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Questa pagina è stata realizzata in collaborazione con l'ONG
ACRA
ACRA (Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America Latina) è
una ONG laica che, dal 1968, opera nel sud del mondo con
programmi di cooperazione allo sviluppo,in particolare nel settore
rurale.
Nasce dal desiderio di collaborare e far mutare le durissime condizioni
economiche in cui versano i paesi definiti "in via di sviluppo". Lavora
per e con i PVS perché acquisiscano le conoscenze necessarie allo
sviluppo delle loro economie, superando così lo sfruttamento e
l'ingiustizia in cui si trovano a vivere.
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Medicine tradizionali e Occidente
ragione e sentimento di un rapporto controverso
di Iside Baldini
Come si può apprezzare ciò che non si conosce? Popoli e culture diversi sono
ormai quotidianamente gli uni a contatto con gli altri. Incomprensioni, liti,
guerre, discriminazioni, paure, ma allo stesso tempo curiosità, interesse,
fascino, ammirazione, rispetto caratterizzano queste relazioni. E' questo il
nostro tempo, un tempo confuso, pieno di contraddizioni, di dubbi, di
incertezze, ma anche di possibilità, di opportunità, di nuove finestre da cui
osservare il mondo e soprattutto da cui osservarci.
Oggigiorno, in Occidente, sembra che l'interesse per le
conoscenze e per le società tradizionali si sia improvvisamente risvegliato.
Sempre più spesso si sente affermare che, nonostante i progressi della scienza,
le conoscenze tradizionali possono offrire ancora qualcosa di utile. Ma se
questo processo di riscoperta dei saperi tradizionali sembra una cosa
relativamente semplice, soprattutto per chi è abituato ad osservare e studiare
fenomeni, ossia l'apparenza esterna delle cose, in realtà una comprensione vera
e profonda di quei saperi è compito ben arduo in un contesto, come quello
occidentale dove ormai da qualche secolo si è abituati a prendere per sapere la
semplice erudizione e a confondere così, spesso e volentieri, la memoria con
l'intelligenza.
La differenza tra il sapere tradizionale e le cosiddette "scienze moderne" non è
da ricercarsi in una differenza del settore o campo di applicazione, ma è
essenzialmente una differenza di metodo, di punto di vista, che di fatto traduce
una profonda differenza di concezione.
Il discorso sulle medicine tradizionali è costellato di trappole e di
difficoltà, a volte veramente insormontabili quando si resta all'interno di una
logica prettamente medico-scientifica. I suoi limiti, infatti, sono molto più
vasti di quelli imposti alla medicina ufficiale poiché esso spazia in un campo
che al medico comune è precluso, trattando spesso di azioni basate su delle
forze invisibili, su virtù curative di cose e persone, su poteri di parole
inintelligibili: tutto un complesso ideologico che, esorbitando dalle qualità
chimiche e fisiche della materia e delle comuni leggi della biologia, esorbita
anche dalla cerchia di azione di pertinenza del medico.
La medicina tradizionale esiste? "no" sarebbe la
risposta di un guaritore tradizionale autentico, "esiste la Conoscenza".
Nell'impatto, scontro e confronto con la medicina convenzionale, alcune pratiche
curative tradizionali, che potrebbero costituire una porta di entrata in un
discorso più complesso che la tradizione chiama "Conoscenza", si riducono ad
essere catalogate come medicine tradizionali e ad essere considerate pratiche di
cura alternative, se non addirittura contrarie, alla medicina convenzionale.
Per un guaritore parlare di medicina tradizionale è una
riduzione legata alla progressiva degradazione della comprensione del sapere
tradizionale e delle sue applicazioni. Considerare solo l'aspetto di cura delle
malattie significa perdere l'essenza di quest'ultimo e perdere l'occasione di
fare il salto che è richiesto per proseguire passando dal "capire" al "sentire"
e dalla "Medicina" alla"Conoscenza".
