TOUBA... il viaggio tanto desiderato
di Mame Diarra Bousso
Potrei tralasciare al viaggio successivo quasi
tutto.
La bellezza dei mercati, con il loro brulicare
incessante di gente, di commercianti... potrei tralasciare le isole, anche
se Gorée dà delle emozioni incredibili, di sofferenza ma allo stesso tempo
di solidarietà, di unione umana.
Potrei tralasciare al viaggio successivo Saint
Louis, che con la sua architettura franco-occidentale, ti lascia un po’
spiazzato... non capisci se sei in Senegal o sulle rive del Tamigi!
Potrei persino rinviare i miei
instancabili tour per mercati con mia madre Fatou,che a volte fatica a
starmi dietro... si sa, anche il "ritmo" delle camminate è abbastanza
diverso.
Ma c'è UNA COSA che non potrei e non
rimanderei per niente e nessuno al mondo!
TOUBA!!!! Nessuna parola scritta può
renderLe omaggio, nessuna immagine può rispecchiare la sua immensa
bellezza.
Ogni volta il percorso è lo stesso...
usciamo da Dakar, a Rufisque ci fermiamo a fare benzina e colazione, e poi
si parte... Il viaggio è un susseguirsi di paesaggi che tolgono il
fiato... le infinite radure di Baobab, con i loro frutti che pendono quasi
a voler toccare terra.
La terra rossa, che sembra circondare tutto ciò
che è visibile sino all'orizzonte.
E via... attraversando poi le foreste di palme
talmente alte che sembrano toccare il cielo... e in mezzo a queste foreste
si scorge qualche piccolo villaggio, fatto di pochissime capanne in paglia
e argilla, i cui abitanti spesso fanno parte della stessa famiglia.
E via... e mentre la macchina mangia i
chilometri, sempre sullo stesso e unico dritto stradone, la mente si
immerge in un viaggio dal quale è difficile fare ritorno. Gli occhi
scorgono, tra le piantagioni, qualche pastore che vaga con le sue pecore.
Vedo cavalli allo stato brado, ma di proprietà degli abitanti dei
villaggi, che brucano l'erba fresca sotto agli alberi... poi mi giro verso
l’altro finestrino e faccio in tempo a vedere un carretto tirato da un
asino, affaticato e assetato, ma ligio al suo dovere... e in quel momento
vorrei avere gli occhi come i cavalli, per non perdere lo scenario di
destra e di sinistra... per sentirmi completamente immersa in un mondo
straordinario, lontano anni luce da quello al quale sono abituata.
E via... mentre i chilometri che mi
separano da Touba diminuiscono, aumentano le presenze di piccoli villaggi.
Allora rallento, per non perdermi almeno qualche immagine. Non posso
fermarmi,perché la mia meta è Touba,ma in quei pochi secondi riesco a
marchiare a fuoco nella mia mente i mercatini quasi sul ciglio della
strada. Scorgere di qua quello dei tessuti, dove le donne si radunano e
sedute per terra chiacchierano, immerse in matasse di tessuti
coloratissimi... di là vedo un gruppo di uomini che si danno da fare per
sistemare al sole, su panni di cotone, arachidi, pesce secco e miglio e
angurie e arance... e vorrei in quel momento poter avere tutto il tempo
del mondo per scendere e passare del tempo con loro.
E via... mi dico che sarà per la prossima
volta. Caccio giù il magone che mi riempie gli occhi di lacrime, come
adesso, e prego Allah (s.a.) di non darmi ricchezze, danari e
sfarzosità... ma solo la possibilità di morire nella mia terra.
E via... via, via... mentre la macchina
mangia i chilometri di asfalto, logoro e usurato dal tempo, dalle piogge,
comincio a sentire il caldo torrido della terra d'Africa... quel caldo che
non ti fa dare i numeri come qui, perché più secco a volte ventilato... ma
un caldo implacabile. La strada che porta da Dakar a Touba è tutta sotto
il sole aperto... non ci sono viali alberati, non ci sono zone d'ombra...
