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Questa pagina è stata realizzata in collaborazione con l'ONG
ACRA
ACRA (Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America Latina) è
una ONG laica che, dal 1968, opera nel sud del mondo con
programmi di cooperazione allo sviluppo,in particolare nel settore
rurale.
Nasce dal desiderio di collaborare e far mutare le durissime condizioni
economiche in cui versano i paesi definiti "in via di sviluppo". Lavora
per e con i PVS perché acquisiscano le conoscenze necessarie allo
sviluppo delle loro economie, superando così lo sfruttamento e
l'ingiustizia in cui si trovano a vivere.
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L’antico sapere delle medicine tradizionali africane
Fin dalle prime ore del mattino arrivano, da soli o a gruppetti, uomini anziani
avvolti in caffettani colorati. Il vestito delle grandi occasioni. Hanno le mani
tozze e callose di chi è abituato a lavorare la terra. I visi sono segnati da
profonde rughe di espressione che il sole rende ancora più scure. Gli occhi
vivaci sembrano guardare come se sapessero già. L’andatura è agile e sicura.
Hanno viaggiato dall’alba, nelle renault sgangherate, che percorrono in lungo e
in largo le strade in campagna assicurando i collegamenti tra i villaggi, su
carretti o a piedi, per arrivare puntuali al Khoye, l’incontro annuale
dei saltiguiers, i guaritori veggenti, del Siin e del Saloum, la regione
naturale a sud di Dakar, in Senegal, dove da più di mille anni il
popolo sereer ha trovato l’ambiente adatto in cui vivere, a seguito di una diaspora
che ebbe inizio in Guinea e che dura da alcuni anni.
Sereer significa "Guardiani del Tempio" e deriva dalla loro supposta origine
egiziana. Un popolo antico quindi, che in Senegal rappresenta poco meno di un
milione e mezzo di persone. Il suo modo di vivere, seppure molto influenzato
dalla modernità, mantiene vive alcune tradizioni che sopravvivono nel tempo. Tra
queste, la conoscenza di medicina tradizionale è tra quelle di maggiore
interesse sia per la gente comune, che ne beneficia ampiamente, sia per i
ricercatori occidentali.
I Sereer in Senegal sono rispettati e temuti da tutti per il potere
riconosciuto di agire sul non visibile. Alle dieci del mattino i
guaritori-veggenti sono più di trecento, raccolti sotto le fronde di
grandi alberi della savana che offrono il riparo dai raggi bollenti del sole.
Una folla di persone dei villaggi limitrofi si è raccolta nel luogo che ospita
l’assise, il Centro di agricoltura biologica della federazione contadina
Yungar, che nella
lingua sereer significa: colui che riunisce.
Nessuno nei dintorni sembra voler perdere l’occasione di assistere a questo
incontro.
Nel corso della prima giornata, i vecchi saggi si prodigano
nell’esercizio delle loro capacità di veggenza e di influenzamento dei fenomeni
naturali e sociali che interesseranno la vita della comunità nel prossimo anno.
E’ maggio, l’inizio della stagione delle piogge, e dalle loro capacità di azione
sul mondo invisibile, dipenderanno i raccolti e lo stato di salute della gente
della zona, in definitiva il suo benessere. Dibattiti accesi anticipano lo
sviluppo che il Khoye vero e proprio prenderà a partire dal giorno
seguente. Le discussioni proseguono fino a notte inoltrata. Una pausa obbligata,
per prepararsi alla cerimonia dell’indomani, interrompe il fluire delle visioni
e dei gesti rituali di cura.
Il mattino seguente di buon ora, il suono del tamtam ed i canti provocatori dei
giovani iniziati accompagnano le dimostrazioni di invulnerabilità che aprono
ufficialmente i lavori. All’incontro partecipano anche le autorità governative
locali. All’inizio l’atmosfera è calma ma carica di attese che presto si
trasformano in vivaci dispute e litigi tra i guaritori-veggenti che, sfidandosi
a vicenda, si fanno scherno gli uni con gli altri dei poteri mostrati al
pubblico. I trecento saggi, oltre a dar prova ognuno delle proprie capacità,
alla fine della giornata sono tutti d’accordo, senza condizioni né dubbi, sul
fatto che questa annata sarà caratterizzata da forti e abbondanti piogge che
inizieranno alla fine di giugno e che si protrarranno nei mesi causando enormi
perdite nei campi. Le piogge saranno inoltre accompagnate da forti venti che
distruggeranno molte case nei villaggi.
