Non si sa mai perché si torna...

di Mirko Marelli
 

Ramadan

Vivere in Senegal durante il Ramadan è strano: ci si sente ancora più estranei perché oltre che Tubaab, siamo Tubaab che mangiano.

 

Mercoledì ho fatto anche io il digiuno completo (con 3 - 4 concessioni per le sigarette!!!) per un giorno è abbastanza sopportabile, soprattutto è difficile non bere e nel pomeriggio cominci a sentirti parecchio stanco e poco lucido… però è una bella esperienza perché ti avvicina, o perlomeno ti fa sentire meno stronzo nei confronti degli altri che hanno corso tutto il giorno con te. Inoltre si da più valore al momento (verso le 18.30) in cui si interrompe il digiuno, prima della cena, con un dattero, caffè o tisana e un panino con burro, formaggio e saucisson. Ieri e oggi ho mangiato solo una banana, per non arrivare piegato di sera…

 

Oggi qualcuno ha già interrotto il digiuno, anticipando la Korité di un giorno. Molti negozi erano già chiusi, la gente abbandona la città per festeggiare con la famiglia al proprio villaggio. Domani nessuno lavorerà, i sarti si riposano dopo questi giorni in cui hanno lavorato anche per 18/20 ore, tutti indosseranno i loro vestiti nuovi (anche noi Tubaab, ridicoli?) per i quali dovranno fare molte rinunce nei giorni seguenti.

 

In questo momento su RTS (come la RAI) passano le immagini di una manifestazione di musulmani (credo a Brescia), mi ritrovo a raccontare ad Astou che adesso in Italia non sono in tanti a volere gli stranieri, che le moschee non sono ben viste. Mi trovo a parlare di queste cose in una casa in cui sono stato accolto come un figlio, dove hanno cucinato apposta per me, anche se non potevano mangiare, dove si sono raggruppati in sei in una camera per lasciare spazio a me… Oddio, tutto ciò può sembrare retorico… Ma io lo avrei fatto? Avrei sorriso ad ogni capriccio del mio ospite?

 

 

La Korité

E' la festa con la quale si conclude il Ramadan… quasi tutti acquistano un vestito nuovo, molti fanno debiti oppure spendono i soldi che sarebbero serviti per la scuola, per il cibo… pur di festeggiare degnamente…

Oggi la casa è tutta addobbata a festa: ci sono le tende nuove, i pizzi sui tavoli… tutti sono già andati alla Moschea per pregare la prima volta.

 

La pecora è uscita dal suo recinto, a guardarla sembra un po' morta! Due ragazzi l'hanno scuoiata e tagliata in grossi pezzi mentre le donne cominciano a pulirla e a pelare una tonnellata di cipolle!

 

Il digiuno è stato interrotto… penso che si mangerà nel pomeriggio, poi metteremo i vestiti nuovi e festeggeremo fino a notte. Ci sono molti ospiti: c'è Paco junior, la vicina, alcuni amici di famiglia, io e Kamala…

 

A pranzo (che bello mangiare di giorno insieme agli altri) c'erano i vermicelles ovvero yassa con filini al posto del riso. Dopo mangiato ancora calma piatta fino alle 5. Poi ci siamo messi i vestiti nuovi e siamo andati a trovare Babacar e Fall… Il Senegal è veramente il paese della Teranga (ospitalità)… La serata è stata un succedersi continuo di visite e di foto e di bibite, dai sarti, dai cugini di Astou, dalla sua famiglia poi da Mawa… Le strade piene di gente, la Médina brulicante di vite, un continuo assaporare odori, frastornati da voci, colori…

 

Gorée

Oggi siamo finalmente riusciti a scappare da Dakar per una gita "fuori porta" a l'Ile de Gorée, una piccola isola a 20 minuti di battello dalla città.

