Il lavoro

tratto da "Essere donna nella zona di Dakar: una ricerca antropologica sul campo"

di Francesca Soli

 

La donna senegalese si fa carico, quotidianamente, di una serie di lavori domestici riguardanti soprattutto la preparazione del cibo, che comprende generalmente anche la necessità di recarsi al mercato, procurarsi del carbone, e, in alcuni casi, l’acqua; in caso di matrimonio poligamico, quindi, le varie mogli si organizzano tra di loro, alternandosi in cucina e nelle altre mansioni, per fare in modo di avere un po’ di tempo libero. Nelle zone rurali, la cui economia è ancora prettamente agraria, le donne si dedicano inoltre alla raccolta e alla lavorazione di prodotti quali miglio, riso ed arachidi, raggiungendo a volte anche le 18 ore lavorative al giorno, mentre in città molte di loro hanno iniziato a dedicarsi ad attività lavorative per poter far fronte alle difficoltà economiche causate dai piani di aggiustamento statali.

 

Queste nuove lavoratrici prediligono il settore informale: per le strade di Dakar, agli incroci dell’autostrada (che si discosta molto da ciò che noi solitamente indichiamo con questo nome), ad ogni angolo, sembra che queste donne abbiano qualcosa da vendere. Spesso si tratta di biscotti, frutta, succo di bissap gelato ed altri prodotti alimentari, ma si possono trovare anche abiti, collane, stoffe colorate…insomma, tutto ciò che può essere prodotto autonomamente. Questo discorso, che vale soprattutto per le donne sposate, può essere ampliato per quanto riguarda le più giovani, che spesso si allontanano dal villaggio e dalla famiglia di origine per recarsi in città a lavorare come bonnes, offrendo i propri servigi in cambio di vitto, alloggio e qualche CFA (i guadagni sono in genere tra i 10.000 e i 20.000 CFA al mese). Si tratta di un lavoro pesante, che prevede in genere la gestione della casa (recarsi al mercato per la spesa, cucinare, fare il bucato…) e a volte anche accudire i bambini più piccoli.

 

«Non posso certo dire di essere povera, ma qualche soldo in più fa sempre comodo, quindi ho deciso di vendere del materiale alle allieve all’interno della scuola, per arrotondare. Prima ho chiesto a mio marito se era d’accordo e poi ho iniziato, in modo da poter provvedere ai bisogni dei bambini e a qualche sfizio mio.» (N., 32 anni, donna)

 

«Prima facevo la bonne, ma adesso sono incinta e non devo fare sforzi. Per questo ho deciso di vendere panini qui fuori dalla scuola: li preparo a casa e poi vengo qui, e le allieve li comprano. In questo modo riesco a guadagnare ancora qualcosa. Nella vita devi saperti arrangiare.» (A., 26 anni, donna)

 

Le difficoltà economiche nella gestione della famiglia possono modificare notevolmente le relazioni tra i coniugi; contribuendo totalmente o in parte ai bisogni familiari, le donne che lavorano superano il ruolo che è stato loro imposto tradizionalmente, per entrare nel dominio maschile. Questo passaggio non può però essere letto come una vittoria femminista, in quanto si tratta più di un dovere che di una scelta. Molte donne, infatti, sostengono che preferirebbero avere direttamente i soldi dal marito piuttosto che guadagnarseli, pur ammettendo la positività del poter essere proprietarie di qualcosa, di poter gestire autonomamente i propri guadagni. Esiste inoltre un “dovere di discrezione”, il quale rende molte donne pronte ad accettare il compromesso che consiste nell’occultare l’importanza del proprio contributo economico per “salvare la faccia” al marito e conformarsi quindi alla norma, pur essendo pienamente conosciuto all’interno del nucleo familiare.

 

«Faccio il commercio del pesce e tutti i giorni devo andare alla spiaggia a prenderlo la mattina presto e la sera, così prima di partire passo da mio marito e gli chiedo il permesso di uscire. Lo faccio perché così gli altri vedono che si fa rispettare, lo trattano con riguardo e pensano che io sia una buona moglie.» (C., 37 anni, donna)

 

Si può quindi affermare che le donne senegalesi attuino, a loro modo, una strategia di presa del potere basata sulla capacità di rendersi sempre più indispensabili senza opporsi esplicitamente né apertamente alle norme sociali vigenti. Esse rispettano l'autorità maschile, si sottomettono alla tradizione e alla religione, ma, in seguito all’entrata nel mondo del lavoro e alle difficoltà economiche degli uomini, ai quali viene attribuito il compito del sostentamento familiare, hanno aumentato il proprio status nella sfera privata.

 

«Sono gli uomini a ricoprire le cariche più importanti e sono sempre i primi ad essere serviti ma sono le donne le più rispettate. Si può trattare male un uomo ma non si può certo fare la stressa cosa con una donna! È la donna a svolgere tutti i lavori domestici ma anche tutte le altre cose che riguardano la casa, come gestire i soldi e prendere le decisioni che riguardano la vita all’interno delle mura domestiche. Molti uomini vanno a lavorare e quando tornano a casa consegnano il ricavato alla moglie per poi riposarsi. Le donne vengono rispettate perché senza di loro non si potrebbe fare niente, e poi loro sanno bene come farsi rispettare, soprattutto dentro per quanto riguarda il loro mondo: la casa.» (L., 27 anni, uomo)

 

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