Per prevenire i disastri delle acque i veggenti consigliano di utilizzare
varietà tardive, per non trovarsi inondati dalle acque al momento del raccolto.
I venti sono stati orientati verso territori disabitati. Altri fenomeni
catastrofici saranno invece attenuati o evitati attraverso pratiche di
prevenzione, preghiere e sacrifici rituali, ma anche "vaccinazione" di donne e
bambini attraverso l’uso di farmaci tradizionali, preparati dai guaritori e
distribuiti ai capi famiglia, per alcune malattie legate alla stagione delle
piogge. L’incontro dei guaritori-veggenti si chiude con la pianificazione delle
semine, in funzione delle caratteristiche del territorio e delle previsioni
sullo svolgersi dell’annata agraria, e con l’accordo sulle pratiche di
prevenzione e cura per la salute della comunità.
Soddisfatti per il lavoro fatto, i vecchi saggi ripartono alla volta dei
rispettivi villaggi. Il Khoye ha segnato un nuovo inizio. Molto, per
quest’anno, resta ancora da fare e ognuno sa quali sono i compiti e le
responsabilità che gli spettano. Famara Basse, prestigioso esponente dei
guaritori della zona e presidente della federazione Yungar, introduce
alcuni concetti della visione del mondo della sua gente. E’ un guaritore,
discendente di una delle genealogie più antiche e potenti di guaritori. Ha
viaggiato in Africa e poi fino in Tailandia per mettere alla prova le sue
conoscenze e acquisirne delle nuove.
In Italia e si è confrontato con altri studiosi sulle questioni ambientali, sui
sistemi di cura e sulle modalità di capitalizzazione e trasferimento del sapere.
Spiega che la sua gente, come altri popoli africani, ha un modo di concepire
l’uomo, il rapporto con l’ambiente e le relazioni sociali, che risulta spesso
incomprensibile agli occhi occidentali, disabituati a vedere ci che non è
immediatamente visibile. Secondo la tradizione, il rapporto tra la persona e
l’ambiente inizia fin da quando il bambino si trova nel ventre della madre. E’
per questa ragione che gli anziani, a partire dalla gravidanza, si prendono cura
di lui e già nel ventre della madre gli somministrano delle sostanze per far sì
che alla nascita porti in sé le caratteristiche auspicate.
Seguono, per così dire, la complessa rete di alleanze che ogni persona
intrattiene, nel suo costituirsi, con gli esseri del mondo invisibile o
"intermediario", un mondo parallelo invisibile e incomprensibile alla
maggioranza dei non iniziati e dei toubab, i bianchi . Successivamente
alla nascita, il bambino viene accompagnato passo passo nella sua educazione
fino al momento in cui entrerà nella "casa degli uomini" o la "casa
dell’iniziazione". Che lo trasformerà in un Sereer a pieno titolo,
completamente legato, alleato, al suo gruppo. E’ questo processo complesso che
costituisce l'ambiente in cui l’uomo è inevitabilmente immerso e influisce su di
lui e sulle sue potenzialità. Gli equilibri tra gli uomini e gli esseri del
mondo intemediario sono delicati.
Al di là delle relazioni "naturali" che legano questi a quelli, come una sorta
di patrimonio genetico, altre relazioni più o meno occasionali hanno luogo.
Queste possono essere buone o cattive, esattamente come le relazioni tra gli
uomini possono essere buone o cattive. Una persona può incappare,
involontariamente, in una manifestazione sensibile degli esseri del mondo
intermediario e rimanerne sconvolta. E' il caso ad esempio di molte forme di
follia. Oppure a volte sono gli esseri del mondo intermediario ad agire in una
maniera, per così dire "fraudolenta", provocando nella persona colpita un
disturbo, la malattia, che può anche essere l’origine di problemi organici. Non
si tratta di "spiriti" nel senso che in occidente viene dato a questa parola, ma
di vere e proprie "creature".
