Digital divide in AfricaCOSA È STATO FATTOdi Roberta Davico
Ho trovato molto interessante l’ aneddoto citato da Serge Latouche in “L’altra Africa”, ad un emissario che tentava di convincerlo del desiderio altruistico della corona britannica di apportare al suo regno i benefici della civiltà, il re Astanti rispondeva: - forse non è questa la vostra motivazione. Per quel che riguarda l’industria e le arti siete superiori a noi, ma noi siamo in rapporto con un altro popolo: i Kong, che sono rispetto a noi tanto poco civilizzati quanto noi lo siamo rispetto a voi. Ora, non c’ è uno solo dei miei sudditi, nemmeno fra i più poveri che accetterebbe di lasciare la famiglia per civilizzare i Kong. Ora come sperate di persuadermi che avete lasciato la prospera Inghilterra per un motivo così assurdo?-
Questo aneddoto rende chiaro come la preoccupazione per il “povero”, il “bisognoso”, sia una preoccupazione tipica occidentale, l’aiuto internazionale e a volte anche l’aiuto delle ONG uccidono e fanno sopravvivere l’Africa allo stesso tempo, non sto naturalmente trattando esclusivamente degli aiuti umanitari, bensì anche degli aiuti “digitali” che spesso si svelano maggiormente fruttuosi per il nord del mondo che per il sud.
Il divario digitale si inserisce infatti in una lista assai lunga di ‘divari ‘ che affliggono moltissime aree del nostro pianeta, per accennarne alcuni si potrebbe parlare di sfruttamento delle risorse da parte delle multinazionali , la mancanza di energia elettrica , i problemi politici, la totale assenza di istruzione.
Se paragonato a questa lista parziale di divari, quello digitale sembra l’ultimo problema che paesi come l’Africa dovrebbero affrontare. Ciò accade ad un osservatore superficiale, se andiamo più a fondo non stenteremo a renderci conto di come lo sviluppo di computer sempre più potenti e la connettività ultraveloce stiano scavando un abisso sempre più profondo tra paesi ricchi e paesi poveri.
E' certamente altrettanto utopico credere che portando un computer in ogni capanna venga magicamente risolto il problema della fame e della sete, rimane però la certezza che le tecnologie introdotte in maniera adeguata possano diventare strumento di sviluppo e di conoscenza.
A tale scopo le ONG stanno agendo, esse sono infatti le organizzazioni maggiormente impegnate a questo proposito. Le ONG lavorano a diretto contatto con le popolazioni e le autorità locali, hanno già effettuato autonomamente l’alfabetizzazione informatica di base e valutano in maniera maggiormente critica il ruolo e le opportunità offerte dall’ICT.
Le proposte emergenti dalle ONG sono le più disparate, quelle inerenti al digital divide oltre a quelle citate in precedenza sono: · Creazione di centri per la formazione avanzata e di base integrati da progetti di ricerca e sperimentazione su software ed hardware in una prospettiva di integrazione con la realtà locale. · Sostegno ai paesi in via di sviluppo di applicazioni localizzate nella loro lingua e gratuite, attraverso pacchetti open source di base e multi piattaforma per non legare i nuovi utenti ad aziende specifiche in maniera indissolubile.
Si potrebbe usare per esempio il Browser Mozilla che gira su tutti i PC e su tutti i processori, al contempo è facilmente personalizzabile e traducibile.
Ciò creerebbe una concorrenza tra i venditori di software con un calo dei pacchetti a pagamento, eliminando in parte l’ idea che i pacchetti software commerciali siano i migliori. Queste proposte sono certamente un passo avanti rispetto a quelle delle organizzazioni governative, queste ultime paiono molto “invasive”, si potrebbe definirle una seconda colonizzazione.
Uno degli ostacoli più grandi all’uso delle risorse di Internet da parte dei paesi poveri è rappresentato dalla lingua; la maggior parte dei siti sono infatti in lingua inglese, ammettendo che un uomo o ancora più difficilmente una donna africana abbiano in qualche modo la possibilità di accedere ad una postazione Internet pubblica, sarà molto difficile per loro comprendere il contenuto di siti anche semplici proprio perché in inglese.
Un sicuro vantaggio legato alle ICT è anche, dal punto di vista linguistico è quello di usare canali percettivo-motori (immagini, le icone di Windows), saltando così i problemi legati alla differenza dei diversi linguaggi scritti e parlati (anche se, al momento attuale è ancora più facile avere a disposizione un libro che un PC).
