Diario di un viaggio

di Giana (oggi Mame Diarra Seck)

 

 

Il mio primo racconto, è un diario di viaggio, il mio primo viaggio in Senegal, che ho volutamente lasciato in originale (cioè con tutti gli errori riguardo ai nomi dei posti o alle scritte in wolof) per non "alterarlo".

 

 

21-12-01

partenza …ansia, paura, voglia di abbracciare Laye

 

 

22-12-01

Verso Mbour

una strada dissestata che da Dakar porta al sud; è l’unica… e poi un susseguirsi di paesini che lungo questa strada “principale” allestiscono bancarelle e “boutique” (negozietti che vendono di tutto ….).

 

Mbour è grande, è bella, è diversa

Una strada e poi… casette, capanne e terra rossa. I colori, i profumi, tutto è diverso

 

Ore 11.00

siamo a Joal il paese dov’è nato Sengoor; Antoine, un ragazzo che abbiamo incontrato tra i pescatori vicino Fadiut, si è offerto di portarci a visitare la casa di Sengoor. La casa doveva essere molto bella; è grande e c’è un bel giardino. Stona un po’ con le costruzioni che le stanno attorno. Ma ha assunto anch’essa l’aria di decadenza che c’è un po’ in tutto, dentro ai paesi. In casa è stata allestita una mostra per ricordare Sengoor (che è morto da tre giorni e non si fa altro che parlare di lui e delle belle cose che ha fatto per il Senegal; c’è inoltre un grande dibattito su dove celebrare i funerali e dove seppellirlo Joal o Dakar?)

 

Dopo la visita alla casa, Antoine ci porta a vedere Fadiut il cimitero sull’acqua.

Qui al sud di Dakar siamo in territorio Sereer, e molti Sereer sono cattolici (come Sengoor). Il cimitero sull’acqua dove ci rechiamo a bordo di una piroga guidata da Francoice, è per metà mussulmano (la parte destra) e per metà cattolico (la parte sinistra).

 

E’ strano, si sente tranquillità, o comunque una sensazione diversa da quella che ho provato in altri cimiteri.

 

La luce è forte ed il bianco delle conchiglie con cui sono coperte le tombe abbaglia.

 

Di nuovo in viaggio

 

Dopo aver caricato in macchina due donne ed il bambino in fasce della più giovane (al massimo 15 anni) salutiamo Antoine e partiamo … verso Diefer.

 

La strada non c’è più, passiamo su un terriccio umido, è parte di mare senz’acqua e intorno niente, solo caldo e azzurro forte.

Per strada ci fermiamo a vedere il “baobab” più grande del Senegal.

E’ spettacolare. Un albero secolare enorme che porta con se tantissime storie e racconti animisti.

 

Ci sono dei ragazzi che si offrono di spiegarmi un po’ la storia del baobab e uno mi porta dentro. Incredibile sono dentro ad un albero e mi sembra una casa…

 

Continuiamo per la nostra strada, il paesaggio cambia c’è più verde; riprendiamo la strada asfaltata sempre più piena di buche.

 

Ore 15.00

Siamo a Diefer, il nostro posto …

ci dirigiamo verso il villaggio di pescatori.

 

E’ un altro mondo… forte odore di pesce… niente luce… niente acqua… tantissima gente che ci guarda… un mare splendido

 

Laye parla con una persona e un numero incredibile di bambini si avvicina a me. Sono bellissimi, tanti e i loro occhi chiedono…

 

Mi dicono “Toubab… toubab” e ridono e mi toccano e ballano e sono felicissimi quando offro loro delle caramelle.

 

Intanto Laye ha trovato il posto per dormire. Ci fermeremo qui fino al 25.

 

Due capanne adiacenti, sono bellissime, il tetto di paglia e all’interno è rivestito in stoffe Batik; un letto fatto in mattoni di terra con delle stuoie sopra. E’ semplicissima ma c’è tutto quello che mi serve.

 

 

23-12-01

ore 10.00

in spiaggia. sole meraviglioso, colazione con papaia (è buonissima!!!).

Cha strano è tutto così bello e triste. Bellezza e immondizia che si mescolano in maniera quasi equilibrata, non so come spiegarlo. Quello che stona davvero sono i resti di buste e bottiglie di plastica che ha portato l’Oceano chissà da dove …

 

Laye mi porta a fare un giro; tra i pescatori ne conosciamo uno che si ferma a chiacchierare con Laye; non so cosa dicono ma sono sorridenti e Laye è così felice (è la sua prima vacanza e mi sta facendo capire che è contento)

 

nelle cose che mi mostra, in come me le mostra è come se volesse farmi percepire ancora di più quello che è impossibile non notare: il paradiso e, subito, il degrado più assoluto.