Uno dei problemi fondamentali nel quale ci si imbatte
quando si affronta questo tema consiste in tutto il bagaglio di pregiudizi che
inevitabilmente ci accompagnano a causa della specificità della nostra cultura
rispetto a quella tradizionale. Per esempio, l'utilizzo del termine "medicina"
per designare l'arte terapeutica tradizionale, oltre ad avere le implicazioni
sopra evidenziate, porta un occidentale, a causa della sua formazione
positivista, ad associarlo automaticamente alle idee di cura e di malattia,
spostando immediatamente l'attenzione sulla dialettica "stato di crisi
biologico-organica - rimedio da adottare per risolverlo". Tuttavia,
nell'avvicinarsi alle medicine tradizionali per approfondirne il sapere,
sforzandosi dunque di adottare un'attitudine mentale tale da permettere uno vero
scambio, questo è il primo aspetto che viene messo in crisi. Infatti esse non
lavorano sulle malattie, ma sulle persone e sulla salute. La salute inoltre non
è presa in considerazione dal punto di vista della singola persona. Nella
visione tradizionale ciò che va bene all'individuo non è detto che vada bene al
gruppo o, in generale, ad un contesto più allargato, e viceversa.
La Conoscenza permette al guaritore di sentire
profondamente se stesso e il cosmo e di acquisire gli strumenti per poter
gestire l'equilibrio delle forze che interessano entrambi a beneficio della
comunità a cui appartiene o delle persone che vengono in contatto con lui.
Pertanto il sapere tradizionale non può essere ridotto alla semplice possibilità
di curare alcuni casi patologici individuali, ma piuttosto riguarda la capacità
di comprendere globalmente il contesto e le dinamiche all'interno delle quali
l'essere umano è inserito. Lo sviluppo di questo approccio porta alla
definizione delle priorità e la scelta è praticamente obbligata: è la comunità,
il bene collettivo, ad avere la meglio.
Questo è il secondo aspetto che mette in crisi il modo
di procedere del nostro pensiero. Quale medico occidentale curerebbe la malattia
di un paziente ignorandolo completamente e lavorando sul suo contesto naturale,
sociale o spirituale? E quale medico occidentale, se non alcuni psicoterapeuti
della famiglia o di comunità, affronterebbero il sintomo del paziente come
fenomeno emergente di un disequilibrio che interessa il gruppo sociale e il suo
ambiente di vita?
Il sapere tradizionale grazie al suo riallacciarsi a
principi universali è molto più deduttivo che induttivo. Per quanto riguarda la
medicina tradizionale, senza nulla togliere al suo carattere pratico,
costituisce qualcosa di ben più esteso di quanto in Occidente si è abituati a
designare con questo nome; oltre alla patologia e alla terapeutica essa
comprende in particolare molte considerazioni che il pensiero scientifico tende
ad includere nella psicologia o addirittura nella filosofia, nella teologia o
nella magia.
A rendere ancor più difficile alla mentalità
occidentale una profonda e reale comprensione del sapere tradizionale è
l'utilizzo, da parte di quest'ultimo, di mezzi di investigazione totalmente
diversi da quelli con cui ha familiarità.
A ciò si ricollega anche la notevole differenza tra le
nature ed il carattere dell'insegnamento nei due contesti, rispettivamente
l'iniziazione e l'istruzione accademica. E questo è un terzo punto che mette
seriamente in difficoltà l'approccio medico occidentale. Per noi il sapere
scientifico è frutto di un'illuminazione, nel senso etimologico del termine,
cresciuto con forza grazie alla "pulizia" operata sulle ombre della
superstizione dal lume della ragione. La comunità scientifica cresce
investigando la realtà e accumulando dati da cui si estrapolano modelli, e
qualche volta leggi, che tentano di spiegare il funzionamento del mondo. Questi
insegnamenti per avere un qualche valore, leggi riconoscimento, devono essere
scritti e divulgati attraverso pubblicazioni, conferenze, documentari, e
quant'altro permei la sfera pubblica. Inoltre chiunque intenda intraprendere la
carriera di ricercatore-scienziato e, nel caso specifico, di medico, non ha che
da iscriversi ad uno dei numerosi corsi di laurea esistenti e intraprendere il
proprio percorso universitario. Il sapere tradizionale invece è custodito
gelosamente da pochi, è trasmesso oralmente e per via iniziatica, e non può non
solo essere divulgato pubblicamente ma nemmeno essere trasmesso a chiunque
desideri riceverlo. Guaritori si nasce e si diventa.... ma se non ci si nasce
non c'è nulla da fare. E questo è un terzo aspetto su cui il pensiero
scientifico occidentale va in crisi.
