|
La mia prima volta in Senegal è stato tre anni fa. Dai primi anni di Università ho cominciato ad insegnare come volontaria italiano a gruppi di Senegalesi e, contemporaneamente, a collaborare con un’associazione di Pavia: “Comitato Pavia – Senegal” che svolge micro progetti di cooperazione insieme all’ACRA di Milano in Casamance: progetti di tipo agricolo, di formazione professionale, artistici.
Da Pavia ho sempre seguito le iniziative culturali organizzate in città per sensibilizzare o raccogliere fondi, sognando di poter andare prima o poi a visitare questi progetti. Finalmente dopo la laurea con una tesi in Storia del cinema senegalese, sono partita per il Senegal. Ma non sono stata in Casamance, ma nella regione di Thies, dove un collaboratore senegalese del Pavia – Senegal, Modou Gueye, con la sua associazione Sunugal, aveva iniziato un progetto nel suo villaggio: la creazione di un centro con possibilità di ospitare turisti, attività artistiche o di formazione. E così, insieme ad un gruppo di artisti modenesi, ho trascorso un mese a Beude.
Che ho fatto in un mese? Niente di speciale, ho semplicemente trascorso le mie giornate con gli abitanti di Beude, secondo i loro ritmi, o meglio quelli delle donne, dato che quasi tutti i maschi adulti del villaggio lavorano in Italia: quindi cucinando la mattina, bevendo il tè e chiacchierando tra una treccia e l’altra il pomeriggio, ascoltando canti e storie la sera. Non tutti parlavano francese, anzi, in pochi, ma tra un gesto e qualche traduzione qua e là, la comunicazione si è instaurata. Intanto tra noi toubab e con alcuni rappresentanti della comunità rurale discutevamo su come impostare le attività, i progetti futuri…
Così l’anno dopo sono tornata a Beude, perché grazie ad un agronomo era partito un progetto che vedeva coinvolti alcune studentesse di una scuola superiore di agraria venute a Beude per fare uno studio sul suolo e sulle possibilità dell’agricoltura nella regione. Quindi sono stata per un po’ a Beude, ma ho anche fatto un po’ di vita di città (e di mare) a Guedjaway, quartiere periferico di Dakar, con la famiglia del mio amico Modou e i suoi amici, con qualche puntatine in ville.
Per esempio, conosciute le attività di Yaakaar alla Fiera del Commercio Equo di Milano, volevo assolutamente trovarla a Dakar, così sono andata alla ricerca dei suoi laboratori nel quartiere della Medina. Ho così incontrato gli artisti dei quadri di sabbia che ci hanno mostrato con entusiasmo il loro laboratorio. Purtroppo non sono riuscita a visitare i laboratori di batik. E niente Casamance anche questa volta, per problemi organizzativi con l’ACRA.
Ma la terza volta in Senegal, finalmente ho messo piede in Casamance, turista responsabile tra Dakar a Koubanao, mitico villaggio, cuore delle attività del Comitato, di cui avevo tanto sentito parlare e più volte visto in immagini, passando per le località principali della lussureggiante Casamance. Prima di rientrare sono riuscita anche a visitare N‘Dem, villaggio artigianale nella regione del Djourbel, che produce manufatti per la rete del commercio equo. Ho passato una piacevole giornata con i suoi abitanti, chi impegnato a tingere tessuti, chi a lavorare il cuoio, chi ad intrecciare cesti, conquistata dalla loro cordialità e dai colori dei loro lavori.
Questi i miei primi tre viaggi in Senegal… i primi di una lunga serie, spero! |
Per commentare questa pagina nel forum:
![]()
© InSenegal.org 2002-2004