NIENTE!! Ma in quel momento niente può distrarmi, quello che c'è in giro
basta per tenermi occupata.
Arriviamo a M'BACKE'... ed è una
rivelazione... paesino appena fuori Touba... un grandissimo andirivieni di
gente, di carretti, di macchine... chi urla di qua, chi chiama di là... le
donne ferme in mezzo alla strada con il loro passo flemmatico, gli uomini
indaffarati a scaricare chissà cosa dalle macchine... tutto sembra
scorrere senza tempo, senza fretta. Ci fermiamo a prendere da bere, si
fanno due chiacchiere con il Borom Boutique e si riparte. Oramai
siamo vicini e più la macchina avanza e più vorresti che facesse veloce...
perché gli ultimi chilometri, si sa, sono sempre i più lunghi.
E via... stiamo percorrendo da M'BACKE'
la strada che porta direttamente alla città di TOUBA.
Ad un certo punto,sulla mia sinistra LA
VEDO!!!!In quel preciso istante mi prende un pugno allo stomaco, non
respiro e sento l'aria pesantissima.
LEI è lì... sulla mia sinistra, e mentre
la macchina continua il suo incessante viaggio LA vedo avvicinarsi sempre
di più... è come se un brusio mi fischiasse nelle orecchie, sento la voce
di mio marito ovattata e lontana…distante.
Il bagliore del sole che si scaglia su di
LEI, riflette fino ad accecarmi... è come una perla nel deserto, la luce
che scaturisce da LEI ha qualcosa di divino, di celestiale...
Sollecito il ragazzo che guida ad affrettarsi,
non ce la faccio più... il dolore allo stomaco è diventato insopportabile
e l'agitazione mi fa dimenticare persino la presenza di un Gorgi
che aveva condiviso il viaggio con noi, in taxi, e della sua povera pecora
VIVA tristemente chiusa nel bagagliaio della macchina.
Entriamo a TOUBA. Nella piazza ci
fermiamo, per far scendere il Gorgi e la sua pecora, che con mia
grande rabbia noto che non sta nemmeno in piedi... questo rimarrà sempre
un lato che NON accetterò MAI di questa cultura… il disinteressamento per
gli animali... lascio stare i pensieri, guardo un po’ torva il Gorgi,
salutiamo e ripartiamo.
La MOSCHEA è il fulcro della città... è come se
tutto intorno prendesse energia da LEI, tutto le ruota intorno, tutto è ai
suoi piedi. Finalmente davanti all'entrata principale, scendiamo,
salutiamo il taxista, dandogli appuntamento a più tardi.
Io e mio marito, senza scarpe, vestiti con i
boubou e i capi coperti, ci accingiamo alle fontane per fare
l'abluzione.
Davanti alla cancellata, ci affianca un
dolcissimo ragazzino, che si rende disponibile per farci da guida (???)
noi accettiamo, non lo vogliamo come guida ma come compagno di preghiera.
Stiamo per entrare,un Gorgi ci blocca e chiede a mio marito se sono
musulmana... mio marito dice sì, è mia moglie ed è una talibé di
SERIGNE MODOU BOUSSO DIENG... il Gorgi ci fa le raccomandazioni del
caso: niente telecamere, macchine fotografiche ecc... gli facciamo un'addia
e ci avviamo nel corridoio che ci porta praticamente dentro la MOSCHEA.
E qui è piuttosto difficile descrivere le
emozioni, sono sensazioni che arrivano da dentro.
Era come se fossi quasi in stato catatonico.
Ovviamente me ne resi conto dopo, alla fine, durante il lungo viaggio di
ritorno.
TOUBA, la Moschea di TOUBA,ha in sé
qualcosa di indescrivibile a parole. Credo che sia un insieme di cose che
la rendono eccezionalmente unica. Il colore dei suoi marmi, le possenti
colonne che si stagliano nel riverbero accecante del sole, creando zone
d'ombra dove il fresco che mi circonda mi fa sentire in paradiso. Il
silenzio del luogo, interrotto solo dai talibé che recitano il
Corano e le Quaside di AHMADOU BAMBA, il fondatore della Città Santa,
padre di tutti i talibé.