Un quarto aspetto problematico del rapporto tra medicine tradizionali e
Occidente è il sistema di gestione del potere basato sull'accesso alla relazione
con la componente spirituale dell'esistenza degli esseri nel mondo. C'è un detto
Dogon, una popolazione africana che conserva ancora un grande sapere, che
recita: "se proprio non riesci a salire in cima all'albero su cui si è
arrampicato tuo padre, appoggia almeno la mano sul suo tronco". La relazione
basata sul tributo all'anzianità, nella società tradizionale non si mette in
discussione, del resto come potrebbe essere diverso in ambienti naturali in cui
per sopravvivere bisogna conoscerli fin nelle loro pieghe più recondite; saperne
decifrare i segni, decodificarne le insidie e le forze che possono migliorare o,
al contrario, mettere in pericolo la vita degli uomini. L'esperienza, la memoria
e la capacità di decodificarle sono gli elementi essenziali dell'esistenza in
questi posti.
Ma l'impatto con la modernità sta producendo non pochi
traumi. I padri non hanno più la stessa presa autorevole sui figli e spesso non
rimane loro che l'esercizio dell'autorità. Le conoscenze tradizionali rischiano
di essere sepolte sotto le macerie del terremoto provocato dai nuovi bisogni
introdottisi nelle culture tradizionali attraverso il sistema scolastico, che
contrappone loro il nuovo sapere in grado di dialogare con il resto del mondo, e
la penetrazioni delle merci, che aumenta lo iato tra i padri, detentori della
conoscenza, e i figli, soli in grado di utilizzare i nuovi mezzi di
comunicazione. Ad aggravare ulteriormente la situazione ci sono anche le nuove
religioni che penetrano nel tessuto sociale facendo proseliti e cambiando lo
spirito delle persone, prima ancora che la geografia del territorio.
Le ideologie religiose, in maniera più o meno
consapevole e voluta, fanno guerra all'animismo. Sebbene nessuno di questi
sistemi di culto potrebbe ragionevolmente mettere in discussione il sapere e
l'opera nel campo della salute dei guaritori tradizionali, pochi accettano fino
in fondo i suoi presupposti e la sua componente spirituale. Quello che passa
senza traumi è la parte meccanica del sapere. Ma che ne è della sua forza legata
all'invisibile?
Diverso approccio al tema invece pare avere il senso comune e il sapere popolare
occidentale che ponendosi meno problemi di credibilità scientifica delle
proposte di "medicine alternative" non esitano a farne ampio ricorso. Assistiamo
oggi ad un aumento della richiesta di pratiche alternative di cura da parte
delle persone che, pur continuando a frequentare i luoghi delle terapie
convenzionali si rivolgono, con sempre maggiore frequenza, alle numerose e
diversificate proposte esistenti sul mercato. Massaggi, chiropratica,
agopuntura, riflessologia, meditazione, yoga, bioenergetica, training autogeno e
magia, solo per citarne alcune. Un approfondimento, realizzato da alcuni
ricercatori inglesi, circa le motivazioni addotte da un gruppo sperimentale di
più di 200 pazienti che ricorrono alla medicina alternativa, ha evidenziato in
generale una forte preoccupazione per gli effetti collaterali e le conseguenze a
lungo termine legate all'uso protratto di terapie farmacologiche chimiche.