 

Finalmente silenzio, tranquillità, odore di mare. Gorée è un'isola molto piccola, con case coloniche a due piani, colorate in modo vario… Sul promontorio che guarda verso Dakar c'è una fortezza con numerosi cannoni (se ne trovano molti altri sparsi su tutta la costa dell'isola) all'interno del quale è stato realizzato un museo con reperti archeologici, la storia di "seen gaal", la storia dell'Islam e dei califfi del paese… Passeggiando per le vie si trovano numerosi banchetti con artigianato in legno, collane, tessuti, vestiti… tutti per i Tubaab che nei mesi estivi sicuramente affollano questo paradiso… Al capo opposto dell'isola c'è un alto promontorio, edifici strani e diroccati, Rasta, gente che suona i tamburi e ancora cannoni… Dopo un giretto (e finalmente un tuffo nell'oceano) ci fermiamo a magiare in un bar, visto che i ristoranti sul mare sono un po' carucci.

 

Dopo pranzo siamo andati a visitare il posto che forse lascia più il segno nell'isola:

 

la maison des ésclaves, il posto in cui gli Europei imbarcavano gli schiavi per le coste americane: più di 15.000.000 di giovani uomini e donne deportati dal continente in 300 anni con tassi di mortalità che raggiungevano il 30% durante il viaggio. Un posto che ci fa sentire schifosamente eredi di un popolo ottuso e mercificatore, un posto che dovrebbe urlare vendetta ma che al contrario e saggiamente è stato interpretato come un monumento volto a non far dimenticare, affinché non si ripetano nefandezze simili. E' incredibile e commuovente vedere come non ci siano messaggi di condanna rabbiosi ma, al contrario, cartelli con frasi che accomunano Gorée ad Auschwitz e Dachau.

 

Per soldi e avidità si è ridotta gente in schiavitù. Ma cosa è alla fine di chi si arricchisce sulla sofferenza e sulla vita altrui? Polvere e vaghi ricordi. Per la schiavitù di altri e per la propria.

 

Il ritorno è in un'assonnata Dakar, senza traffico perché è domenica pomeriggio, dove i Tubaab vengono velocemente accolti e trasportati da Taximan imbroglioni. L'umore si è risollevato, Kamala sta un po' meglio, domani si lavora…

 

Waxale

Oggi ho finalmente finito il lavoro relativo alla spedizione, risolvendo l'annoso problema delle dogane, delle carte ecc.

 

Ancora immersi in questo pazzo Senegal dai ritmi rallentati: il programma prevedeva di iniziare alle 9 ma Mawa era occupato fino alle 9,30; siamo arrivati da lui alle 10, lui ha fatto colazione, siamo andati da Younousse, lui doveva ancora mangiare, intanto siamo andati al Cyber  a fare la fattura, è andata via la corrente, è tornata, non andava il PC, finalmente siamo andati da Younousse con la fattura pronta, lui tardava…

 

Al porto, dall'ufficio ci mandano al Molo 8, non ci fanno entrare, il tipo che dovevamo incontrare non risponde al telefono, Emilie della sede centrale intanto era uscita, poi per caso incontriamo uno dei mille cugini di Younousse che ci dice che il magazzino che cerchiamo è da un'altra parte… Finalmente lo troviamo ma il proprietario non c'è… Un dipendente ci dà un numero di telefono, lo troviamo, ci raggiunge, parliamo del container, troviamo l'accordo…  Intanto trattiamo per il camion, arriva il proprietario (prima avevamo parlato con il figlio) gli rispieghiamo tutto… Rifà i conti… Cifra doppia!!! Ci sconta il trasporto fino a lui di 10.000 CFA… Ci chiamano per i documenti e poi va quasi tutto liscio… Il tutto ovviamente condito con trattative per il cambio, per il taxi, per mangiare, per il costo della spedizione… Mi sa che un Tubaab da solo sarebbe impazzito e ci avrebbe messo il doppio e il triplo dei soldi!!!

 

Troppo di corsa!

La "gita" a Saint Louis è stata bella ma troppo frettolosa e mi ha lasciato un po' come quando si ha davanti un piatto buonissimo ma scarso; se ne vuole ancora.

 

All'andata siamo partiti con un pulmino 14 places,un viaggio massacrante di 5 ore (per 250 km) strettissimi, su sedili durissimi e dopo un'attesa di 2 ore perché il pulmino si riempisse.