La creazione di siti internet che diano delle informazioni su quello che succede nel mondo è un ottimo tentativo di colmare il gap culturale e digitale, un esempio esaustivo è rappresentato da Unimondo, questo è innanzitutto un sito internet dove sono reperibili le informazioni provenienti da ogni parte del mondo inerenti ai diritti umani , alla globalizzazione economico finanziaria e dell’ ambiente. Unimondo fa parte del Network internazionale, presente soprattutto nel Sud del mondo, con sedi in India, in Zambia, in America latina.
È nota la difficoltà maggiore che una donna africana incontra affacciandosi al web, proprio a causa del ruolo subordinato che ella detiene all’ interno della società, per migliorare tale condizione il progetto dell’ UNIFEM sta cercando con il programma “Bridging the Gender Digital Divide in Africa Trougth Strategic Partnership” di rafforzare il ruolo della donna attraverso la sua elevazione economico e sociale, un modo per attuare questo genere di rafforzamento è quello di garantire un istruzione tale da rendere comprensibili le informazioni e di selezionarle criticamente, osservando il numero di donne africane impegnate in questo programma l’ UNIFEM sta riuscendo nel suo intento.
Ho potuto constatare personalmente affrontando il divario digitale, la mancanza di informazione che ha la gente comune e di come questo problema in Italia sia generalmente poco trattato, il sito ideato da Alisei è un input al cambiamento, molti sono infatti i link utili al fine di approfondire l’ argomento, esiste all’ interno del sito un forum di discussione, al momento poco attivo ma lo stesso un buon incentivo alla conoscenza.
Risulta dunque chiaro come l’ ICT sia importante al fine di uscire dall’ arretratezza economica e sociale, è comunque necessario, a mio avviso, perché si possano realizzare dei buoni progetti, pensare in grande ma agire in piccolo, ovvero localmente, partendo da micro progetti che andranno poi a svilupparsi nel del tempo, progetti che prendano in considerazione i problemi reali di ogni singola area.
Per quanto siano molte le questioni che accomunano l’ Africa, ogni singolo paese ha delle priorità che deve affrontare, appurato che attraverso l’ICT potremo avere enormi benefici si deve iniziare ad agire localmente analizzando i singoli bisogni.
Le strade proposte al Global Forum per eliminare il digital divide sono state molteplici, ma più di una purtroppo ha il sapore di una concessione se non addirittura di una sorta di "invasione" comunicativa, in termini di strutture, di programmi e di contenuti. E' il Nord, che impone un modello di crescita nel campo delle tecnologie, modello spesso proposto direttamente dalle aziende, si rende necessario un intervento forte da parte dei governi, volto a bloccare gli interessi dei privati che fino a questo momento sono stati portati a seguire.
Portare i computer nei Paesi in via di sviluppo a mio avviso non è la soluzione che serve. Bisogna creare le basi, dare il tempo di assorbire le nuove tecnologie, si devono, individuare i bisogni effettivi di una certa popolazione. Vanno innanzitutto superate le dipendenze economiche: importando semplicemente le tecnologie si rendono ancora più dipendenti i Paesi in via di sviluppo. Facilitare il mercato in questi Paesi è un bene, bisogna, tuttavia, evitare che l'apertura di nuovi lavori legati alle nuove tecnologie dia ulteriori profitti ai Paesi più ricchi. E' certo, però, che esiste una volontà di superamento delle differenze: da più parti si chiede che i Paesi in via di sviluppo abbiano un accesso alla tecnologia a minor costo. Ma ci sono delle priorità innegabili da affrontare: è addirittura ridicolo pensare che il superamento del divario tecnologico non possa che essere successivo alla soluzione di quelle che sono necessità primarie ed imprescindibili nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo. Non è possibile infatti dimenticare che un computer ha comunque bisogno di una linea elettrica per poter funzionare!
Quando e se i problemi localizzati della fame e della sete verranno realmente superati allora si potrà parlare di inclusione digitale che significa integrare le popolazioni di qualsiasi Paese con le nuove tecnologie, in modo che queste diano effettivi benefici alla maggioranza delle persone.
|
Per commentare questa pagina nel forum:
![]()
© InSenegal.org 2002-2005