Inoltre gli intervistati lamentano che la medicina ortodossa è troppo
organizzata intorno al trattamento dei sintomi piuttosto che alla ricerca delle
cause del disturbo. Le medicine alternative sono più apprezzate per la maggiore
attenzione che danno al paziente, alla sua personalità e al suo stile e ambiente
di vita, piuttosto che ai suoi sintomi. Il dato comunque interessante è che il
ricorso alle pratiche di medicina alternativa non fa diminuire la domanda di
consultazioni della medicina convenzionale. Ciò suggerisce che i trattamenti di
medicina alternativa possano essere più propriamente considerati come
complementari.
Sembra quindi che il modello medico convenzionale, seppure utile e difficilmente
sostituibile, presenti per i pazienti alcuni limiti importanti i quali emergono
proprio su quel terreno che la medicina occidentale ha cercato di tenere
sgombero da pregiudizi soggettivi e dalle variabili considerate
"incontrollabili", come gli aspetti spirituali e di relazione con l'ambiente di
vita, inteso nell'accezione più ampia del termine.
Muoversi nella moltitudine di sistemi di cura alternativi oggi coesistenti, se
da una parte appare semplice ed alla portata di tutti, dall'altra può comportare
alcuni rischi. Infatti, le possibilità di incappare in "terapeuti" sommariamente
competenti e preparati, se non addirittura in fraudolenti ciarlatani,
"trapianto", si rischia di prendere la parte per il tutto, perdendo così
l'essenza delle esperienze. Se in più si aggiunge il fatto che il ricorso a tali
pratiche non è, in maniera generale, sostenuto da una conoscenza approfondita
delle stesse da parte degli utenti, è facile immaginare come tutto ciò possa
portare anche ad una idealizzazione ingiustificata che aumenta false speranze e
aspettative di soluzione magiche di problemi che, non potendo trovare risposta,
procurano delusioni, amarezze e risentimenti, che alimentano la diffidenza.
Sono questi alcuni aspetti che contribuiscono ad aumentare la confusione e ad
irrigidire i pregiudizi sulle pratiche delle medicine tradizionali falsandone
l'immagine e rendendo facile il lavoro a chi si oppone, per altri motivi, al
dialogo e alla ricerca.
Ma quale può essere l'interesse specifico, per noi occidentali, di lavorare in
cooperazione con il Sud del Mondo sulle tematiche della medicina tradizionale?
In questo campo è forse più proficuo considerare l'Occidente come
sottosviluppato. Infatti, se originariamente anche da noi esisteva un sapere di
medicina tradizionale, da svariati secoli esso è stato indebolito se non
completamente annientato. E questo elemento distruttivo l'Occidente ha tra
l'altro portato con sé in ogni posto che ha colonizzato, soprattutto nei
riguardi delle pratiche più spirituali legate al modo di concepire il mondo
nelle società tradizionali. Un approccio alquanto intransigente da parte della
chiesa cattolica prima e di nuove religioni oggi, come ad esempio quella
islamica e di alcuni culti protestanti, sta riproponendosi con pari intensità,
in tempi più recenti, sia in America Latina che in Africa, mettendo in serie
difficoltà i sistemi delle medicine tradizionali. Ciò nonostante, non si deve
pensare che questi ultimi siano definitivamente chiusi su posizioni difensive.
Infatti la tendenza di certa parte dei ricercatori occidentali, proprio in
risposta al sentimento inevitabile di perdita, a voler preservare intatti a
tutti i costi i dispositivi di cura tradizionali ancora esistenti, oltre ad
essere anacronistica va contro le richieste stesse che provengono dal mondo
tradizionale.
