Digital divide in AfricaPROPOSTE E PROGETTIdi Roberta Davico
Alisei è un organizzazione non governativa che opera nel campo internazionale e nazionale, nel campo dell’ educazione, dello sviluppo e dell’ inserimento della popolazione immigrata. Nasce di fatto nel 1998, viene riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Commissione Europea come associazione idonea a gestire gli interventi nei Paesi in Via di Sviluppo e dal Ministero degli Affari Sociali a svolgere delle attività a favore degli immigrati.
Alisei impegnato in particolare in: · Promozione dello sviluppo e riduzione della povertà nel sud del mondo; · Interventi in contesti d'aiuto umanitario e di emergenza; · Sensibilizzazione del nord del mondo su un concetto di sviluppo inteso come crescita sociale, culturale e politica; · Realizzazione in Italia di attività che rispondano alle esigenze di una società multietnica; · Inserimento degli immigrati in un contesto sociale diverso da quello che hanno lasciato nel loro paese d'origine.
In relazione alle attività svolte Alisei pubblica relazioni, approfondimenti tematici ed articoli.
Il progetto “Tutti in Rete” di AliseiAlisei ha specificato nel sito www.digital-divide.it, strutturato dall’organizzazione stessa, quelli che sono gli interrogativi in merito ad un tema tanto vasto qual’ è quello del divario digitale, ovvero gli errori in cui si potrebbe incorrere diffondendo le tecnologie digitali in paesi non pronti a riceverle.
Per cui la domanda fondamentale è: - Le tecnologie digitali includono o escludono?- Offrono delle reali possibilità o aiuteranno ad incrementare la frattura già esistente?- Attraverso il progetto “Tutti in Rete” Alisei ha cercato di dare una riposta a questa domanda, il progetto è sostanzialmente strutturato in più blocchi:
· Creazione e gestione di un sito/ banca dati.La banca dati è relativa al tema del digital divide ed è, come specificato dall’organizzazione stessa e da me in prima persona constatato, la prima banca dati italiana inerente il digital divide.Essa funge da punto di supporto per tutti i progetti realizzati o in fase di realizzazione, molte le mappe e gli sputi di riflessione inseriti nel sito.
· Attività d'informazione e di sensibilizzazione:
P attività radiofonica: campagna lanciata attraverso uno spot radiofonico mandato in onda attraverso uno spot radiofonico lanciato dalle emittenti locali che compongono il network dell’ Agenzia Stampa Area.Campagna Internet già in precedenza descritta. P Convegno Internazionale dal titolo “tutti in Rete” indetto il 20/21 Marzo 2002 il cui scopo è quello di fare un quadro relativo alla diffusione delle nuove tecnologie, sulla disparità della loro diffusione e accesso tra nord e sud del mondo, su quelli che devono essere i reali interventi a livello internazionali volti ad arginare il problema. P Attività educativo/formativa: - Workshop tematici al cui temine viene stilato un documento finale ,che raccoglierà relazioni dei singoli incontri ed una riflessione generale sui temi presi in considerazione. - Cicli seminariali, vengono realizzati tre cicli aventi come tema “Il digital divide nell’ Africa e nel Mediterraneo” scopo di tali seminari è di trovare soluzioni plausibili al problema avendo sempre cura di non trasformare la digital inclusion in digital invasion.
ABANTUUn esempio di progetto ormai realizzato che produce e ha prodotto ottimi risultati è rappresentato dal sito www.abantu.org, il sito ideato e condotto in maggioranza da donne africane sta abbattendo a piccoli passi le differenze di genere, l’organizzazione no profit ABANTU ha addestrato, dal 1998 al 2001, 700 persone tra donne ed uomini provenienti dall’ Est, dal Sud e dall’Ovest dell’Africa. Ulteriormente sono state addestrate da ABANTU 150 persone attualmente sostenute nelle loro regioni di appartenenza, la partecipazione attiva ad un sito è un modo per dar voce alle donne africane in vista di progetti sempre più importanti. Ulteriori benefici apportati dall’ ICT sono già visibili in alcuni contesti africani, sono infatti ora presenti 120 giornali e scomparti di informazioni esclusivamente africane accessibili in linea, la circolazione delle informazioni di ogni tipo è un buon inizio per uscire dall’ ignoranza.
