mai prima con un altro uomo. E ci sono delle canzoni che parlano di questo e della vita coniugale, ma si cantano solo fra amiche perché sono un po’…insomma…parlano di cose che è meglio non dire se ci sono degli uomini o delle donne anziane. Altre dicono più o meno “Brava, non sei stata per strada a guardare gli uomini e non sei andata nelle stanze di tutti i ragazzi”, però non riesco a tradurle bene in francese, si cantano in wolof. Poi il giorno dopo la prima notte di nozze la sposa non deve fare niente, rimane a letto senza affaticarsi e la gente passa a trovarla. Se invece la ragazza non era vergine è il contrario. Tutti ti danno della svergognata e sarai segnata per il resto dei tuoi giorni. Per questo il giorno prima del matrimonio i parenti ti chiamano per chiederti se sei sicura di essere vergine, anche se molte ragazze non hanno il coraggio di dire “no”.» (N., 16 anni, donna)

 

Paradossalmente, nonostante il matrimonio abbia un valore tanto elevato, i divorzi e le situazioni di instabilità matrimoniale sono frequenti: secondo una ricerca svolta nel Siin-Saalum da Marie-Denise Riss, circa un terzo delle donne vive in una situazione matrimoniale particolare, essendo divorziata, risposata o vivendo sola nonostante il matrimonio.

 

«Mio marito ha altre tre mogli, io sono la quarta. Vive con loro in un'altra città, a casa sua. Io invece ho preferito restare ad abitare con la mia famiglia, anche se questo ha comportato il distacco da mia figlia, che una volta diventata un po' più grande è andata abitare con suo papà. Vedo mio marito un paio di volte al mese, quando ha tempo viene a trovarmi il fine settimana e resta qui un paio di giorni. Così è meglio, perché significa che quando viene a trovare me resta solo con me, e poi io preferisco restare qui con i miei, occuparmi della casa e stare vicina a mia mamma.» (D., 26 anni, donna)

 

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