La tendenza è di dare per scontato che la medicina convenzionale abbia un potere
di distruzione sulla medicine tradizionali molto più forte di quello che ha in
realtà. Seppure in parte l'impatto tra i due sistemi provochi reali alterazioni
del secondo, in quanto, se oggi si va in giro per il mondo, è sempre più
difficile trovare apertamente esperienze di medicine tradizionali autentiche e
pure, è altrettanto vero che il mondo evolve, e anche le culture che
originariamente si servivano quasi esclusivamente delle forme tradizionali di
cura e dell'automedicazione, oggi hanno bisogno in alcuni casi della medicina
convenzionale, ed è bene che possano averne accesso e sceglierla se pare loro il
caso. Di questi tempi non è raro incontrare, nelle iniziative di cooperazione
medica, che esplorano modelli di articolazione tra i due sistemi, la volontà
espressa da parte dei guaritori tradizionali di misurarsi con il sapere medico
convenzionale. Per loro il problema non è il confronto, bensì il riconoscimento
e il rispetto delle proprie pratiche e conoscenze.
Sul versante della validazione dei sistemi di cura
tradizionali l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l'agenzia delle
Nazioni Unite che ha come campo d'azione la salute planetaria, da ormai più di
vent'anni sta promovendo iniziative importante che hanno contribuito e
contribuiscono a cambiare la loro percezione da parte della comunità scientifica
internazionale.
Le Medicine Tradizionali, costituiscono uno dei pochi
strumenti che le popolazioni del Sud del mondo, soprattutto quelle rurali che
incontrano difficile accesso al sistema medico convenzionale spesso inesistente
o troppo costoso, oltre che inefficace per alcune patologie, hanno a
disposizione per "vivere bene". Ma al di là del servizio di cura offerto dai
guaritori una delle funzioni che essi assolvono, forse la meno riconosciuta ma
probabilmente tra le più importanti, è la salvaguardia dello stato di salute dei
membri della comunità attraverso il lavoro sulla costruzione dell'identità e,
quindi, sull'appartenenza delle persone ad un gruppo e ad un luogo, che è ormai
appurato essere un importante fattore di protezione e di preservazione dello
stato di salute di una comunità.
Per cogliere meglio la portata di questa affermazione
basta prendere in considerazione alcuni dati che riguardano il mondo in via di
inurbamento e di occidentalizzazione, dove i legami sociali tendono ad essere
lassi e le identità multiple, e ci si rende subito conto che i problemi sono
enormi e con la tendenza ad una deriva pericolosa. Ad esempio, i numeri
ufficiali dell'OMS sull'entità del problema della salute mentale planetaria
parlano chiaro: sono 400 milioni le persone che nel mondo risultano affette da
disturbi mentali, neurologici, e da problemi psicosociali come quelli legati
all'abuso di alcool e di droghe; e questo dato è drammaticamente in crescita nel
mondo. I dati epidemiologici fanno emergere che i problemi di salute mentale
sono una delle principali fonti di appesantimento del carico globale di
disabilità e disturbi. 5 delle 10 cause di base di questi ultimi sarebbero
imputabili a disordini mentali: depressione maggiore unipolare, dipendenza
alcoolica, depressione bipolare, schizofrenia e disturbo ossessivo-compulsivo. E
c'è di più: oltre alle persone che sono affette da disordine mentale, esistono
numerosi gruppi di persone cosiddetti a rischio, a causa delle condizioni di
vita in difficoltà estrema, come ad esempio i bambini e gli adolescenti che
sperimentano contesti di crescita distrutti e abbandoni precoci, le donne
abusate, le persone traumatizzate dalla guerra e, più in generale, dalla
violenza; rifugiati e persone deportate; numerosi popoli indigeni e, ovviamente,
la gente in condizione di estrema povertà. "Molte di queste persone soffrono in
solitudine" afferma la Signora Gro Harlem Brundtland, Direttore Generale dell'OMS,
"al di là della sofferenza e della mancanza di assistenza, ci sono le frontiere
dello stigma, della vergogna, dell'esclusione e, più spesso di quanto ci
preoccupiamo di sapere, della morte."
