Tamarindo

Italiano: Tamarindo
Botanico (Latino): Tamarindus indica L.

Francese: Tamarin
Wolof: Daqqar, dakhar, daxar
Pulaar: Djabbé, diammi
Sereer: Kared, kara, isob, icob, inénéf, sob
Joola: Budabar, badahar
Mandinka: Timbimb

Specie: Ceasalpiniaceae

Pianta originaria del Madagascar e dell’Africa orientale, è molto diffusa in tuta l’Africa semi arida, in India e in molti paesi tropicali. In Senegal, è presente soprattutto nelle zone sudano-saheliane e sudaniane.

Il tamarindo è un sempreverde dal caratteristico fusto ramificato fin dalla base, alto da 12 a 25 m, con un fogliame molto folto che non lascia filtrare i raggi solari, tanto che al suo piede non crescono altre piante. Può vivere molto a lungo.

Le foglie sono alterne, composte da 7 a 12 paia di foglioline, di colore verde chiaro, simili a quelle della robinia. I fiori sono giallo-arancio, speso striati o maculati di rosso porpora.

I frutti sono baccelli penduli spessi e lunghi, leggermente ricurvi, gibbosi a livello dei semi, lunghi da 5 a 15 cm, di colore bruno. I semi, da 4 a 7 per ogni baccello, sono inseriti in una polpa giallastra o bruna frammista a fibre, dal sapore acido ma gradevole.

In Africa occidentale se ne trovano due varietà: la prima dalla polpa dura e di colore beige, la seconda più polposa e scura, bruna con frutti leggermente più lunghi.

Il frutto del tamarindo è ricco di zuccheri, proteine, pectine, e di acidi organici (citrico, tartarico, malico). E’ utilizzato come ingrediente acidificante in molti piatti, bevande, marmellate…

Il tegumento dei grani viene utilizzato nell’industria tessile, per tingere o per la conciatura del cuoio.

E’ un lassativo conosciuto dalla medicina moderna, secondo la tradizione popolare ha funzione lassativa, purgativa, diuretica, cicatrizzante, antipiretica e antiparassitaria.

Le tamarindo è considerato un albero sacro, utilizzato dai guaritori wolof per la preparazione di medicine tradizionali.