Le entità del mondo intermediario non avrebbero il diritto di compiere azioni
malevole contro l’essere umano, infatti nel mondo intermediario ci sono delle
ben precise gerarchie e regole che essi devono rispettare nel rapporto con gli
altri mondi. Quando capita che alcune entità non lo facciano, permettendosi di
entrare in contatto con gli uomini in maniera sregolata, producono l’effetto di
separare completamente l’individuo dalle entità a cui è legato naturalmente
portandolo alla malattia. I guaritori tradizionali, in quanto iniziati,
conoscono le invocazioni che consentono la comunicazione con le diverse "classi"
di esseri che compongono il mondo intermediario. Le capacitò terapeutiche dei
guaritori si fondano in parte su conoscenze di farmacopea naturale ed in parte,
ed è questa ad essere spesso quella fondamentale per il successo del processo
terapeutico, sulle loro capacità di comunicazione e di negoziazione con gli
esseri del mondo intermediario.
Questi ultimi vengono invitati ad intervenire nella cura del problema presentato
dall'individuo o dalla collettività, e nel ripristino dell'equilibrio che è
stato perturbato, "risaldando" il legame che si è rotto. Il malato viene così
ricollegato con il suo mondo cosmico. Per poter compiere questa operazione il
guaritore, in primo luogo, deve verificare le cause specifiche all’origine della
malattia della persona malata. Una volta appurata l’origine della malattia,
esplorando tutte le dimensioni che compongono la persona, la scelta del rimedio
da utilizzare viene da sé. E’ facile a questo punto sapere quale "bottone"
bisogna schiacciare per cercare di equilibrare la situazione. A partire dal
momento in cui si individua la malattia si può valutare il rimedio da usare, che
può consistere in alcune piante, in preghiere o qualsiasi altra cosa; ma da
questo momento in poi è il guaritore che agisce sulla persona.
Per i terapeuti tradizionali ogni caso va valutato a sé perché spesso gli stessi
sintomi possono avere origini molto diverse. La diagnosi anche per il sistema di
cura Sereer è il passo più importante e il più delicato, perché è il
momento in cui il guaritore valuta se avrà sufficiente forza per agire sul mondo
invisibile. Famara Basse parla di mondo intermediario e delle sue categorie di
esseri, tra le quali il del pangol, ossia il lignaggio, la linea
ereditaria materna e paterna, parti fondamentali della costituzione della
persona. Colpisce la serenità con cui affronta il discorso e la sua capacità di
spiegare e rendere plausibili concetti al limite della fantasia per menti
abituate a pensare in relazione a dati sperimentali e a forme del mondo
sensibile.
Continua spiegando che un guaritore non è mai solo un guaritore; la parte
"clinica" è un servizio che egli offre gratuitamente alla comunità, al di là
della sua occupazione che, in genere, è quella di agricoltore. La medicina
tradizionale Sereer, pur avendo sue specificità, condivide con altre
medicine tradizionali africane, alcune concezioni e pratiche che hanno a che
fare con l’organizzazione dell’universo e con il mantenimento del suo ordine. Un
sapere antico, quindi, che si tramanda nei secoli attraverso percorsi iniziatici
fondati sul rapporto maestro-allievo e sulla organizzazione rituale e collettiva
di alcuni passaggi fondamentali della vita di una persona, come l’entrata nella
vita adulta, il matrimonio, la nascita, la malattia, la morte.
Oggi questo sapere trova sempre meno possibilità di affermazione, in un mondo
disattento e che tende a perdere la coscienza dei legami profondi che legano gli
uomini tra loro e al proprio ambiente. I guaritori, che detengono conoscenze
enormi, a volte muoiono senza avere passato ai propri figli o nipoti il loro
sapere, perché ormai la vita moderna impone che questi studino alla scuola
occidentale, ed è difficile conciliare, nello stesso tempo, le due formazioni.
Anche il Khoye, che pure ha una importanza fondamentale per il benessere
della comunità, per anni è stato abbandonato, o realizzato in forma ridotta, con
la partecipazione di pochi guaritori-veggenti.
Da sempre questo evento era ritenuto una pratica importante per regolare la vita
della comunità perché consente di coordinare, sull’intero territorio, la
pianificazione dell’annata agraria. Prevenendo gli eventi naturali e sociali che
si produrranno nel prossimo futuro, permette di arrivare a questi appuntamenti
preparati. E si può immaginare come sia importante per gente che vive
principalmente di agricoltura e delle risorse dell’ambiente. Nel tempo è stato
però abbandonato perché l’animismo è stato fatto bersaglio di violenti
attacchi, da parte delle culture che hanno dominato i popoli africani che, non
capendo nella loro essenza le pratiche ad esso associate, le hanno considerate
pagane, deleterie se non addirittura sataniche.