L'OMS, seppure in maniera ambigua e a volte
controversa, da anni riconosce un ruolo fondamentale ai dispositivi di cura
tradizionali nel contribuire a garantire lo stato di salute migliore possibile
per l'umanità, e ciò non sulla base di nulla. Ad esempio, il celebre Studio
Pilota Internazionale sulla Schizofrenia, promosso alla fine degli anni 60 e che
ebbe una durata più che ventennale, venne lanciato con lo scopo di appurare
l'universalità della schizofrenia e seppure si trovò a confermare l'ipotesi
sorprese altresì la comunità scientifica rilevando, attraverso il monitoraggio
dei casi registrati, che decorso e esito della malattia erano diversi a seconda
dei Paesi e indubbiamente migliori dove non esisteva un sistema psichiatrico.
Nonostante l'agenzia multilaterale non abbia mai
apertamente dichiarato che questo volesse dire una migliore efficacia delle
medicine tradizionali, il risultato spinse molti ricercatori a lavorare
sull'ipotesi che esistessero forme differenti di schizofrenia di cui alcune, e
cioè quelle più frequenti nei Paesi in Via di Sviluppo, avessero decorso più
benigno, e in definitiva sull'ipotesi che molte emergenze psicotiche
diventassero croniche, manifestando la tipica evoluzione che ne faceva delle
schizofrenie conclamate, per l'intervento alienante della psichiatria. Detto
altrimenti: sarebbero la psichiatria e la cultura di cui è espressione a
produrre schizofrenia, mentre i sistemi tradizionali sembrano maggiormente in
grado di preservare e ristabilire lo stato di salute dei propri membri.
Malattie mentali, disturbi alimentari come l'anoressia e la bulimia, suicidi
giovanili nonché dipendenza da droghe o psico-farmaci, sono quindi problemi che
la modernità sta portando con sé e che la medicina convenzionale non riesce a
spiegare, se non forse facendo riferimento ad una specifica deriva culturale, né
tanto meno a trattare efficacemente. Le nuove frontiere dell'antropologia
tendono a proporre una lettura singolare di questi fenomeni, guardando ad essi
come a malattie etniche, ossia comportamenti disfunzionali prodotti dalla
cultura occidentale.
Se così è, bisogna iniziare a prendere atto che esistono delle emergenze in
Occidente che nella medicina convenzionale non trovano risposta e che un
intervento ad un altro livello potrebbe essere, è il caso di dirlo, salutare. Le
medicine tradizionali possono apportare molto in termini di conoscenze, di
prassi e di ripensamento del rapporto dell'uomo con il suo ambiente, inteso
nella accezione più ampia del termine. Nelle società tradizionali il fattore di
protezione contro questo tipo di fenomeni è il radicamento della persona alla
comunità e al suo territorio.
L'appartenenza si fonda sulla possibilità di
ricostruire la presenza della comunità nel suo luogo di vita risalendo nel tempo
fino al mito dell'origine. Fra alcuni sottogruppi
sereer del Senegal, ad
esempio, i guaritori e i responsabili della tradizione, sono in grado di
arrivare alla fondazione delle famiglie claniche, recitandone i nomi dei capi
famiglia e cantandone le imprese degne di nota, risalendo fino a più di 1000
anni indietro nel tempo. E' un modo completamente diverso di pensare l'uomo e di
pensarlo qui sulla Terra. E' quindi difficile ragionare sulle realtà
tradizionali, valutarle o cercare di entrare in relazione con esse, attraverso
le categorie del pensiero scientifico. E questa è per noi occidentali, la vera
sfida e la parte in assoluto più complicata di ciò che emerge dall'incontro e
dallo scambio con il pensiero proposto dalle medicine tradizionali.
Infatti per poterla affrontare si deve accettare di
"decostruire" il nostro pregiudizio al fine di aprirsi a sentire, prima ancora
che capire, veramente cosa abbiamo di fronte, evitando di applicare
indiscriminatamente le nostre categorie di pensiero, e quindi di giudizio e di
valutazione.
Tuttavia questo processo comporta un rischio, ed anche
molto serio. Più ci decostruiamo per arrivare a capire cosa abbiamo incontrato,
o rincontrato, e più entriamo in crisi, perdendo tutti i nostri punti di
riferimento, senza sapere se avremo la fortuna o la forza di trovarne di nuovi o
di ritrovare quelli perduti nel tempo.