 

Così siamo arrivati alle 18, giusto in tempo per andare alla spiaggia a vedere il sole tramontare tuffandosi nel mare. La città è schifosamente sporca, con animali morti sulla riva del fiume che non danno proprio l'idea di salubrità…

 

Troviamo subito l'albergo e poi ci concediamo una cena di lusso in un ristorante per Tubaab

 

Questa mattina ho fatto un po' fatica a svegliarmi, anche per la birra di ieri. Cheikh (quasi poliglotta che è stato 4 anni in Italia) è arrivato, mentre Astou e Kamala già disperavano.

 

 

Prima tappa: giro in piroga alla Langue de Barbarie. E' una giornata splendida, l'acqua scorre tranquilla, mi rilasso, Astou è tesa perché non sa nuotare, Kamala sembra strafelice… Vediamo un montone di uccelli, compresi i pellicani che sono molto buffi!

 

Approdiamo dove la striscia di terra che separa fiume e oceano è molto stretta arriviamo su una splendida spiaggia completamente deserta, a parte qualche granchio… Io non so resistere e mi tuffo!

 

Seconda tappa: Rientriamo e andiamo alla riserva di Guembeul… che triste , è praticamente una riserva dove vengono tenute in cattività gazzelle e altri animali in attesa di non so cosa, se non dei turisti. Comunque Kamala si è vista un po' di fauna africana.

 

Fine: rientriamo a Saint Louis, pago Cheikh, che ci porta ovviamente al "suo" negozietto, riusciamo ad andarcene, ci spariamo uno chawarma, che è fantastico e saltiamo su un 7 places che per fortuna parte subito e ci riporta a Dakar in 3 ore.

 

Le ragazze dai capelli finti

Ma lo sapete che tutte, proprio tutte le donne senegalesi hanno i capelli finti? Lisci, neri, lunghi, ricci, corti, colorati ma sempre finti!!!!

 

 

La Teranga

Quella che ho conosciuto in Senegal è un'accoglienza nuova. In Tanzania esiste questo stesso senso di vivere comunitario, lo si vede dai saluti che sono obbligatori con chiunque si incontri per strada. Pensavo di trovare questa stessa accoglienza a volte quasi contadina, propria di un mondo rurale come la Tanzania.

 

Invece la teranga senegalese è differente, l'ospitalità è stata prendere in casa due Tubaab, due sconosciuti, nutrirli, rispondere a ogni capriccio, dargli un letto, alla fine chiamarli figli e fratelli. E' un'ospitalità che mi ha fatto piangere perché alla fine mi sono trovato e sentito come un figlio amato in una grande famiglia.

 

Sembra il solito discorso retorico sull'Africa (Oh, tutti buoni, accoglientissimi) io però me lo scrivo così quando me lo dimentico per i neuroni sbronzi, posso ricordarmi tutto.

 

 

La Sélection des élèves

 

Oggi sono andato con Younousse a fare il giro della Médina per conoscere altri ragazzi e le loro famiglie. Niente macchina fotografica perché non ho voglia di sentirmi allo zoo per soddisfare le voglie di buonismo di chi li chiama "poverini" quando li vede in foto e "delinquenti" quando gli deve affittare una casa. Mi sono così immerso nelle retrovia di questo magmatico quartiere, sopraffatto da odori di cibo, sapori di mille tè differenti. Ho conosciuto ragazzi e ragazze, gli ho stretto la mano e l'ho stretta alle loro famiglie.

 

La Médina ha preso un impegno per il suo futuro e io ho capito in che pazzo progetto ci siamo imbarcati!!!

 

Un vecchio oggi mi ha tenuto la mano per mezz'ora, mentre guardavamo i bambini azzuffarsi su un pallone in una strada bucata tra motori e rifiuti. Mi ha detto tante volte: "C'est très important, il faut les enlever de la route" mi ha sorriso e mi ha raccontato che forse ha 40 nipoti… Futuro!

 

 

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