E il cantilenio delle recitazioni fatte a voce
alta, il silenzio che regna in questo luogo, passare da una stanza fresca,
ombrosa e poi uscire sotto il sole cocente per andare in un'altra stanza
dove sono tumulati i vari discendenti di CHEICK AHMADOU BAMBA, mi butta in
uno stato di trance incredibile e io ebbra e felice di essere lì,
ringrazio Allah (s.a.) nelle mie preghiere e mi lascio trasportare.
Prima la tomba di CHEICK AHMADOU BAMBA, che
ALLAH (s.a.) si compiaccia di Lui, poi quelle dei suoi figli... e poi di
fronte alla porta della residenza di SERIGNE SALIOU M'BACKE', chiusa
ahimè, quel giorno ai talibé. Da lì alla biblioteca di Touba...
INCREDIBILE!!!! Incredibile quanto un uomo, UN SOLO UOMO, abbia potuto
scrivere... tocco con devozione e rispetto i SUOI libri, scritti in un
arabo coranico, paradisiaco.
Fuori mi siedo sui gradini e faccio due
chiacchiere con dei talibé. Alcuni di loro, in ginocchio, si
dondolano e recitano le Quaside di AHMADOU BAMBA, facendole sembrare come
il più sublime dei canti divini. Mi raccontano cose di AHMADOU BAMBA che
hanno dell'incredibile, cose che solo un uomo di Allah può aver compiuto.
E mi rendo conto che non è una leggenda, perché tutto ciò che mi circonda,
tutto ciò che vedo, che respiro in questo posto è stato fatto per SUO
volere, con il suo benestare. Suo figlio SERIGNE MOUSTAFA' M'BACKE'
cominciò i lavori ed altri continuarono, rendendo TOUBA un posto magico,
divino.
Saluto i miei fratelli, ma prima di
alzarmi prendono le mie mani e quelle di mio marito e ci donano una
preghiera. Con il cuore straripante di gioia e commozione, mi alzo e mi
dirigo verso l'uscita.
Adesso devo andare da CHEICK IBRA FALL e dalla
sua famiglia. Visitiamo tutto il cimitero dei BAYE FALL, le tombe dei vari
discendenti di IBRA FALL.
Guardo mio marito consapevole che è ora
di ritornare a Dakar. I nostri sguardi si perdono l'uno nell'altro,
consapevoli della fortuna che abbiamo ad essere lì insieme e all'unisono
nei nostri cuori chiediamo ad ALLAH (s.a.) di poterci ritornare presto, di
poter presto riprovare questo senso immenso di pace, di fratellanza e di
comunità che pervade il nostro spirito.
Ritroviamo il nostro paziente taxista,
accovacciato in machina, appisolato.
Saliamo in macchina in un silenzio colmo di
emozioni, e anche di tristezza.
Riprendiamo la strada che ci
immetterà, da lì a poco, nell'immenso stradone che ci porterà a Dakar. Mi
volto e LEI è lì, sulla mia destra, che piano piano si allontana, piano
piano diventa sempre più piccola.
Mio marito mi stringe la mano fortissimo
ed entrambi incolliamo il viso ai nostri finestrini. Io mi giro per
l'ultima volta, per l'ultimo sguardo, verso quell'opera voluta da ALLAH e
costruita dai suoi servi, in un comune accordo di pace, amore e
uguaglianza.
Mi sistemo sul sedile, senza
fare a meno di scorgere il viso pensieroso e gli occhi lucidi di mio
marito. In quel momento siamo una cosa sola, le emozioni le stesse, i
pensieri gli stessi.
Metto gli occhiali da sole, sforzo un
sorriso,e riprometto ad AHMADOU BAMBA ed a me stessa che non ci sarà
ritorno a casa mia in Senegal, senza un viaggio a TOUBA. LA CITTA' SANTA.
Dove anche il più piccolo respiro arriva direttamente nelle mani ad ALLAH
(s.a.).
La città islamica di Touba
Foto di Touba
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