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Nel febbraio del 2003, ho avuto la possibilità di trascorrere un mese in Senegal, a Dakar, grazie ad una persona, ora a me molto cara, che svolge attività di volontariato presso la onlus “unaltromondo”. Irene, questo il suo nome, ha accettato che partissi insieme a lei, in uno dei suoi viaggi che periodicamente intraprende per seguire da vicino i progetti di appoggio della onlus.
Durante il mio soggiorno ho avuto modo di sperimentare proprio quella rete relazionale che funge da ordinatrice sociale, lavorando con un giovane artista senegalese, grazie al quale ho anche visitato gli atelliers del “Vilages des Arts” nel quartiere di Yoff. Questo ragazzo di nome Cheikh, ma in arte Chico, mi ha aperto la sua casa, mi ha offerto i suoi colori, i pennelli, le tele…
Quando non seguivo Irene nelle sue attività, bussavo alla porta di Chico, e in silenzio, senza bisogno di tante parole, ognuno portava avanti il proprio lavoro, io affascinata dall’uso che lui faceva dei colori, impastati con diversi materiali, e lui stupito dal mio modo di vedere ed interpretare quelle forme a lui tanto famigliari.
Ogni volta che tornavo c’era sempre qualche amico che, incuriosito dalle voci di quartiere, veniva a dare un’occhiata, e la casa di Chico si riempiva di quel silenzio carico di parole non dette, che non è necessario pronunciare, e che solo in Africa ho udito. Al momento di salutarci ci siamo scambiati un dipinto, entrambi felici e reciprocamente riconoscenti di quell’incontro.
La casa di Chico non è l’unica nella quale mi sono sentita come nella mia, molte persone che porto nel cuore, e che ogni giorno ringrazio di aver conosciuto, mi hanno accolta, nell’accezione più ampia del termine. Tra i ricordi più intensi: la signora del mercato dell’Ecole Dior, Joseph e il ceebu jén di Maimouna, la serata di Sabar a Gewel con Ahbdullay, il Tamxarit a casa di Maimouna, Lamin e tutti i maestri della piccola scuola di Ben Barak……e tanti altri nomi, ad ognuno sono grata per ciò che ho ricevuto e che hanno voluto donarmi.
Oggi ho la certezza del ritorno, perché mi sento parte di quella rete di relazioni di cui ho letto sui libri e di cui ho anche avuto conferma. L’ultimo giorno a Dakar andai a salutare la signora del mercato che mi domandò se sarei tornata in Senegal. Le risposi che lo avrei fatto il prima possibile, allora lei mi disse.”Pregherò per te, perché tu possa tornare”. Incha Allah!
Questo è uno dei dipinti realizzati durante il mio viaggio, ed è anche quello che ho lasciato a Chico:
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