AFRICA ON LINEL’imprenditrice Keniota Amolo Ng’Weno è una delle fondatrici di Africa on line nato nel 1994, anche se Internet allora non era ancora sviluppato come lo è ora ed anche se le e-mail non avevano ancora preso il via come invece ora sta succedendo. Ella con altri due colleghi lancia in quell’anno l’idea di creare un provider africano, impresa naturalmente non priva di ostacoli. In un intervista[1] effettuata ad Amolo Ng’Weno, ella parla di barriere da superare, per l’imprenditrice le barriere sono in special modo:
· Costo elevato e scarsa qualità dei servizi di telecomunicazione, problema dovuto all’inefficienza della rete di telecomunicazione (una telefonata dalla Costa d’Avorio al vicino Ghana deve passare prima per Parigi e New York) si aggiunge un passato di investimenti insufficienti da parte delle compagnie telefoniche statali · Mancanza di equità nei costi della rete informatica e delle telecomunicazioni internazionali · Mancanza d'esperienza a livello di gestione e la commercializzazione.
Amolo Ng’Weno si occupa in particolare delle donne africane e della loro difficoltà ad accedere alla rete come ad ogni servizio.Le fratture tra le donne ed Internet sono di natura economica ed intellettuale, per utilizzare correttamente internet è necessaria un'istruzione superiore, solo la minoranza della popolazione africana raggiunge questo grado di istruzione in misura ancora minore le donne.
Se la barriera culturale viene superata l’accesso agli internet café non costituisce un grande problema, gli impedimenti principali sono di natura prevalentemente economica, ulteriormente complicati dall’ atteggiamento anti - imprenditoriale delle banche, le donne sono maggiormente svantaggiate perché le banche richiedono garanzie che dovrebbero essere a nome del marito. Proprio per ovviare i problemi relativi alla differenza di genere nasce UNIFEM.
UNIFEM Le opportunità maggiori sono offerte dall’accesso di base ovvero, la forte richiesta di espansione relativa all’ accesso ad Internet, di formazione nel settore informatico e di Internet Point. L’ Unifem è un forte input volto alla partecipazione attiva della donna alla new economy , in modo particolare attraverso la capacity building, la creazione di rapporti commerciali per le imprenditrici africane e azioni a livello di politica locale.
Digital
Partners
Digital Partners offre servizi professionali e sostegno finanziario a imprenditori con una visione sociale, interessati all'impiego effettivo delle Tecnologie della Comunicazione e dell'Informazione (TCI) per sostenere i poveri. Questi hanno dato vita a un modello di fondi di capitale di rischio, un "fondo di rischio sociale", per investire e sostenere le nuove iniziative pianificate da imprenditori delle TCI e sociali per fornire soluzioni ai problemi legati alla povertà.
UNICT
TELEMEDICINA La telemedicina, nata dall'applicazione dei sistemi di telecomunicazione al settore della sanità, rappresenta una delle innovazioni che potrebbero essere introdotte a ragion veduta nell'ambito del progresso tecnologico come metodo di lotta contro il sottosviluppo per migliorare la qualità dell'assistenza e delle prestazioni sanitarie. Grazie all'uso di terminali adattati, questo sistema consente la trasmissione dei dati provenienti da cartelle cliniche, le consulenze tra medici che operano in condizioni di estrema difficoltà, ad esempio nelle aree rurali o nelle zone interessate da conflitti armati. Consente inoltre di supportare la diagnostica per immagini (ecografia, Rx, TAC), gli esami di laboratorio, utilizzando apparecchi che acquisiscono i dati e li trasmettono in tempo reale via Internet o via satellite a centri di eccellenza o di ricerca situati nei paesi industrializzati.
L'applicazione della telemedicina nei paesi in via di industrializzazione presenta vantaggi evidenti, alla luce della complessità dei problemi riscontrati nei sistemi sanitari e per la tipologia di patologie che caratterizzano questi paesi. Infatti, numerosi paesi del continente africano devono fronteggiare il problema della transizione epidemiologica, come denunciato anche nell'ultimo rapporto dell'OMS. Ciò provoca, in un contesto africano, l'insorgenza di problemi di salute pubblica legati alla modernizzazione e all'adozione di uno stile di vita identico a quello occidentale. Oltre a lottare contro i problemi legati alle malattie infettive e alle carenze alimentari, i paesi africani devono far fronte alle patologie cardiovascolari e al diabete tipici dei paesi industrializzati.