Preoccupati dal progressivo ed inesorabile impoverimento culturale e ambientale,
i guaritori hanno mobilitato tutta la comunità perché intervenisse per invertire
questa tendenza. Considerando fortemente in pericolo l’esistenza della foresta
di Samba Dia, che per la comunità rappresenta il "bosco sacro", hanno richiamato
tutti giovani, compresi quelli che stavano studiando o lavorando a Dakar, per
convincerli ad impegnarsi a fondo ed evitare il disastro irreversibile. Il bosco
sacro è il luogo non solo dove vengono raccolte le piante per la medicina
tradizionale, ma anche dove vengono intrattenuti tutti i rapporti con il mondo
invisibile (in termini più occidentali si potrebbe definire il luogo energetico
e vitale). L’appello dei guaritori tradizionali ha dato il la all’organizzazione
contadina che funziona da 15 anni e che oggi raggruppa più di sessanta villaggi
per un totale di circa quarantamila persone. Yungar ha promosso molteplici
iniziative. All’inizio si è concentrata principalmente sull’ambiente e sulla
ricerca di alternative interessanti per l’impiego dei giovani, perché non
fossero obbligati ad emigrare verso la città. In seguito altri aspetti, come
quello della salute, sono diventati il fulcro dell’azione.
Oggi anche i guaritori, che prima seguivano le attività da dietro le quinte,
hanno deciso di costituire all’interno della federazione un Comitato chiamato
Woud Woudanel, che significa: "avere la salute per sé e per i propri cari".
L’obiettivo è di lavorare attivamente sulla salvaguardia e la promozione della
salute della comunità. Il comitato WW raggruppa oggi 62 guaritori specialisti
nella prevenzione e cura di differenti malattie e problemi che possono colpire
sia l'individuo che la collettività. E’ il comitato che, come primo passo
significativo, ha deciso di ridare vita all’incontro annuale dei
guaritori-veggenti.
Quest’anno si è tenuta la seconda edizione, da quando è stato riproposto, e già
i risultati sono visibili a tutti. Siamo ormai a fine ottobre, e tutte le
previsioni di maggio si sono avverate. Comprese le piogge abbondanti e inusuali
degli scorsi giorni, che stanno seriamente danneggiando i raccolti nelle altre
zone del Senegal. Fortunatamente i contadini della comunità Sereer hanno
seguito le indicazioni del Khoye, limitando notevolmente i danni.
Famara racconta anche frammenti della sua storia, si mette in gioco: "sono nato
nel 1955 in Senegal e ho studiato fino alla maturità nel sistema scolastico
francese. Avevo quindi deciso di iscrivermi alla facoltà di scienze naturali
all’Università di Dakar, ma la tradizione è stata molto più forte e mi ha
richiamato sul "terreno" perché imparassi da lei. E’ vero! Io non volevo. Ma era
una scelta imposta, che era già stata fatta in precedenza e che oltrepassava le
mie possibilità di decisione. E’ solo a posteriori che ho capito che avrei
dovuto prima imparare ciò che viene dalle mie stesse radici ed origini, e solo
poi dedicarmi a continuare ad imparare ciò che è estraneo ad esse. E così, nel
corso di tre anni e mezzo, attraverso una formazione estremamente dura e molto
difficile, che comunque sono riuscito a portare a termine, mi è stato trasferito
tutto ciò che rappresenta il bagaglio di conoscenze a livello della mia
famiglia in primo luogo, ed in seguito della mia gente. Una volta terminata
l’acquisizione della conoscenza tradizionale sono ripartito per continuare la
formazione esterna alla tradizione, ereditata dall’Occidente. Dunque, in un
certo senso, ho riunito nel mio percorso formativo due poli della conoscenza, il
polo tradizionale che mi è originario e quello occidentale." Ed è forse proprio
in funzione di questa sua doppia anima che è stato scelto dagli altri guaritori
del Comitato WW per coordinare il lavoro e curare le relazioni con l’esterno,
con l’occidente.