 

Incontro bellissimo: un pellicano enorme che imponente fermo vicino alle capanne.

 

Dopo aver mangiato un ottimo cebu Jen ci riposiamo sulle amache.

 

ore 15.00

Il mio pellicano è venuto a trovarmi, è in acqua che pesca beato…

 

…e alla mia sinistra? non ci credo! un meraviglioso iguana che scappa immediatamente per colpa della mia occidentalissima fretta e agitazione nel volerlo fotografare.

 

Ma imparo dietro i consigli di Laye ad aspettare con pazienza “tanto fra un po’ viene fuori di nuovo …  perché sta cercando da mangiare…”  

Ed è proprio così. Dopo 10 minuti circa eccolo di nuovo imponente e lento nei movimenti ed io pronta, questa volta calma e silenziosa per il mio click.

 

 

24-12-01

Mattina splendida a prendere il sole, poi arriva una donna con delle cosine da vendere. Si ferma, compro qualcosa… è del villaggio dei pescatori e mi chiede se voglio fare le treccine, dice che con il mio viso strarebbero benissimo…

 

Ci accordiamo per il pomeriggio e intanto le faccio una foto.

 

Nella loro capanna in due mi fanno bella, mentre gli uomini prendono il tè e i bambini vengono a guardare “questa toubab che sta vicino a loro”!

 

Dopo cena festa a Palmarin un paese vicino, andiamo con una coppia del villaggio. Per strada al buio pesto, un momento di colori bellissimi che si fanno spazio nella notte. Sono gruppi di donne e uomini che, vestiti a festa, si recano alla messa di natale. Sono i Sereer cattolici… e, infatti, dopo qualche chilometro ecco la Chiesa, unica costruzione sulla strada buia illuminata dai colori sgargianti dei vestiti.

 

Arrivati al Palmarin i nostri amici ci portano in questa “discoteca”. In realtà è un centro realizzato dalla Croce Rossa, una stanza abbastanza grande, con la luce e addirittura una televisione (c’è un generatore di corrente talmente rumoroso che quasi copre il volume del televisore e poi della musica). Il posto è pieno di giovani che guardano la TV come fossero al cinema (Laye mi dice che quella che stanno vedendo è tipo una soap opera, una sorta di appuntamento serale…)

 

Finito lo spettacolo tutti sono impegnati a mettere via le sedie per far spazio alle danze. si prepara la consolle e il ricambio di gente è immediato. Arrivano ragazzi e ragazze un po’ più grandi … e la festa inizia con noi che ci coinvolgiamo immediatamente.

 

E’ l’ultima notte in questo paradiso sperduto… domani si parte.

 

 

25-12-01

Si ritorna verso Mbour. Arrivati in città ci fermiamo in un “ristorante” una stanza sporchissima dove ci sono due donne una in cucina e l’altra ai tavoli e un uomo che riscuote. Dopo aver mangiato un ottimo mafe, cerchiamo un posto per lavare la macchina che è davvero sporca di terra rossa.

 

Riprendiamo il nostro viaggio e dopo un po’ di strada siamo nella savana pura, una riserva naturale, uno spettacolo.

 

Serie difficoltà con la macchina per attraversare la foresta, ma lo spettacolo davanti a noi è talmente bello che andiamo avanti… e… incontriamo animali bellissimi, le tartarughe (per me è un sogno) e le giraffe e…

 

Siamo diretti a Toubab Dialao.

 

Appena arrivati Laye si ferma vicino ad una casa e mi dice di aspettare… è un paese abbastanza grande ma con le solite caratteristiche: tutto sterrato, con animali che girano tranquillamente, tanti bambini e gente per strada, tutti molto sorridenti e cordiali.

 

Laye ritorna dopo 5‘ con una persona; è Saliuf che diventerà il nostro compagno inseparabile. Laye gli ha chiesto se c’è qualcuno disposto ad affittarci due stanze o una casa e lui ci sta accompagnando. In pratica Laye casualmente ha trovato l’amico del figlio del sindaco (proprietario della casa dove stiamo andando).

 

Eccoci in una casa bellissima un po’ in alto rispetto al “centro” del paese con una vista spettacolare sul mare; qui troviamo Ussuman, il proprietario, un ragazzo con aria serissima e che inizialmente sembra quasi burbero, ma non lo è affatto!

