C’è un angolo di
paradiso terrestre che si chiama Ngazobil, sulla sponda africana
dell’Oceano Atlantico. Si trova in Senegal, vicino a Joal, nei luoghi
d’infanzia del poeta Senghor.
Si esce da Dakar per quei pochi chilometri di “autostrada” che collegano
la città, posta sulla punta d’una stretta penisola, al resto del Paese.
Lungo quella strada gli incidenti non si contano, soprattutto presso i
quartieri popolari di Pikine e Guediawaye. Specialmente verso la fine di
giugno, quando le prime piogge rendono viscido l’asfalto e difficile la
guida, per veicoli che da mesi hanno dimenticato i tergicristalli.
Dopo una trentina di chilometri, si giunge in vista della città di
Rufisque e si passa alle spalle del quartiere Diokoul. Una ventina
d’anni fa venivo qui quasi tutti i giorni: ero impegnato con gli
abitanti in lavori di autocostruzione, per consolidare la spiaggia
contro l’erosione delle correnti. Dopo Diokoul, la strada principale
sfiora appena l’antico scalo coloniale, fatto d’isolati quadrati, ormai
quasi in abbandono. Si vedono i resti dei moli in legno del vecchio
porto, popolati soltanto da stormi di gabbiani. Si attraversa il
quartiere di sud-est, dove abitava Fat Seck, una grande veggente
guaritrice, famosa nel circondario; si passa presso il cementificio, che
imbianca di polveri le spiagge, l’aria e le campagne e corrode i polmoni
della gente. Più oltre, ha inizio il grande bosco di baobab, meraviglia
della natura.
Dicono che i baobab identifichino le antiche piste degli elefanti, i
quali ne vanno ghiotti e contribuiscono, con i loro escrementi, a
diffonderne i semi. Una sorta di “simbiosi tra giganti”, del mondo
animale e di quello vegetale. In tutta l’Africa occidentale, dove ormai
gli elefanti sono conosciuti solo in fotografia, i loro tragitti d’un
tempo sono ancora riconoscibili perché segnati da una scia di baobab,
piante sacre dal tronco cavo, sepolcri di griots. Il griot è il cantore
dell’Africa nera, uomo “di casta”, che ricorda e celebra i fasti e le
tragedie; quando conclude la propria vita, viene sepolto all’interno del
grande albero sacro...
continua
Racconto premiato dalla Giuria come
miglior racconto avente come tema il mare,
all’11° Concorso internazionale del
racconto “il Prione” (La Spezia),
e pubblicato nella Selezione 2003 “I
racconti del Prione”, ed. Giacché, La Spezia, 2003, pp. 63-69