Migrare come atto di vita

testo e foto di Cristina Seynabou Sebastiani

esperta di migrazioni

per contattare l'autrice: seynab@libero.it

 

Questo sito ha due scopi, che sono complementari all’attività di Yaakaar: prende atto dell’avvenuto incontro tra italiani e senegalesi e cerca di promuovere scambi sempre più profondi.

 

E’ indubbio che il primissimo fattore all’origine dell’incontro è quello migratorio: è a partire dagli anni ’80 che i lavoratori senegalesi hanno cominciato a stabilirsi in Italia (la prima “sanatoria” è il decreto legge 943/1986   e il Senegal è al secondo posto come numero di regolarizzati, segue la Legge Martelli L 39/1990 e il Senegal è al terzo posto).

 

Ma a differenza di altre comunità, quella senegalese fatica a trovare una sua identità in Italia, fatica a mettere in atto progetti a lungo termine: ha portato molto in termini di arte, musiche e danze, religione e specificità culturali, ma ha preso molto poco ed è ancora difficile la presenza di seconde o terze generazioni come accade per altre (poche) comunità migranti.

La motivazione sta in parte nella specificità delle culture senegalesi, e non ce ne occupiamo in questa sezione, ma in altra parte sta anche nelle enormi barriere costituite dalla condizione di migrante.

 

 

I problemi con i permessi di soggiorno sono cominciati, come per tutti i lavoratori stranieri, a partire dal 1995 (sanatoria ex-decreto Dini dl 489/95) quando cioè l’immigrazione generalmente intesa è diventata quel fenomeno di massa che non ha potuto fare altro che ingrandirsi negli anni e quando le leggi hanno cominciato a divenire sempre più rigide ed escludenti.

 

 

Oggi la legge Bossi-Fini fotografa un atteggiamento estremamente diffuso da parte dei governanti di tutta Europa: il tentativo di mettere un freno al fenomeno migratorio, a qualunque costo e con qualunque mezzo. Da questo atteggiamento derivano le chiusure sempre più rigide delle frontiere, i rimpatri sempre più frequenti e consistenti, gli accordi con i paesi terzi allo scopo di contenere il fenomeno; e anche il  legame sempre più stretto tra lavoro e permesso di soggiorno, la negazione sempre più categorica della “umanità” di ogni singolo lavoratore straniero.

 

Un cittadino straniero in Italia è solamente un lavoratore: ha scarsissime possibilità di essere anche una persona, e quindi un amico, un compagno, un marito, un padre, uno studente, un malato, un appassionato di qualunque cosa, un artista, un volontario…

Se non ha lavoro non ha diritto a rimanere in Italia.

 

E’ logico che l’atteggiamento comune tra le molte comunità migranti in Italia sia quello di mantenere legami meno forti possibile: è logico ma è doloroso, per tutti, per gli stranieri e per gli italiani.

 

Per questo l’idea di questa sezione, dedicata alle migrazioni: perché attraverso la conoscenza delle leggi e la diffusione delle notizie ognuno possa avere gli strumenti, per combattere questo atteggiamento, per instaurare e difendere legami più solidi, per instaurare e difendere un processo di reciproca conoscenza e reciproco arricchimento che è parte del fenomeno migratorio.

 

 

 

Quel fenomeno migratorio che è stupido cercare di fermare, perché sarebbe come cercare di fermare il mare...

 

 

Leggi di riferimento

La legge sull’immigrazione in Italia si basa su alcuni testi fondamentali che a partire dal 1986 al 2002 con successive modificazioni, regolano la condizione di migrante:

 

L 943/86

L 39/1990 Legge Martelli

DL 489/95 sanatoria decreto Dini

Testo vigente e relative modificazioni (compresi Dlvo 189/02 Legge Bossi-Fini e DL 195/02 sanatoria Bossi-Fini)

 

Nella pagina dei siti di riferimento trovate anche i link a diversi archivi on-line che raccolgono leggi, circolari e decreti relativi all’immigrazione: sarebbe stato impossibile oltre che inutile ripetere lo stesso lavoro.

 

Abbiamo scelto quindi di schematizzare e semplificare alcuni temi che riteniamo particolarmente utili e importanti: come in tutti i sistemi statali al mondo, anche il sistema Italia ritiene impossibile la condizione di irregolarità, è necessario rientrare nelle regole; la regolarizzazione è il primo atto da compiere per poter condurre una vita normale in questo paese. Di conseguenza ci siamo occupati  e continueremo ad occuparci prima di tutto delle più diverse forme esistenti per acquistare regolarità e cioè per ottenere un regolare permesso di soggiorno in Italia.

 

Da un lato esistono diversi modi per entrare regolarmente in Italia: è possibile ottenere un visto per lavoro tramite gli annuali decreti flussi oppure un visto per motivi famigliari che si ottiene in seguito a matrimonio (matrimonio all’estero con un cittadino italiano)  o in seguito alla richiesta di ricongiungimento famigliare; a questi si aggiungono altre tipologie di visto, come quello turistico, per affari, sportivo, per missione religiosa ecc.

 

Esistono poi dei modi di regolarizzarsi stando in Italia, anzi, ne esiste uno solo e avviene poco frequentemente ed è cioè la cosiddetta “sanatoria”: è importantissimo sapere che generalmente le sanatorie avvengono ogni due o tre anni, che richiedono dei requisiti (contratto di lavoro, contratto di casa ecc.) e che non è possibile parteciparvi se si hanno commessi dei reati, anche se si tratta di reati minori come la semplice denuncia per aver violato le leggi sul copyright (cioè per aver venduto CD o borse false, tanto per capirci).

La sanatoria dà diritto ad un permesso di soggiorno.

 

Anche il matrimonio con un cittadino italiano dà diritto ad un permesso di soggiorno, così come il fatto di essere padre (o madre) di un bimbo che è cittadino italiano, che ha cioè l’altro genitore che è cittadino italiano. Il matrimonio è però una scelta importante nella vita di due persone e bisognerebbe perciò fare attenzione a non utilizzarlo come metodo per semplificarsi la vita con le leggi italiane.

 

A seguito di matrimonio con un cittadino italiano, così come dopo 10 anni di permanenza regolare in Italia, è possibile richiedere la cittadinanza italiana.

Dopo 5 anni di permanenza regolare in Italia invece è possibile richiedere la carta di soggiorno.

 

Che sia chiaro un punto: a parte la sanatoria (e il matrimonio), NON ESISTE ALCUN MODO DI REGOLARIZZARSI STANDO IN ITALIA.

 

La legge italiana prevede solamente l’ingresso regolare, tramite visto rilasciato dalle Ambasciate italiane all’estero, ma non prevede un meccanismo di regolarizzazione per chi è privo di permesso di soggiorno.

 

E’ invece molto facile perdere il permesso di soggiorno, basta perdere il lavoro, e venire di conseguenza espulsi dall’Italia con il divieto di rientro per 10 anni.

 

Un’ultima cosa: sono gli uffici stranieri delle Questure e delle Prefetture che si occupano di tutte le pratiche relative ai permessi di soggiorno.

 

 

questo sito sostiene il Centro di Formazione di Médina

 

Per commentare questa pagina nel forum:



© InSenegal.org 2002-2004

Note Legali