 

Laye parla con lui e si accordano sul prezzo: abbiamo tutta la casa a disposizione, la moglie Magighen ci preparerà da mangiare il tutto per 5.000 franchi cfa al giorno (circa 15.000 lire)! che spettacolo!!!

 

La casa è davvero carina se non fosse per alcuni animaletti strani che ci hanno invaso… , ma Laye mi tranquillizza dicendo che sono assolutamente innocui ed io ho imparato a conviverci.

 

La moglie di Ussuman è una ragazza bellissima; quando è arrivata con la sua eleganza e poi quel fagottino legato in vita che trasporta sui fianchi la pargoletta Fatu: è stupenda è la loro bimba che ha appena un mese.

 

 

26-12-01

Mattino: dopo la colazione e dopo aver assistito al riempimento del serbatoio dell’acqua da parte di tre donne con fagottino alle spalle che hanno tirato l’acqua da un pozzo di 25 m di profondità e secchio dopo secchio hanno riempito il serbatoio, Saliuf ci porta in spiaggia.

 

L’oceano è meraviglioso nella sua imponenza, onde giganti in cui tuffarsi e dalle quali farsi travolgere. Il primo bagno è stato meraviglioso. Penso che resteremo qui almeno 5 giorni

 

Pomeriggio: lezioni di wolof. Secondo Saliuf se mi fermo qui per un po’ imparerò subito.

 

 

27-12-01

Come tutti i giorni qui, Saliuf è venuto a prenderci per andare a mare; in spiaggia: Saliuf mi prepara come al solito il posticino al sole, spiana la sabbia, da un lato fa il mucchietto per la testa, stende la stuoia e… fatto! è tutto pronto per me. Lui e laye vanno all’ombra a giocare a carte.

 

Bambini sulla spiaggia che giocano con un pallone sgonfio, uno si avvicina ed ho l’occasione di sfoggiare il mio primo wolof.

Si chiama Dauda e mi dice, dopo esserci presentati, che vuole la mia penna. Gli dico che non ne ho un’altra ma che domani gliela porto e, intanto scriviamo sulla sabbia le cose che non riusciamo a spiegarci a voce … è molto divertente.

 

Di pomeriggio in spiaggia c’è un gruppo che suona e balla, è bellissimo guardarli e va avanti fino al tramonto che dà a tutto un aria ancora più tribale.

 

Ogni sera qui a Toubab Dialau ci fermiamo a chiacchierare fino a tardi con il nostro gruppo di amici, non c’è niente altro da fare, ma è piacevole godersi il fresco della sera dopo una giornata di caldo (e pensare che qui è inverno!)

Penso che ci fermeremo qui fino a capodanno.

 

 

28-12-01

Le giornate sono sempre scandite dal muezzin il richiamo alla preghiera mussulmana.

Il primo è alla mattina presto. Stamattina mi ha svegliato, così decido di alzarmi per godermi l’alba che è naturalmente stupenda. Ma il sole oggi non è forte e decidiamo di non andare in spiaggia.

 

Ci polleggiamo un po’ con Saliuf e poi facciamo un giro per i vicoli del paese.

I bambini mi prendono in giro (qui sono più abituati a vedere dei toubab) e le donne mi salutano chiamandomi madame. In un vicolo un’anziana signora mi ferma e mi dice che sono molto bella e che ho delle belle treccine.

 

La incontro il giorno dopo mentre vado in spiaggia, mi chiama dicendo “ecco la mia madame” mi prende le mani e mi dice qualcosa che non comprendo poi mi fa un segno sulla testa e mi sorride.

 

 

29-12-01

Oggi fa caldissimo (tang na) il mio wolof progredisce, in spiaggia non si riesce a stare. Passo tutta la mattina in acqua e dopo un ottimo yassa jen ci godiamo il fresco del nostro giardino.

 

 

30-12-01

In spiaggia: l’infinito, la sabbia brillante, uno spettacolo davanti a me: uno yogi senegalese che pratica a riva.

Mai vista una cosa così bella (lolu rafett na).

 

L’energia che sprigiona è incredibile, fa astanga yoga, mai visto farlo a questi livelli.

 

Toubab Dialau, un paese meraviglioso dove la bellezza è tutto.

 

Qui le donne non sono mai con gli uomini, loro parlano all’ombra, bevendo tè o lavorano; le donne stanno con i bimbi, vendono al mercato, vanno a prendere l’acqua o lavano i panni.