Finora, diversi paesi hanno adottato nel proprio sistema sanitario la suddivisione del territorio in aree, in conformità alle norme stabilite dall'OMS. Esse prevedono la presenza di un ospedale di riferimento da cui dipendono più unità sparse sul perimetro definito, distinte per grado di importanza e per la presenza o meno di personale specializzato. Spesso, queste unità o centri sanitari distano diversi chilometri dall'ospedale di riferimento e il loro staff include solo paramedici. Per qualunque intervento di un certo livello è dunque necessario percorrere lunghi tragitti per affidarsi alle cure di medici non specializzati ma costretti da tale situazione a esercitare al meglio delle proprie capacità.
I villaggi di una certa importanza potrebbero costituire delle centrali in cui collocare terminali tecnologicamente equipaggiati per la realizzazione di connessioni con gli ospedali delle grandi città e con i centri d'eccellenza in Europa. In tal modo, si fornirebbe un apporto fondamentale in termini di qualità di prestazioni con l'impiego di strumenti per la diagnostica e la teleassistenza.
Questo sistema assicura la formazione e l'aggiornamento degli operatori sanitari, un fattore molto importante nella fase di progresso scientifico, considerando che i ricercatori africani devono affrontare problemi di natura finanziaria, materiale oltre che di isolamento in seno alla comunità scientifica internazionale. I sistemi di telecomunicazione consentono l'accesso ai database internazionali e alle banche di immagini, la partecipazione a sedute di conferenze elettroniche e a programmi di formazione a distanza. In tal modo i ricercatori africani sono in grado di promuovere soluzioni di confronto applicabili a realtà locali, contribuendo quindi all'evoluzione della scienza e della tecnologia.
Uno dei risultati auspicabili è la diminuzione del numero di pazienti che devono essere trasferiti dagli ospedali rurali a quelli urbani e da questi ultimi all'estero, favorendo un risparmio di tempo e un'economia dei costi rappresentati dai trasferimenti "sanitari" verso i paesi industrializzati. Questo problema tocca da vicino, non solo l'economia nazionale, ma anche il budget dei nuclei familiari. Ad esempio le spese per eseguire una TC o un esame oncologico completo, sono esorbitanti. Si tratta di un problema cruciale che soltanto i "ricchi" sono in grado di affrontare, mentre tutti gli altri sono condannati. Invece la possibilità di eseguire una biopsia spedita per via telematica e interpretare i risultati in tempo reale confrontandosi con colleghi che esercitano a migliaia di chilometri di distanza consente di eliminare molti inconvenienti.
Tramite l'informatizzazione e l'inserimento in rete di gestione integrale, l'ospedale può promuovere un'organizzazione ottimale. Il personale specializzato, ad esempio un radiologo, può offrire i propri servizi a tutti gli ospedali dell'area sanitaria nell'arco della stessa giornata, senza spostarsi e con la possibilità di fornire il proprio parere. In caso di necessità può trasmettere gli esami ai propri colleghi in Europa e in qualsiasi altro paese e chiedere consulenze. Anche i servizi annessi potranno godere di buone prestazioni. Tutto ciò porterebbe a una riduzione dei tempi di ospedalizzazione e a un'utilizzazione ottimale delle risorse umane coinvolte.
In questo contesto, è possibile applicare l'economia di bilancio ai servizi sanitari, con una gestione al meglio delle scorte farmaceutiche, un contenimento dei periodi di ospedalizzazione, una diminuzione degli alti costi dovuti allo spostamento dei medici per i corsi di aggiornamento tenuti nei paesi industrializzati. Poiché per diversi paesi africani il bilancio previsto per la sanità è sempre stato molto ridotto, questo sistema consente di procedere a una gestione ottimale delle risorse.
Nel campo della telemedicina diverse iniziative sono state messe in atto a favore dell'Africa, tra cui quella condotta da AMBIMED Technologies a partire dall'Italia verso la Costa d'Avorio e la Repubblica Democratica del Congo. Considerando le priorità espresse dalla società di telecomunicazioni e informatica nel settore sanitario, nonché gli orientamenti del NEPAD, la telemedicina è destinata a diventare un pilastro portante della sanità in Africa. L'esempio del progetto che ha consentito di realizzare un cablaggio di 28.000 km che collega l'Europa all'Africa e all'Oceania mediante fibre ottiche ne è una dimostrazione. Con questa opportunità, infatti, i problemi tecnici legati alla velocità, qualità e quantità di trasmissione sono quasi del tutto risolti.
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