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Il nuovo ruolo delle donne capo famigliatratto da "Essere donna nella zona di Dakar: una ricerca antropologica sul campo" di Francesca Soli
Negli ultimi decenni l'integrazione nell'economia di mercato, la scolarizzazione, le migrazioni, l'urbanizzazione, l'espansione della cultura occidentale e di nuovi modelli consumistici, hanno contribuito ad un forte cambiamento all'interno della famiglia senegalese, che ha portato di conseguenza alla modificazione della sua struttura e della sua composizione. Si nota sempre più lo scontento e la volontà di cambiare i valori tradizionali da parte dei giovani e di alcune donne, in particolar modo coloro che hanno avuto la possibilità di accedere al mondo della scuola e al mercato del lavoro. Questi fattori sono quindi parte di quelle condizioni che hanno portato diverse donne a trovarsi nella necessità di gestire una famiglia, situazione generata nella maggior parte dei casi in seguito a divorzi, alla morte del marito o al fatto che egli sia emigrato all'estero.
I divorzi sono frequenti, e non sono molti gli uomini che accettano in seguito di pagare gli alimenti alle proprie ex-mogli e ai figli. Questo è dovuto innanzitutto al fatto che molti matrimoni sono contratti unicamente religiosi, non hanno un risvolto giuridico; inoltre la maggior parte delle donne ignora i propri diritti, a causa dell'alta incidenza di analfabetizzazione e alla poca conoscenza del Codice della Famiglia. Per quanto riguarda i figli, invece, l’uomo sarebbe tenuto a mantenerli, ma solo in caso lui li abbia riconosciuti, avvenimento che non sempre accade; la shari'a, e di conseguenza il Codice della Famiglia, condanna infatti tutte le azioni di ricerca di paternità naturale davanti ad un tribunale. Perché un bambino venga riconosciuto, dunque, è necessario il riconoscimento da parte del padre biologico.
Molto numerose sono anche le vedove: in seguito alla forte differenza d'età presente solitamente tra gli sposi, ed alla poligamia, infatti, non è raro incontrare donne vedove anche in giovane età. Spesso un uomo attende di raggiungere i quarant'anni per prendere una seconda moglie, ed altri dieci anni per una terza, il che significa che a cinquant'anni potrebbe sposare una ragazza che ne ha meno di venti.
Ci sono infine tutte le donne sposate con un uomo che ha deciso di emigrare in un altro paese, e che si trovano quindi in una situazione di instabilità causata dal fatto di rimanere sole con i figli. Spesso questi uomini partono alla ricerca della fortuna, abbagliati dal mito dell'Europa, senza documenti e senza sapere a cosa vanno incontro; in caso riescano ad arrivare nel paese di destinazione sono quindi spesso clandestini ed incontrano non poche difficoltà prima di poter avere un lavoro e spedire dei soldi alla famiglia lasciata in patria.
«Mio marito è partito per la Spagna sei mesi fa, è là illegalmente, ma spero che presto possa ottenere un permesso e quindi che partiremo anche noi per raggiungerlo. Preferirei fosse lui a tornare, ma qui non c'è lavoro e ci mancano i soldi. Essere sola con i bambini è difficile, devo gestire tutto senza l'appoggio di nessuno.» (M., 34 anni, donna)
«Mio marito abita in Italia ed io sono rimasta qua da sola con i due gemelli. Abito con parte della mia famiglia, con mio fratello, e delle altre donne. Mi piacerebbe raggiungere mio marito in Italia, ma lui dice che è meglio di no. Mi ha detto di avere una nuova compagna, una donna francese. Credo che questo sia meglio, così magari lui può mandare più soldi. Inoltre è vero che mi manca, ma quando viene a casa vuole comandare lui e basta, invece così sono più libera di fare ciò che voglio» (A., 26 anni, donna)
Secondo il ministero della Donna, del Bambino e della Famiglia, già nel 1994 circa il 18% delle famiglie di Dakar era diretto da donne, in genere molto giovani, anche se questi dati non possono essere confermati in quanto difficilmente viene riconosciuto ad una donna il titolo "capo famiglia", pur essendo lei a mantenere e a gestire un intero nucleo familiare. In questo modo esse incontrano resistenze, discriminazioni e difficoltà maggiori: non essendo considerate capifamiglia, infatti, non hanno diritto alla riduzione delle imposte e all’assistenza medica e sociale per i propri figli. Sono quindi obbligate, nella maggior parte dei casi, ad inventarsi delle strategie di sussistenza e ad appoggiarsi alla famiglia d'origine.
«La famiglia di marito mi aiuterebbe volentieri, ma preferisco non essere loro debitrice, per non dovermi trovare un giorno a dover ricambiare. Il problema è che mio marito ora deve rimanere in Spagna, finché non gli danno un permesso non può neanche tornare a trovarci…mi manca molto. Mi sono quindi dovuta trovare delle piccole attività, per esempio vendere il ghiaccio, per poter guadagnare qualche soldo e comprare le cose per me e per i bambini.» (M., 34 anni, donna)
«Ho quasi 50 anni e sono divorziata, ho divorziato due volte, quindi è difficile risposarsi. Adesso mi trovo con nove figli e non è facile. Alcuni sono ancora piccoli, i due maschi più grandi fanno gli apprendisti da un sarto, un altro ha dei problemi, non è normale, e sta sempre in casa. Viviamo tutti a casa di mia mamma, che ci ha dato alcune stanze e che ci aiuta a pagare le spese. Il problema principale sono i soldi con cui vivere ogni giorno, e quindi vendo dei dolci e dei panini davanti alla scuola elementare del mio quartiere, li comprano soprattutto quelli che studiano lì. Fortunatamente sono in buoni rapporti con i miei vicini e cerchiamo di aiutarci a vicenda per risolvere i nostri problemi. Tutte le mattine, una vicina mi dà qualcosa di caldo da bere per i bambini, mentre per i pasti... quelli sono quasi in comune: a volte dei vicini mangiano da noi, a volte i bambini mangiano dai vicini. Si cucina quel che si può, se ci sono pochi soldi a volte mangiamo solo del riso. L'unico problema è quando ci si ammala, le medicine costano e quindi a volte si evita di curarsi...finché si può.» (D., donna)
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