 

Il sarto amico dei padroni di casa mi ha cucito un vestito ed una borsa, stamattina è venuto a portarmeli. Li ho misurati e mi hanno fatto i complimenti ed hanno voluto fare una foto con la promessa che la spedirò loro dall’Italia.

 

 

31-12-01

L’ultimo dell’anno, sono in Africa, in Senegal, a Toubab Dialau, sono felice.

 

Adesso a mare, felice di vivere questa esperienza, felice di aver conosciuto questa gente, felice di essere qui.

 

 

01-01-02

Primo giorno dell’anno, ultimo a Toubab Dialau. Stiamo tutto il giorno con Saliuf, anche Moammed (il sarto) è venuto a salutarci. Giornata tranquilla a casa, in giardino a parlare in wolof, a dirsi le ultime cose, a parte il folklore di un gruppo Sereer che gira per le case suonando in maniera divina e chiedendo un piccolo compenso.

Hanno suonato per me e gli ho fatto una foto.

 

 

02-01-02

Si parte alle 7 di mattina. Saliuf è con noi, passiamo a casa di sua madre e suo padre in un paese vicino.

Il papà è un marabutto (con qualche traccia di animismo). Una personcina piccolissima ma dal cuore grande. Ha preparato un miscuglio per Laye ed ha fatto delle preghiere anche per me.

 

Si parte di nuovo verso Touba (la città santa) passando per Chies dove lasciamo Saliuf (non lo dimenticherò mai)

 

Riprende il nostro viaggio, Laye mi indica la direzione per andare a casa della sua mamma, Dalama.

 

Siamo a Diurbel e stiamo passando vicino alla prima Moschea fatta nel 1895 da Selin Touba; lui è morto qui a Diurbel e poi lo hanno portato a Touba.

 

Siamo a Makbawal a 7 Km da Touba.

Eccoci a Touba

 

Eccoci a Touba – è grande e piena di gente, ora al mercato dove Laye è andato a cambiare gli ultimi franchi che ci sono rimasti (600).

 

Un sacco di gente, un sacco di bellissimi colori, una grande tranquillità. Qui non c’è polizia, sono i Marabutti che hanno il controllo di tutto; la gente è sorridente.

Da qui riesco già a vedere l’imponente e bellissima Moschea.

 

Nella Moschea: tolte le scarpe, messo il velo, ma non posso entrare proprio all’interno perché non sono musulmana. Riesco comunque a vedere qualcosa. E’ enorme e bellissima, tanti bambini e vecchi che chiedono soldi, vecchi e donne che mi dicono qualcosa che non capisco.

 

Dopo un giro ripartiamo; destinazione San Louis. Strada dritta con il nulla intorno. Ogni tanto un villaggio e poi campi di arachidi e donne e uomini che lavorano.

I Peul che portano fuori i loro animali e poi ancora niente. Pochi alberi e terra arancione intorno a me.

 

Incontriamo carovane di famiglie Peul che si spostano in precari traini colmi di roba donne e bambini. Vanno verso Touba per vendere latte e animali che sono in carovana con loro: pecore, capre e mucche dalle corna lunghissime. Ritorneranno dal loro viaggio quando pioverà.

 

Siamo più o meno a 120 km da San Louis. Laye mi indica verso destra si va per casa di Samba (Giarna Warac); a 20 Km da Luga.

 

Abbiamo appena lasciato Luga, un grande paese con mercati coloratissimi.

Prendiamo la strada per San Louis; è già diverso qui.

Si comincia a vedere la terra del deserto, ci avviciniamo sempre più alla Mauritania.

 

Ore 14.00

Arrivo a San Louis. Una città grande attraversata dal fiume Senegal che la divide in due. Il collegamento è il grande ponte di ferro “Federba” o una cosa del genere! Al di là del ponte le case dei colonialisti, di qua la città decadente. Case e baracche insieme, è chiarissimo chi ha e chi non ha, ma la cosa più strana è che è tutto mescolato (si possono vedere case bellissime affiancate da vere e proprie baracche di latta). Bimbi bellissimi sulla riva del fiume che giocano nudi nell’acqua sporchissima, bambine che lavano delle grosse pentole e dei vestiti. Al di là del fiume riesco a vedere il nulla del deserto. Verso sera posso sentire anche il vento del deserto diversissimo da quello che viene dal mare (San Louis una città piena di contrasti)

 

Via da San Louis, non siamo riusciti a trovare un albergo economico e qui non è come nei villaggi!