Il presidente del Comitato WW, Fata Faye, sebbene curi vari tipi di malattie, è
specialista nei morsi di serpente. Nessuno che fosse stato morso da un serpente
velenoso gli è mai morto tra le mani. Da quando ha iniziato a praticare, gli
sono state portate circa 200 persone e tutte sono state curate. Ma il grosso
della sua attività sta nella prevenzione. Ogni volta che viene bonificato un
nuovo campo, lasciato a lungo in giacenza, la gente lo chiama perché protegga la
zona dai serpenti. Lui interviene e per 7 anni chiunque può aggirarvisi
tranquillamente senza incappare in pericolosi incontri. Fata Faye conosce tutti
gli altri guaritori, che sono tra le persone più sapienti della zona. Può
declamare la loro genealogia risalendo nel tempo fino agli avi che hanno fondato
il gruppo Sereer. E’ stato votato a rappresentarli; il suo è quindi un
ruolo prestigioso e allo stesso tempo delicato. Ed è con delicatezza e ossequio
che parla. Spiega che, esattamente come per l’esercizio della sua medicina,
interpreta il ruolo assegnatogli come servizio per la comunità. Dopo una pausa
di riflessione serenamente aggiunge che i guaritori che lui rappresenta,
rompendo una tradizione ormai centenaria, hanno deciso non solo di riunirsi in
un comitato ma anche di iniziare a diffondere le proprie conoscenze.
Il sapere accumulato nel tempo è frutto di un passaggio iniziatico e della
ricerca e della sperimentazione che ogni guaritore ha il dovere deontologico di
approfondire. E’ un sapere orale che difficilmente viene scambiato. Ogni
famiglia conserva gelosamente le proprie pratiche e conoscenze. Gli equilibri
tra il mondo visibile e quello invisibile sono delicati e ogni guaritore sa che
le interferenze esterne possono essere pericolose e destrutturanti. Visto da
questa prospettiva il comitato WW è quindi il frutto di un cambiamento epocale.
E’ il segno di una presa d’atto e di una capacità di cambiamento straordinarie.
La tradizione non è statica. Evolve seguendo i tempi. Si nutre degli incontri e
degli scambi. Così Fata Faye a nome degli altri, dice che è giunto il momento di
aprirsi, di raccogliere il loro sapere per iscritto per archiviarlo in un centro
di documentazione e renderlo disponibile ad altri. La priorità è che non si
perda. Dice inoltre che è importante per loro che ci possa essere uno scambio ed
un confronto con altri guaritori tradizionali disposti a farlo e con i medici
occidentali. Insieme hanno deciso di fondare un Centro per le Medicine
Tradizionali che diventi un punto di aggregazione, di scambio, di raccolta, di
diffusione e di pratica delle conoscenze. Conclude spiegando che nella cultura
tradizionale Sereer viene insegnato che non bisogna mai trascurare la
visione dell’occhio dell'altro, dello straniero, perché quando ci si trova
dentro un posto, non si riesce neanche più a distinguere tutte le piccole cose,
le cause ed i fattori che sono in gioco nel creare uno squilibrio, perché
l'abitudine è causa di assuefazione. Lo sguardo dell'altro è fondamentale per
poter far evolvere e sviluppare il rapporto tra l'uomo e il suo ambiente. Ed è
proprio dall’incontro con il mondo occidentale che nuove prospettive si sono
aperte.
Le proposte del Comitato WW sono state raccolte in un progetto di cooperazione,
che ha per oggetto la promozione della salute in Africa Occidentale attraverso
la valorizzazione delle Medicine Tradizionali, su cui stanno lavorando 5
Organizzazioni Non Governative italiane. Esso creerà importanti occasioni di
scambio, sia tra i sistemi di cura e i guaritori di Senegal, Mali, Burkina Faso
e Benin, sia con centri di ricerca Europei. In quest’ottica, un’importante
azienda farmaceutica italiana, che aderisce ai principi della risoluzione sul
commercio equo e solidale dell’Unione Europea, ha deciso di investire nella
diffusione in Italia di alcuni farmaci naturali prodotti direttamente dai
guaritori senegalesi. E’ un primo passo concreto che avvicina in maniera
significative due realtà molto lontane, ma che hanno entrambe il reciproco
interesse ad approfondire la conoscenza e la collaborazione.