Andiamo a Rofisk e domani mattina al lago rosa.

 

Rofisk: cena con kebab, poi Laye decide che sarà meglio per noi (visto che ci sono rimasti pochissimi franchi) andare a Pikin (una delle periferie più povere di Dakar) dal suo “figlioccio” Musà.

 

Ecco che conosco due persone che sono cresciute insieme a Laye, Musà e Tafà, due fratelli, come li chiama lui (ma loro lo chiamano père).

 

Passiamo la serata in un locale a chiacchierare con Musà. Laye è contento.

A casa: finalmente riesco a lavarmi, una donna ha riempito per me un recipiente di acqua e lo ha portato dietro una porticina facendomi strada. Dietro la porta c’è una sorta di cabina doccia al centro un buco dove scorre l’acqua ( a fianco c’è l’altra porta con la cabina WC, al centro il buco dove scorre ….)

siamo nella loro stanza (dove vivono in due) a chiacchierare, mi fanno vedere delle vecchie foto di Laye e Dauda (Brigiodè). Finalmente a letto, è stata una giornata lunghissima. Mi hanno ceduto il loro letto, loro dormiranno con delle stuoie a terra.

 

 

02-01-02

Al Lago Rosa

Niag, villaggio vicino al lago.

Niagorab: un po’ prima, accompagniamo una ragazza leb (che è più chiara di me come dice Laye)

 

Eccoci al Lago Rosa: un paradiso, i colori sono incredibili. Il bianco del sale a riva, il rosa intenso dell’acqua, il verde fortissimo delle palme e l’azzurro del cielo (un vortice di colori).

 

Quintali di sale sulla riva. Un uomo ci spiega che ci lavorano circa 2000 persone tra donne e uomini, ci fa vedere gli attrezzi che usano per ricavare il sale. Abbiamo fatto diversi incontri, giovani artisti che realizzano quadri bellissimi con la sabbia che qui è meravigliosa …

 

 

04-01-02

Gorè

 

Un’isola stupenda, un paradiso lungo 100m e largo 300, niente macchine, un mare splendido e delle bellissime case rosse. Mercatini e ragazzi che suonano jambè.

 

Abbiamo trovato Pap con un gruppo di bolognesi. Per fortuna ci hanno invitati a mangiare con loro un buonissimo cebu jen.

 

Visita alla casa degli schiavi (qualcosa di sconvolgente e che mi è impossibile descrivere); poi al museo e ancora in giro per tutta l’isola.

 

 

05-01-02

Ultimo giorno

Giro a Dakar, è incredibile la differenza tra il centro e la periferia, una netta distinzione tra ricchezza e povertà. Alla stazione un mercato del Mali (profumi e colori bellissimi). La periferia: macchine persone animali che si mescolano voci rumori e odori che ti assalgono un caldo soffocante e la musica che si sente sempre e dovunque, e i sorrisi i mercati e poi bimbi vestiti di straccetti che ti chiedono…….

 

Dal fratello di Laye: conosco una quindicina tra nipoti e fratelli di Laye. Tutti sono molto contenti di conoscermi. Bevo un ottimo fresco ginger.

 

La tristezza di lasciare questo posto è grandissima. Giornata allucinante.

 

All’aeroporto

 

Ore 24.00

Sono appena salita in aereo e non sono neanche riuscita a salutare per bene Laye e gli altri che mi hanno accompagnata.

 

Spero di riuscire a rilassarmi … strana sensazione …

 

Ora decollo: 00.50 (più di un’ora di ritardo)

 

Vedo Dakar che si allontana, sembra che qualcuno mi sta strappando con forza qualcosa dallo stomaco.

 

Ore 7.00 arrivo a Parigi; come previsto ho perso la coincidenza. Il prossimo per Bologna è alle 11.00. Che strano vedere tutti questi Toubab…mi manca già tutto.

 

 

Quello che ho provato?

Mi sentivo a casa, le sensazioni erano di tranquillità e di felicità. Mi sono sentita bene accolta. Mi hanno trasmesso una gioia che non sentivo da tempo …

 

I luoghi? sono dei paradisi

La gente? … fratelli ospitali

Le donne? Bellissime, sinuose, forti ed eleganti

I colori? stupendi

 

I bimbi? Occhi enormi che chiedono….

 

Non dimenticherò mai,

tutto questo sarà sempre in me…

 

 

 

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